Electrolux: un’emergenza che nette a nudo la crisi del nostro sistema industriale.

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Comunicato Stampa

Dichiarazione del Segretario generale FIM CISL Ferdinando Uliano

 e del Segretario Nazionale FIM CISL Massimiliano Nobis

Electrolux: un’emergenza che nette a nudo la crisi del nostro sistema industriale.

Servono investimenti e risolvere i nodi strutturali prima che sia troppo tardi

La situazione del settore degli elettrodomestici in Italia è estremamente delicata, segnata da una profonda ristrutturazione industriale che sta colpendo da anni i grandi gruppi storici. Da un lato il mercato mantiene un valore significativo (oltre 9 miliardi di dollari) a fronte però di un calo delle vendite, il mercato Europeo scende da 90 milioni di pezzi del 2020 agli 83milioni del 2025.  La produzione nazionale subisce anche la concorrenza asiatica e l’aumento dei costi.

Il piano di ristrutturazione annunciato da Electrolux – che prevede la chiusura definitiva dello stabilimento di Cerreto d’Esi e un drastico ridimensionamento dei livelli occupazionali nelle altre unità produttive italiane — è solo l’ultimo segnale in ordine di tempo. Una situazione sempre più critica, che fa i conti con la crisi profonda che sta colpendo uno dei settori più importanti del comparto metalmeccanico nazionale. I circa 1.700 esuberi annunciati ieri dalla multinazionale svedese ammontano a circa il 40% dell’attuale forza lavoro: ciò non è accettabile, in primo luogo perché la multinazionale non ci ha ancora fornito un piano industriale rispetto ai carichi produttivi dei singoli stabilimenti, né tantomeno garanzie sul mantenimento occupazionale e sullo sviluppo di nuovi prodotti. Dal 2022 vi è già stata una riduzione dell’organico di circa 1.500 dipendenti.

Per noi, il sito di Cerreto d’Esi deve mantenere una missione produttiva che dia continuità occupazionale a 170 lavoratori. Questa vertenza rappresenta l’ennesima emergenza industriale e sociale che mette in pericolo la tenuta dell’intero sistema produttivo del Paese. Settori strategici come la siderurgia, l’elettrodomestico e l’automotive rischiano oggi una paralisi strutturale se non sostenuti da una politica industriale organica e lungimirante da parte del Governo.

È fondamentale — lo diciamo come FIM da tempo — che l’Esecutivo intervenga con misure strutturali necessarie all’intera industria italiana, in grado di agire sulle principali leve della competitività: dal contenimento dei costi energetici alla semplificazione burocratica, a politiche di reshoring della componentistica e dei semilavorati, fino al potenziamento delle infrastrutture e alla creazione di fondi dedicati al rilancio industriale, anche attraverso strumenti straordinari che superino i vincoli del Patto di stabilità europeo.

Per quanto riguarda il “settore del bianco”, è necessaria la costituzione di un tavolo permanente per affrontare le criticità strutturali del comparto: il costo dell’energia è superiore del 45% rispetto alla Cina e quello dell’acciaio del 31%. Interventi, questi ultimi, che dovrebbero avere un respiro europeo, visto che tutta l’Europa sta scontando la crisi del settore. Sarebbe auspicabile anche un’azione comune dei grandi gruppi come Bosch, Beko, Miele ed Electrolux presso le istituzioni europee per ottenere provvedimenti capaci di limitare l’invasione nei mercati continentali da parte dei gruppi asiatici, che ad oggi rappresentano il 50% delle vendite europee.

Per la FIM, senza una svolta politica decisa che rimetta al centro il lavoro e l’industria, l’Italia rischia un ridimensionamento produttivo dai costi sociali insostenibili, con conseguenze gravi per il benessere e la stabilità economica dell’intera collettività nazionale.

Quadro aggiornato dei principali attori e dei loro siti produttivi:

1. Electrolux

La multinazionale svedese ha recentemente comunicato l’11 maggio 2026 un piano di riorganizzazione drastico che coinvolge circa 1.700 esuberi (quasi il 40% della forza lavoro totale in Italia).

