Nell’ambito del progetto TUI Field to Fork Puglia, promosso da Slow Food con il supporto della TUI Care Foundation, i mitilicoltori avranno a disposizione una nuova barca per il pescaturismo e saranno formati per offrire nuove esperienze turistiche
Possono le cozze finire sui libri di storia? Quelle nere allevate a Taranto, in Puglia, ci sono a pieno titolo. La storia che le lega alla città pugliese, infatti, è lunghissima: affonda le radici nell’epoca tardo romana e a cinque secoli fa – al 1525 – risalgono i primi documenti nei quali sono citate. In tutti questi anni Taranto e le sue cozze nere, allevate in uno specchio d’acqua chiamato Mar Piccolo e tutelate da un Presidio Slow Food che prevede procedure sostenibili che garantiscono qualità, tracciabilità e tutela dell’ecosistema naturale, ne hanno viste tante: da ultimo lo sviluppo dell’industria siderurgica, che nel ventunesimo secolo ha reso la città pugliese tristemente famosa per questioni ambientali, economiche e sociali.
La cozza nera di Taranto ha sfidato e sconfitto i pregiudizi sulla salubrità del prodotto, perché «le acque in cui lavoriamo sono tra le più pulite d’Italia e lo certificano i tanti controlli a cui vengono sottoposte» assicura Luciano Carriero, presidente della Cooperativa Mitilicoltori tarantina e referente del Presidio Slow Food. «Parliamo di un’oasi naturale straordinaria dove proliferano non solo le cozze ma delfini, tartarughe, cavallucci marini e molti altri organismi marini», – prosegue –. «Ma, negli ultimi tempi, noi mitilicoltori di Taranto ci troviamo a dover fare i conti con un altro problema: la concorrenza delle cozze che vengono allevate in modo industriale in altri Paesi del Mediterraneo e vendute a prezzi molto più bassi delle nostre, a cifre che per noi sono insostenibili». A questo si aggiunge il fatto che, malgrado i progressi fatti anche grazie al riconoscimento come Presidio Slow Food, sul mercato la cozza nera tarantina non è ancora così conosciuta come merita.
I circa venti mitilicoltori tarantini che aderiscono al Presidio si trovano in una condizione difficile:
«Per molti di noi, la produzione della cozza rappresenta l’unica fonte di reddito, oltretutto minacciata anche dagli effetti della crisi climatica che negli ultimi anni ha provocato la riduzione della raccolta, e in alcuni casi l’ha azzerata del tutto» aggiunge Carriero.
Trovare nuovi canali di vendita e nuove fonti di reddito è indispensabile: «In questo senso il progetto “TUI Field to Fork Puglia”, promosso da Slow Food con il supporto della TUI Care Foundation con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio agroalimentare e culturale della nostra zona, può darci una grossa mano» assicura Carriero. Durante i due anni di progetto, i mitilicoltori di Taranto seguiranno un percorso formativo che ha un duplice scopo: da un lato, fornire loro competenze per riprendere la coltivazione delle ostriche, antica tradizione da alcuni decenni ormai scomparsa e che potrebbe rappresentare un nuovo sbocco commerciale ad alto valore; dall’altro, dar loro gli strumenti per organizzare esperienze turistiche finalizzate a far conoscere le attività legate al mondo dell’allevamento delle cozze e delle ostriche.
Tra queste, le gite in barca: proprio per favorire l’avvio di attività turistiche verrà acquistata un’imbarcazione sulla quale portare le persone interessate. La barca, che verrà costruita nel cantiere Quintano di Taranto che pratica lavorazioni artigianali tradizionali, verrà utilizzata in maniera condivisa dai mitilicoltori del Presidio Slow Food. «Si tratta – conclude Carriero – di un’opportunità preziosa per far avvicinare nuovi potenziali clienti al nostro lavoro, e al tempo stesso di un potente strumento di educazione alimentare. Cosa c’è di meglio di vedere coi propri occhi da dove arrivano i nostri prelibati frutti di mare?».
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