Dentro il romanzo storico: con Emanuela Fontana alla scoperta de Le bambine di Roma | Libri Mondadori

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Può un romanzo storico ambientato nell'Antica Roma restituire la voce a chi non l'ha mai avuta?

È per rispondere a questa domanda che è iniziata l'avventura di Emanuela Fontana nel dar vita a Le bambine di Roma, in cui immagina l'amicizia nata tra due due ragazzine molto speciali, regalandoci un romanzo storico appassionante come L'amica geniale di Elena Ferrante, ma ambientato nella Roma di Augusto. Una vicenda capace di sfidare il potere e attraversare i due mondi — Occidente e Oriente — di cui le protagoniste sono figlie.

Da un lato, infatti, c'è Giulia, figlia unica di Ottaviano Augusto, cresciuta nella domus del Palatino mentre il padre costruiva il suo potere. Dall'altro c'è Selene, figlia di Marco Antonio e Cleopatra, gli sconfitti da Augusto, portata a Roma dopo la battaglia di Azio e la morte dei genitori come bottino di guerra. Aveva circa undici anni — uno più di Giulia — e secondo le fonti storiche consultate dall'autrice abitò a lungo nella stessa casa di Giulia, in quella Roma splendida e ambigua che attraversava la sua età dell'oro, celebrata dai poeti e dalla propaganda, ma percorsa da intrighi, congiure e tensioni sotterranee. Intorno alle due bambine si muovono figure storiche reali come Agrippa, Mecenate, Marcello, e i poeti che cantavano una pace costruita sulla guerra.

Emanuela Fontana — insegnante, giornalista e guida escursionistica, già autrice del fortunatissimo La correttrice — ha scritto questo romanzo storico tra le strade di Roma e l'isola di Ventotene, camminando sui luoghi stessi in cui la storia si è consumata. Il risultato è una narrazione coninvolgente, che restituisce la voce a chi non l'ha mai avuta: le donne, i bambini, i vinti. Uno sguardo nuovo sull'alba dell'impero, di cui ci ha parlato lei stessa.

Colmando con l'immaginazione i vuoti della storia: Emanuela Fontana racconta come è nato Le bambine di Roma


Questa storia è stata scritta tra Roma e Ventotene. Spesso sotto il cielo: nei fori Imperiali, sul Palatino, a piazza San Pietro, davanti al mausoleo di Augusto e accanto alla villa di Giulia sull’isola, in particolare quando soffiava il vento ed era notte.

Il punto di partenza è stato proprio l’esilio di Giulia, unica figlia di Augusto, relegata a Pandataria dal padre, accusata di aver avuto molti, troppi amanti, e forse di aver congiurato contro di lui. Studiando le fonti classiche ho capito che quella donna allontanata dalla sua Roma aveva vissuto un’infanzia in una casa piena di bambini, mentre il padre costruiva il suo potere. Ma soprattutto ho realizzato che tra quei bambini della domus di Ottaviano ce n’erano due diversi da tutti perché prigionieri di guerra, i figli di Antonio e Cleopatra: Alexandros Helios e Cleopatra Selene.

Quando fu portata da Ottaviano a Roma dopo la battaglia di Azio e la morte dei genitori, Selene aveva circa undici anni, uno più di Giulia, e le fonti dicono che abitò a lungo nella domus del Palatino. Non sappiamo che tipo di rapporto abbiano avuto Giulia e Selene, ma sono vissute nella stessa casa per molti anni, con Iullo e con tutti i personaggi del romanzo. La storia di quest’incontro tra le figlie dei più grandi nemici dell’epoca, avvenuto durante una pace nata sulla guerra, mi ha condotta per mano in una Roma eccezionalmente interessante e moderna, nel pieno della sua età dell’oro, dove la parola pace continuava a restare ambigua.

Ho cercato di mantenere il più possibile intatta la cornice storica dei grandi eventi: lo scontro tra Ottaviano e Antonio e le sue conseguenze; il rinnovamento di Roma; la voce dei poeti e della propaganda; le ansie di Ottaviano – divenuto Augusto – per la mancanza di un successore; gli attriti tra Agrippa e Marcello; la congiura di Murena e Cepione; la morte di Marcello; la carestia del 22 a.C.; le difficoltà di Mecenate.

Molti aneddoti su Ottaviano ci sono raccontati da Svetonio, fonte imprescindibile con Cassio Dione e Plutarco. Naturalmente per buona parte ho dovuto colmare con l’immaginazione vuoti infiniti, ed estrarre dalla pietra i personaggi che volevo raccontare.

Spero di essere riuscita a restituire qualcosa di quello che era il mio intento: mostrare uno sguardo infantile e poi giovane sul potere, le ambizioni e la guerra, e una Roma vista dagli occhi degli sconfitti, delle donne, dei bambini.

Emanuela Fontana

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Redazione Libri Mondadori