  • Cerreto d’Esi (AN): Chiusura definitiva. Lo stabilimento produce cappe.
  • Forlì: Il polo della cottura subisce forti tagli, tra cui la produzione dei piani cottura a gas
  • Solaro (MI): Sito specializzato in lavastoviglie
  • Porcia (PN) e Susegana (TV): Rimangono i poli del lavaggio e del freddo, ma con annunci di riduzione della gamma dei prodotti e a Porcia la dismissione delle Lava-Asciugatrici ritenute dalla stessa azienda strategiche per il settore del lavaggio.

In tutti gli stabilimenti è stato annunciato il taglio del doppio turno di lavorazione.

2. Beko Europe (ex Whirlpool)

Dopo la fusione tra le attività europee di Whirlpool e la turca Arçelik, il gruppo ha attuato una forte ristrutturazione nel 2025. La forza occupazionale è passata dalle 4.300 unità a 3.000 unità.

  • Siena: Lo stabilimento cessa attività nel 28 novembre 2025 , dopo 58 anni di produzione.  Fim Fiom Uilm si sono mobilitati per la reindustrializzazione del sito. Ad oggi non vi è una proposta industriale concreta  che permetta di mantenere  la vocazione produttiva del sito  per almeno 300 occupati.
  • Melano (An), Comunanza (AP), Fabriano, Carinaro (CE) e Cassinetta di Biandronno (VA): restano siti strategici rispettivamente per i paini cottura, il lavaggio., centri di ricerca e qualità, logistica e frigoriferi e cottura, ma la produzione risente del calo della domanda europea.

3. Haier Europe (Candy / Hoover)

La strategia del gruppo cinese è focalizzata sulla trasformazione dei siti storici da produzione pura a hub di servizi. Attualmente la forza occupazionale è di 900 dipendenti.

  • Brugherio (MB): Lo storico stabilimento Candy ha cessato la produzione di lavatrici a fine giugno 2025 per essere riconvertito nel Service Hub europeo di Haier (logistica e ricambi).
  • La produzione massiva è stata spostata prevalentemente in Romania.

4. Il polo dell’Eccellenza (PMI e Premium)

Contrariamente ai grandi gruppi generalisti, tengono meglio le aziende focalizzate su design e alta gamma:

  • Smeg (Guastalla, RE): Mantiene una forte impronta produttiva italiana, puntando sull’export e sull’estetica “Made in Italy”.
  • Elica (Fabriano, AN): Leader nelle cappe aspiranti, sta diversificando verso i piani cottura aspiranti per difendere i margini.

Sintesi della Situazione Industriale

AziendaStato PrincipaleFocus Produttivo Superstite
ElectroluxIn forte ridimensionamentoCottura (Forlì), Freddo (Susegana), Lavaggio (Porcia), lavastoviglie (Solaro), Cappe (Cerreto d’Esi)
Beko EuropeRiorganizzazione post-fusioneFreddo e Cottura (Cassinetta-Va), Pinai Cottura (Melano-Fabriano), Lavaggio (Comunanza-AP), logistica (Carinaro -CE), centri ricerca e qualità (Fabriano)
Haier (Candy)Riconversione terziariaLogistica e Hub Ricambi (Brugherio)

In sintesi: L’Italia sta passando da essere la “fabbrica d’Europa” per gli elettrodomestici a un ruolo più specializzato (fascia alta) o logistico. In questi ultimi anni sono calati i volumi di vendita delle fasce medie di gamma a scapito del basso di gamma, dove i produttori asiatici detengono alte quote di mercato. I crescenti costi dell’energia, delle materie prime e dell’approvvigionamento di materiale penalizzano i produttori europei. Nel 2025 gli elettrodomestici extra-europei presenti sugli scafali degli store hanno raggiunto la storica soglia del 50%.

Roma, 12 maggio 2026                                                                         Ufficio Stampa FIM CISL Nazionale

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