‘ATHOS FACCINCANI. QUANDO LALUCE ABITA I SOGNI’ – Museo MIIT

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Museo MIIT Museo Internazionale Italia Arte                                      

“ATHOS FACCINCANI. Quando la luce abita i sogni”

INAUGURAZIONE: Sabato 23 Maggio, dalle ore 18.00

MUSEO MIIT – TORINO, CORSO CAIROLI 4

Dal 23 Maggio al 7 Giugno 2026

Orario: da martedì a domenica 10:00-13:00 e 16:00-20:00 (lunedì 1° giugno aperto)

Curatore: Dr. Gianluigi Bettoni

Info: Tel. +39 334 6658612 – 011.8129776 – 334.3135903 – www.museomiit.it

info@athosfaccincani.it

Il Museo MIIT di Torino è lieto e onorato di presentare la mostra personale ‘Athos Faccincani. Quando la luce abita  i sogni’.

Dal 23 Maggio al 7 Giugno, con inaugurazione sabato 23 Maggio, dalle ore 18.00, sarà possibile ammirare un’ampia selezione di opere del Maestro che, come recita il titolo della mostra, ha saputo coniugare sogno e realtà con un alfabeto pittorico intriso di luci e colori vibranti. Un’arte gioiosa, ma intensa di significati ed emozioni, di immediata lettura, ma intimamente profonda, in quanto sempre puro riflesso dello spirito e dell’anima del maestro.

Tra le opere in mostra, anche alcuni dipinti dedicati a Torino, come ‘L’incanto dell’amore’, splendida e vitale rappresentazione di una città in piena fioritura nel giardino roccioso del Parco del Valentino, tra torrentelli, giochi d’acqua e gli ormai famosissimi ‘lampioni innamorati’ che si abbracciano vicini ad una romantica panchina. Uno dei luoghi simboli della città viene reinterpretato dal maestro con il suo consueto sguardo poetico, con quell’amore e quella passione per la luce e il colore che sempre caratterizza ogni suo lavoro.

‘Nel silenzio, passeggiare verso la Mole’ racconta un altro angolo della città, osservata quasi in disparte da uno scorcio dei Giardini reali, nel silenzio della natura rigogliosa che sembra abitare e invadere tutto lo spazio urbano. Questa è, sicuramente, una delle caratteristiche principali dell’arte di Faccincani: il saper osservare gli spazi abitati dall’uomo da una prospettiva differente, spesso inaspettata, sempre incentrata sulla valorizzazione della bellezza della natura. Nei toni e nei cromatismi accesi di uno spazio inondato dalla luce e dal riverbero del sole, Faccincani sorprende con i contrasti decisi, i chiaroscuri intensi e profondi, anche metafora dei sentimenti dell’artista al cospetto di una realtà che sa essere sorprendente. Il cosiddetto ‘bello di natura’, tanto caro alla pittura ottocentesca non solo italiana, che vedeva nella raffigurazione del vero e del paesaggio il soggetto principale con cui esprimere i sentimenti e le emozioni dell’Essere, assume, in Faccincani, visione e connotazione nuove, contemporanee, dirette.

Athos Faccincani è quindi un maestro indiscusso dei nostri tempi, originale e personale in ogni sua interpretazione del mondo, maestro anche di vita, se così possiamo definirlo, in quanto capace di mutare col tempo, di osservare e regalarci gli aspetti migliori, i momenti più belli, la visione più onirica, interiore e candida dell’esistenza.  

Guido Folco

BIOGRAFIA

Athos Faccincani nasce a Peschiera del Garda il 29 Gennaio 1951. Già da bambino dedica molte ore al disegno e alla pittura, ma deve fare molta attenzione e farlo di nascosto, in cantina, perché la madre è profondamente contraria alla pratica di tutto ciò che si possa considerare artistico. Per fare i compiti e studiare si alza alle quattro del mattino, perché il pomeriggio, segretamente e all’oscuro dei suoi genitori, è consacrato all’arte: fa il piccolo di bottega di artisti quali Guidi, Seibezzi, Novati; maestri che non gli insegnano solo le varie tecniche pittoriche, ma gli trasmettono anche il coraggio di portare avanti le proprie passioni e a credere nel proprio talento. È affiancando loro che Athos capisce che l’arte non può che essere parte integrante della sua vita, e che vuole diventare un pittore.

Dopo il diploma Athos comincia a dedicarsi alla pittura a tempo pieno, i suoi lavori giovanili di stile espressionista ritraggono spesso personaggi cupi e piegati dal peso della sofferenza. Per approfondire lo studio della figura egli entra nel mondo delle carceri, degli emarginati e negli ospedali psichiatrici. Athos riesce a far propria la sofferenza altrui e a trasmetterla sulla tela.

Alla fine degli anni ‘70 Athos affronta il lavoro più importante della sua precoce carriera: gli viene commissionata una mostra sulla Resistenza; le sue Personali ricevono la visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, colpito dalla forza dei sentimenti che i dipinti di Athos gli trasmettono e complimentandosi per aver rappresentato la guerra senza aver preso posizione, se non quella di un uomo dalla sensibilità straordinaria, lo nomina Cavaliere della Repubblica.

Dopo un periodo di crisi interiore dovuto al suo approccio empatico con i mali del mondo (per quasi un anno non si avvicinerà più ad un cavalletto) Faccincani trasforma la sua pittura, eliminando i colori cupi dalla sua tavolozza, ritrovando così la gioia di vivere e dipingere, questa volta con gli occhi di un bambino. Predilige i paesaggi che gli permettono di porre l’attenzione sulla natura che rappresenta generosa e lussureggiante. Vi è un mutamento radicale anche nello stile che diviene di chiara derivazione impressionista, utilizza i colori puri e accesi per ripetersi in ogni quadro con le stesse linee guida: la luce, il sole alto, il racconto semplice. Con la sua pittura Athos ha stregato pubblico e critica, i suoi lavori son finiti sia nelle case di star Hollywoodiane che nelle case di chi deve attingere ai risparmi per potersi permettere un Faccincani. Ha esposto, oltre che nei posti più belli d’Italia, a Londra, Vienna, Parigi, Chicago, New York, Zurigo, Madrid, San Francisco, Los Angeles, Amburgo, Monaco, Tokyo, Montecarlo, Sofia, Hong Kong e Singapore. Innumerevoli anche i premi dei quali è stato insignito durante la sua quarantennale carriera, fra gli ultimi a Roma, come Personalità Europea, ad Ischia il premio Ischia Friends ed a Napoli il premio Albatros. Recentemente ha ricevuto il premio Leone d’Argento alla Carriera nell’ambito del Narnia Festival.

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Guido Folco