Hanane, 17 anni e un bambino che non ha scelto di avere | INTERSOS

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La drammatica storia di Hanane, profuga di 17 anni nel campo di Daguessa con un figlio neonato, riflette l’emergenza dimenticata al confine tra Sudan e Ciad. La guerra sudanese ha costretto milioni di persone alla fuga, tra cui quasi un milione di rifugiati e centinaia di migliaia di rimpatriati ciadiani. In questo contesto di estrema vulnerabilità, l’86% di chi scappa è composto da donne e bambini, spesso soli e profondamente traumatizzati. L’intervento umanitario di INTERSOS nei campi di Zabout e Daguessa diventa così un presidio importante per restituire dignità e diritti a chi rischia di essere dimenticato.

Mi chiamo Hanane, ho 17 anni e vengo da Nyala. Un tempo vivevo con la mia famiglia, poi la guerra si è portata via tutto: prima è morto mio padre, poi mia madre. Insieme ai miei tre fratelli siamo fuggiti verso il Ciad per salvarci. All’inizio, per riuscire a rimediare un pasto, siamo stati costretti a lavorare nei villaggi; poi ci hanno assegnato una tenda e ci siamo stabiliti qui. Oggi siamo rimasti solo in due: io e il mio fratellino Mousa che, ogni volta che può, va in città a fare piccoli lavori domestici per permetterci di sopravvivere.

Il dolore non ci ha mai lasciati. Mia sorella maggiore è rimasta incinta durante il viaggio: si è ammalata sette giorni dopo il parto ed è morta dopo soli tre giorni. Durante il conflitto, nonostante vedessimo cadaveri ovunque, abbiamo provato a restare, ma quando i soldati hanno iniziato a fare irruzione nelle case per sparare alla gente, il terrore ha preso il sopravvento. Erano armati di fucili e colpivano chiunque; non c’era altra scelta se non correre.

Ricordo la fuga: il rumore degli spari alle spalle e la forza di scappare per non morire. Mentre correvo vedevo le persone cadere sotto i proiettili; dovevo saltare i corpi distesi a terra mentre continuavano a spararci contro. Non ho mai corso così tanto in vita mia.

Poi c’è il padre del mio bambino. Non so davvero cosa dire di lui perché, di fatto, non lo conosco: se n’è andato non appena ha saputo della gravidanza. Quando ho scoperto di essere incinta ho avuto molta paura; temevo di fare la stessa fine di mia sorella e di morire di parto.

Non avevamo nulla da mangiare, così ho continuato a lavorare nei villaggi fino all’ultimo, poi è arrivato il momento di partorire. Il mio piccolo ora ha due mesi. È dura, incredibilmente difficile, ma non possiamo farci nulla. Ci siamo rassegnati al nostro destino e cerchiamo solo di andare avanti.

Oggi Hanane e il suo bambino, che non ha scelto di avere, vivono nel campo di Daguessa, un rifugio per i ciadiani che vivevano in Sudan e che la guerra ha respinto oltre il confine, a pochi chilometri da casa.

Grazie al supporto dell’Unione Europea, INTERSOS è in grado di aiutare persone come Hanane all’interno del campo di Daguessa, offrendo assistenza a chi ha perso tutto a causa della guerra e oggi cerca di ricostruire la propria vita.

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Anna