“Un’ Europa più forte, più competitiva, più coesa, più attenta alle differenze territoriali e capace di valorizzare le istituzioni rappresentative regionali soprattutto le Assemblee legislative. Solo il coinvolgimento tempestivo strutturato e sostanziale dei Consigli regionali consentirà di tradurre le priorità europee del 2026 in politiche efficaci, sostenibili, democraticamente fondate e vicine ai cittadini, alle imprese e alle comunità dei territori italiani”.
Il rafforzamento del ruolo delle Assemblee legislative regionali in Europa soprattutto nella fase di formazione degli atti normativi e delle politiche europee è stato il tema al centro dell’audizione del Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini che questo pomeriggio è stato sentito dalla Commissione XIV (Politiche dell’Unione europea) della Camera dei deputati sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2026, intitolato “È ora che l’Europa si renda indipendente”, e sulla Relazione programmatica del Governo sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nell’anno 2026.
Il Presidente è intervenuto in rappresentanza della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, nell’ambito della quale gli è stato recentemente conferito l’incarico di Coordinatore del Gruppo di lavoro Affari Europei.
“E’ necessaria maggiore partecipazione delle Assemblee legislative regionali – ha detto il Presidente – alla fase di formazione degli atti normativi e delle politiche europee. Solo così – ha sottolineato – la legislazione europea sarà fondata su una conoscenza effettiva delle esigenze dei territori, delle filiere produttive, delle comunità locali e delle amministrazioni chiamate ad attuare concretamente molte delle decisioni assunte a livello europeo”.
Comandini ha rimarcato la necessità di rafforzare il coordinamento nazionale delle politiche europee attraverso la previsione di procedure stabili, tempestive e verificabili, in grado di consentire alle Assemblee legislative regionali di esprimere contributi effettivi prima che le posizioni negoziali siano già consolidate.
Il Presidente si è soffermato anche sulle priorità europee per il 2026 – competitività, autonomia strategica, difesa, sicurezza, energia, digitale, industria, mercato unico, transizione verde, allargamento e, in particolare, nuovo Quadro finanziario pluriennale – osservando come le stesse incidano direttamente sulle competenze regionali, sui sistemi produttivi locali, sui servizi pubblici, sulle infrastrutture, sulla coesione sociale e territoriale. In particolare, in merito alla competitività ha sottolineato l’esigenza che le relative politiche siano costruite in raccordo con le strategie regionali di sviluppo, con le specializzazioni produttive dei territori e con le strategie di specializzazione intelligente.
Sulla natura strategica della Politica agricola comune e della Politica di Coesione, il Presidente ha sostenuto che tali pilastri non debbano essere oggetto di ridimensionamenti o definanziamenti e che le nuove priorità europee non possano essere finanziate comprimendo agricoltura, sviluppo rurale e coesione. In quest’ottica, ha evidenziato come la proposta della Commissione di istituire un Fondo unico sia giudicata una soluzione non percorribile, in quanto rischierebbe di innescare una competizione inefficiente tra politiche settoriali e ambiti territoriali.
Ha sostenuto, dunque, la necessità di difendere la centralità di PAC e coesione nel negoziato sul nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e di prevedere garanzie vincolanti su capitoli regionali obbligatori, dotazioni certe, governance multilivello, ruolo gestionale delle Regioni e trasparenza dei criteri di riparto. Le Assemblee legislative regionali richiamano in particolare il proprio ruolo di indirizzo, controllo e valutazione nella programmazione e nell’attuazione delle politiche finanziate dai fondi europei.
Tra i temi trattati anche automotive, ETS, strumenti di decarbonizzazione, energia e transizione verde, politiche migratorie. Il Presidente Comandini ha osservato come anche semplificazione, digitale, sanità, politiche sociali, sicurezza e allargamento debbano essere letti in chiave territoriale:
“Semplificare – ha affermato – non deve significare accentrare, ma eliminare duplicazioni, digitalizzare procedure, rafforzare capacità amministrativa regionale e locale. La transizione digitale deve ridurre i divari nelle aree interne, montane, rurali e insulari. Le politiche sanitarie e sociali devono valorizzare sistemi regionali, medicina territoriale, prevenzione, non autosufficienza e formazione dei professionisti. La sicurezza, infine, va intesa in senso ampio: difesa, protezione civile, cybersicurezza, energia, emergenze sanitarie e rischi climatici”.