A chi importa dell’ECG? - Solidarietà e Cooperazione CIPSI

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di Paola Berbeglia

Qualche anno fa è uscita una pubblicazione intitolata Global Citizenship Education: How much do we care?[i] a cura di Concord Europe, la Federazione europea delle ONG di sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale.

All’interno della pubblicazione si “facevano i conti”. Non si tratta dunque di elettrocardiogramma, ma di un qualcosa che ha comunque a che fare con stati trasformativi, emotivi, razionali e concreti, attinenti la vita di ciascuno di noi. Nel volume si diceva che, sebbene l’educazione alla cittadinanza globale sia riconosciuta da molti come un potente strumento per risolvere le attuali sfide globali che il nostro mondo sta affrontando, il livello di investimento da parte dei governi nazionali rimane limitato. Perché?

Provando a rispondere a questa domanda, ho iniziato una ricerca su cittadinanza globale e cripto-valute. Ho scoperto un libro che si intitola “Nomad Capitalist: How to Reclaim Your Freedom with Offshore Bank Accounts, Dual Citizenship, Foreign Companies, and Overseas” dove si dice che: Questo libro parla di società offshore, conti bancari offshore e cittadinanze multiple, aumentando la libertà personale, l’assistenza sanitaria, la residenza, gli investimenti. Illustra strategie di tassazione e società di consulenza sull’immigrazione internazionale, che potrebbe in futuro subire un’impennata a causa di instabilità geo-politiche, collasso finanziario o cambiamenti climatici. Reclamizzano il loro primo evento per cittadini globali, sostenendo di creare e implementare strategie olistiche su misura per investitori e imprenditori di successo, al fine di ridurre legalmente i loro oneri fiscali, diversificare e proteggere il loro patrimonio, diventare cittadini globali e massimizzare la loro libertà.

Il rischio è quello di essere generici, amorfi, acritici e di svalutare il potenziale critico e trasformativo, insito nell’ECG, almeno per come intesa e utilizzata da oltre 20 anni dalle ONG.

Per noi l’idea di cittadinanza globale ha a che fare con quanto Hanna Arendt indicava nel suo “diritto ad avere diritti”; il perderla con quanto Gunter Anders scriveva in un articolo, apparso per la prima volta sulla rivista Merkur nel 1962, e ora tradotto da Donzelli col titolo L’emigrante, dove scrive: “Io non ho avuto una vita. Non ricordo. Gli emigranti non ci riescono. Di quel singolare, ‘la vita’, noi, incalzati dalla storia universale, siamo stati defraudati. Nel ribadire la distanza tra sé e il mondo, dicendo che non si nasce una volta sola e che è necessaria un’idea di futuro, Anders ci ricorda che l’essere umano è tale soltanto se qualcuno lo chiama in causa, se si preoccupa di lui, che la perdita della cittadinanza significa non avere “un contesto umano validante”.

Il significato che ha per noi nasce da quella “necessità di futuro” citata da Jonas[i] e Anders[ii] , presente anche nell’Enciclica Fratelli Tutti, che, a nostro parere, viene interpretata in particolar modo dalla società civile organizzata, la quale fa la differenza tra dittature e democrazie.

Dunque l’educazione alla  cittadinanza globale è un nuovo punto di partenza per rispondere ad un’urgenza condivisa: coltivare immaginari politici capaci di futuro, costruire alleanze tra istituzioni e società civile, rendere l’educazione uno strumento per restituire senso, giustizia e umanità alle nostre comunità. Quindi sì, dell’ECG ci importa, ci importa eccome.

[1] Concord 2018 Global Citizenship Education: How much do we care? March 7, 2018

[1] H. Jonas, Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, trad. it. di P. P. Portinaro, Einaudi, Torino 1990, p. 8 (ed. or. Das Prinzip Verantwortung. Versuch einer Ethik für die technologische Zivilisation, Suhrkamp, Frankfurt a. M. 1984, [19791]).

[1] G. Anders, L’uomo è antiquato, II: Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, trad. it. di M. A. Mori, Bollati Boringhieri, Torino 2003.

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