Rapporto annuale. La situazione del Paese 2026 | Istat - Format Research

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21 maggio 2026

Rapporto annuale. La situazione del Paese 2026: economia, società e trasformazioni (*)

L’Istat ha presentato il Rapporto annuale 2026 sulla situazione del Paese, dedicato all’evoluzione economica, sociale e demografica dell’Italia. Il documento analizza i principali cambiamenti che hanno interessato il sistema produttivo, il mercato del lavoro, la struttura della popolazione, le famiglie, il capitale umano e la sostenibilità ambientale.

Economia mondiale e crescita italiana

Nel 2025 l’economia mondiale è cresciuta del 3,4%, sostenuta soprattutto dai servizi e dai settori tecnologici. Gli Stati Uniti hanno registrato una crescita del 2,1%, la Cina del 5% e l’area euro dell’1,4%. In Europa, la Spagna ha mostrato la dinamica più sostenuta (+2,8%), mentre la Germania si è fermata allo 0,2%.

In Italia il Pil è aumentato dello 0,5%, dopo lo 0,8% del 2024. La crescita è stata sostenuta principalmente dai consumi delle famiglie e dalla ripresa degli investimenti, mentre il contributo della domanda estera è risultato negativo a causa di un aumento delle importazioni superiore a quello delle esportazioni. Le prospettive per il 2026 restano condizionate dalle tensioni geopolitiche e dall’aumento dei prezzi energetici.

Industria, servizi ed export

Nel 2025 l’industria italiana ha registrato un lieve aumento del valore aggiunto (+0,3%), mentre il manifatturiero è rimasto in flessione (-0,3%). Le costruzioni hanno continuato a crescere (+2,4%) grazie alle opere pubbliche collegate al PNRR, mentre i servizi hanno mostrato un’espansione contenuta (+0,3%).

Le esportazioni italiane hanno invece evidenziato una buona tenuta, crescendo del 3,3% in valore. Rispetto al 2019 le vendite all’estero sono aumentate del 34%, una dinamica superiore a quella di Francia e Germania. Il saldo commerciale ha superato i 50 miliardi di euro, sostenuto soprattutto dai macchinari e dal tessile-abbigliamento.

Occupazione, salari e inflazione

L’occupazione ha continuato a crescere anche nel 2025 (+0,8%), con un tasso di occupazione salito al 62,5%. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1% nella media annua e al 5,2% nel marzo 2026. Persistono però forti differenze territoriali e di genere.

L’inflazione media italiana nel 2025 si è attestata all’1,6%, sotto la media dell’area euro. Tuttavia, nel 2026 le tensioni energetiche hanno riportato i prezzi in accelerazione, con l’inflazione salita al 2,8% ad aprile e i prezzi dell’energia aumentati del 9,3%.

Le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, consentendo un recupero parziale del potere d’acquisto. Nonostante questo, rispetto al 2019 resta ancora una perdita reale dell’8,6%.

Finanza pubblica e produttività

Nel 2025 il deficit italiano è sceso al 3,1% del Pil, mentre il rapporto debito/Pil è rimasto elevato al 137,1%, secondo solo a quello della Grecia nell’area euro. La pressione fiscale è salita al 43,1% del Pil, sostenuta dall’aumento delle entrate Iva, Ires e contributive.

Il Rapporto evidenzia inoltre la persistente debolezza della produttività italiana. Tra il 2015 e il 2025 la produttività del lavoro è cresciuta in media solo dello 0,2% annuo. Gli investimenti in ricerca, sviluppo e digitalizzazione mostrano segnali di recupero, ma il peso degli investimenti innovativi resta inferiore ai livelli precedenti al 2020.

Ambiente e transizione ecologica

Nel 2024 l’Italia ha registrato una riduzione dei consumi energetici (-0,5%) e delle emissioni di gas climalteranti (-2,8%) nonostante la crescita economica. La produzione elettrica da fonti rinnovabili ha raggiunto quasi il 50% del totale nazionale.

