C’è un momento preciso in cui una missione smette di essere solo una dichiarazione d’intenti e si trasforma in una porta che si apre.
È passato un anno da quando Fondazione Carolina apriva a Milano le porte del Centro Re.Te., uno spazio fisico, nel cuore di Milano, a pochi passi dalla stazione Centrale, dedicato alle fragilità e ai nuovi bisogni di ragazzi e preadolescenti. Un disagio che, oggi, nasce e si alimenta nel rapporto complesso tra minori e nuove tecnologie, dando luogo a fenomeni quali dipendenza digitale, violenza online, ma anche ritiro sociale e abbandono scolastico.
Un malessere che investe non solo i ragazzi, ma anche le loro famiglie. Questo servizio gratuito, garantito da un’equipe professionale in rete con il territorio, non nasce come semplice risposta ai fenomeni che investono le nuove generazioni, ma come il compimento di un proposito nel nome di Carolina Picchio: fare in modo che nessun ragazzo debba più sentirsi solo davanti alla sofferenza, anche nella sfera digitale.
Il primo report di attività traccia il bilancio di un modello innovativo che integra terapia ed educazione per rispondere alle nuove forme di disagio giovanile.
Il bilancio del primo anno
Nel primo anno di attività, il Centro ha accolto 55 giovani e preadolescenti e i dati raccolti confermano l’urgenza di un presidio specializzato:
- Oltre il 90% dei ragazzi seguiti presenta un rapporto problematico o di dipendenza dal digitale.
- L’80% vive condizioni di ansia, sintomi depressivi o isolamento sociale.
- Circa il 30% è in una condizione di ritiro o a rischio di abbandono scolastico.
- E il 10% vive una situazione di ritiro sociale totale (hikikomori)
Nonostante la complessità di questi quadri clinici, l’approccio del Centro ha mostrato un’efficacia straordinaria: nel 70% dei casi si è attivato con successo un percorso di supporto concreto, con un netto miglioramento delle condizioni iniziali già dopo i primi 6-7 mesi di trattamento.
Oltre i numeri: storie di coraggio invisibile
I nostri numeri parlano di 55 giovani e preadolescenti accolti, ma le cifre non possono raccontare tutto. Non raccontano del braccialetto intrecciato da una ragazza che per mesi non ha guardato nessuno negli occhi e che oggi torna al Centro senza i suoi inseparabili peluche.
Non raccontano la fatica di una sedicenne paralizzata davanti ai cancelli di scuola da un’ansia che nessun voto può misurare, o il sogno di una quattordicenne che vuole diventare game designer mentre combatte ogni giorno per trovare un motivo per alzarsi dal letto. Queste storie ci ricordano che dietro ogni dato c’è una persona e un mondo che ha bisogno, prima di tutto, di essere ascoltato.
“L’educazione che cura”: un modello unico
Il successo del Centro Re.Te. risiede nel suo “ecosistema terapeutico“. A differenza dei servizi standardizzati, qui psicologia ed educazione lavorano insieme: ogni gesto educativo (come tornare a scuola o fare volontariato) è un atto terapeutico, e ogni colloquio clinico ha l’obiettivo di restituire ai ragazzi un linguaggio per abitare il mondo.
“Il Centro non applica solo protocolli: costruisce percorsi adattandoli al tempo di ciascuno“, spiega Ivano Zoppi, Segretario Generale di Fondazione Carolina. Un lavoro che coinvolge attivamente anche le famiglie attraverso gruppi di supporto mensili, perché quando un ragazzo sta male, è l’intero nucleo familiare ad aver bisogno di ascolto.
Il Centro Re.Te. nasce da una convinzione maturata in venticinque anni di esperienza: non esiste cura senza relazione. Abbiamo scelto un modello che integra psicologia e educazione come dimensioni inscindibili, intervenendo in quella “zona grigia” dove il malessere viene spesso banalizzato.
Guardando al futuro
Il primo compleanno del Centro Re.Te. non è un punto di arrivo, ma una nuova partenza. La Fondazione è già al lavoro per due grandi obiettivi:
- Diffusione nazionale: trasferire l’approccio Re.Te. su tutto il territorio attraverso collaborazioni con enti locali e servizi sanitari.
- Una nuova apertura: nel corso del 2026, sarà individuata una seconda struttura nel Centro Italia, per rispondere alla crescente domanda di supporto che arriva dalle famiglie di quelle regioni.
“Questo report si accompagna con una promessa: proseguire con la stessa ispirazione con cui è nata la Fondazione”, conclude Ivano Zoppi. Perché ogni volta che un ragazzo trova qualcuno disposto a restare accanto a lui, la speranza si rinnova.
Scarica il report completo per approfondire il modello, i risultati e le esperienze del Centro Re.Te.
Condividi l'articolo di Fondazione Carolina