I dati di fine anno raccontano cambiamenti concreti nelle abitudini quotidiane delle famiglie coinvolte. Sono le piccole rivoluzioni domestiche che precedono quelle più grandi: l’acqua al posto delle bibite, lo zucchero che cala, l’etichetta nutrizionale letta prima di mettere un prodotto nel carrello.
Ma il dato più significativo riguarda l’uscita dalla povertà: circa il 60% delle persone coinvolte trova lavoro o riprende un percorso di formazione, soglia che a Milano supera il 70%.
I fondi raccolti nell’edizione 2025 di Ristoranti Contro la Fame non si fermano in Italia. Hanno sostenuto programmi in cinque Paesi, ciascuno con bisogni specifici e strumenti diversi, costruiti insieme ai team e ai partner locali.
In Centrafrica, in particolare, il dato più eloquente non è quantitativo: è la conferma che la fame, in un contesto di conflitto, non si misura solo in calorie. In Kenya, le donne che prima percorrevano fino a dodici chilometri a piedi per riempire una tanica d’acqua oggi impiegano pochi minuti. Sono cambiamenti che ridisegnano una giornata, e con essa il futuro di una comunità.
L’edizione 2025 di Ristoranti Contro la Fame ha potuto contare sui tre partner principali — Ferrari Trento, FIPE-Confcommercio e METRO Italia — e su una rete più ampia: Surgiva, Michelin Italia, TheFork, Radio Deejay, Radio Capital, Ambasciatori del Gusto, Chic, Gastronomika, Honor Consulting, Le Soste, International Pizza Academy, Restworld, Teritoria, TavoleDoc, Unione Brand Ristorazione Italiana (UBRI) e Zucchetti.