La Corte costituzionale respinge i ricorsi sul DL 36/2025. Servono regole certe
06/05/2026 Sindacato.
Roma, 06 maggio 2025 - La Corte costituzionale ha respinto le principali questioni di legittimit� sollevate contro il decreto-legge 36/2025, convertito nella legge 74/2025, che ha introdotto una stretta significativa sulla trasmissione automatica della cittadinanza italiana per discendenza.
Con la sentenza n. 63, depositata il 30 aprile, i giudici costituzionali hanno confermato l�impianto della riforma, ritenendo legittima la scelta del legislatore di porre un limite alla trasmissione indefinita della cittadinanza iure sanguinis per i nati all�estero in possesso di un�altra cittadinanza.
La decisione della Consulta rappresenta un passaggio destinato ad incidere profondamente sul dibattito politico e sociale attorno ai temi dell�identit� nazionale, dell�integrazione e dei diritti di cittadinanza, in un Paese che continua a confrontarsi con il calo demografico, il bisogno di nuova forza lavoro e l�evoluzione multiculturale della societ� italiana.
La norma contestata introduce nella legge sulla cittadinanza del 1992 il nuovo articolo 3-bis, stabilendo che non � considerato cittadino italiano chi � nato all�estero ed � in possesso di un�altra cittadinanza, salvo alcune eccezioni precise.
Restano infatti tutelate: le domande presentate entro il 27 marzo 2025; le situazioni in cui un genitore o un nonno possieda esclusivamente la cittadinanza italiana; i casi in cui un genitore abbia vissuto stabilmente in Italia per almeno due anni prima della nascita o dell�adozione del figlio.
Secondo la Corte, non si tratta di una �revoca� della cittadinanza, ma della definizione di nuovi criteri per il suo acquisto originario.
Nel motivare la decisione, la Corte costituzionale richiama il principio di �effettivit�� della cittadinanza, sostenendo che il popolo non possa essere considerato soltanto una comunit� astratta fondata sulla discendenza genealogica, ma debba poggiare anche su vincoli concreti e reali con lo Stato.
Per i giudici, dunque, il legislatore ha operato un bilanciamento �non irragionevole� tra l�esigenza di evitare una trasmissione illimitata della cittadinanza e la tutela dell�affidamento delle persone coinvolte.
La Consulta ha inoltre escluso violazioni del diritto europeo, precisando che la giurisprudenza della Corte di giustizia UE richiamata dal Tribunale di Torino riguarda casi di perdita di una cittadinanza gi� riconosciuta, situazione diversa rispetto alla disciplina introdotta dal decreto italiano.
Respinte anche le censure basate sulla Dichiarazione universale dei diritti dell�uomo e sulla Convenzione europea dei diritti dell�uomo.
La pronuncia della Corte arriva in una fase particolarmente delicata per il Paese. Da un lato l�Italia continua a perdere popolazione attiva e giovani lavoratori; dall�altro cresce la presenza di cittadini stranieri stabilmente inseriti nel tessuto economico e sociale.
Per la UIL il tema della cittadinanza non pu� essere affrontato solo in termini burocratici o identitari, ma deve essere inserito dentro una pi� ampia strategia di inclusione sociale, diritti e partecipazione.
Occorre evitare sia le rigidit� ideologiche sia le semplificazioni propagandistiche. Da una parte � comprensibile l�esigenza di garantire un legame autentico con il Paese; dall�altra non si pu� ignorare il contributo concreto che milioni di lavoratrici e lavoratori stranieri assicurano ogni giorno all�economia italiana, ai servizi, all�assistenza e alla tenuta del welfare.
Scarica la sentenza n.63 della Consulta