Il Rapporto sottolinea però anche gli effetti dei cambiamenti climatici. Tra il 2000 e il 2024 nelle principali città italiane sono stati censiti 188 eventi alluvionali, mentre sono aumentate le ondate di calore e le notti tropicali. Milano, Genova e Roma risultano tra le città maggiormente esposte.

Popolazione, natalità e migrazioni

La popolazione italiana continua a diminuire: si è passati dai 60,2 milioni di residenti del 2016 ai 58,9 milioni del 2026. Il saldo naturale resta fortemente negativo, compensato soltanto dall’immigrazione.

L’età media della popolazione ha raggiunto i 47,1 anni e gli over 65 rappresentano ormai il 25,1% dei residenti. Le nascite sono scese a 355 mila nel 2025, con un numero medio di figli per donna pari a 1,14, tra i livelli più bassi in Europa.

Prosegue inoltre il fenomeno dell’emigrazione qualificata: nel 2024 il saldo tra espatri e rientri dei giovani laureati italiani tra 25 e 34 anni è risultato negativo per circa 21 mila unità.

Famiglie e trasformazioni sociali

Le famiglie italiane sono sempre più piccole. Nel biennio 2024-2025 le famiglie unipersonali hanno raggiunto il 37,1% del totale, mentre le coppie con figli sono scese al 28,4%.

Aumentano i figli unici e si riducono le reti familiari tradizionali. Cresce anche il numero di persone che vivono sole nelle età centrali della vita, spesso a seguito di separazioni o divorzi.

Lavoro, giovani e disuguaglianze

Il mercato del lavoro continua a mostrare forti squilibri. Il tasso di occupazione femminile resta molto inferiore a quello maschile e il Mezzogiorno continua a presentare livelli occupazionali significativamente più bassi rispetto al Nord.

Tra i giovani, il tasso di occupazione rimane inferiore alla media europea e il fenomeno dei NEET coinvolge ancora il 13,3% dei 15-29enni. Persistono inoltre situazioni di sovraistruzione: quasi un quarto dei laureati tra 25 e 34 anni svolge professioni a media o bassa qualificazione.

Povertà e salute

Nel 2025 quasi 11 milioni di persone risultano a rischio povertà. La povertà assoluta coinvolge 5,7 milioni di individui, con incidenze molto elevate tra le famiglie straniere e quelle numerose con figli minori.

Il Rapporto evidenzia anche forti disuguaglianze sanitarie e territoriali. Le persone con livelli di istruzione più bassi presentano condizioni di salute peggiori e una speranza di vita inferiore rispetto ai laureati. Le Aree Interne mostrano maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari e livelli più elevati di mortalità evitabile.

Istruzione, competenze e capitale sociale

La spesa pubblica per l’istruzione è cresciuta, ma resta inferiore alla media europea in rapporto al Pil. Solo il 31,6% dei giovani tra 25 e 34 anni possiede un titolo terziario, contro il 44,1% della media UE.

Permangono criticità negli apprendimenti scolastici: il 36% degli studenti dell’ultimo anno delle superiori presenta competenze insufficienti in italiano e matematica.

Sul piano sociale, il Rapporto registra un calo della partecipazione politica e associativa, ma una crescita delle reti di aiuto informale e del volontariato. Cresce anche il ruolo del lavoro di cura, che coinvolge oltre 4 milioni di persone, soprattutto donne.

Digitale, intelligenza artificiale e qualità della vita

Nel 2025 poco più della metà degli italiani tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali almeno di base, con forti divari territoriali. Solo il 19,9% utilizza strumenti di intelligenza artificiale, contro il 32,7% della media europea.

L’uso dei social media è ormai quasi universale, soprattutto tra i giovani. Il Rapporto segnala però anche fenomeni di utilizzo problematico, in particolare tra adolescenti e giovani donne.

Nel complesso, il Rapporto Istat 2026 descrive un Paese attraversato da profonde trasformazioni economiche, demografiche e sociali, caratterizzato da una crescita moderata, da persistenti squilibri territoriali e generazionali e da un progressivo cambiamento della struttura della popolazione, del lavoro e delle relazioni sociali.

(*) nostra sintesi
Rapporto annuale. La situazione del Paese 2026 (Immagine F Ascani con AI ChatGpt)
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