E' l'ora dell'Europa, una meta necessaria - Partito Socialista Italiano

Compatibilité
Sauvegarder(0)
partager

di Blando Palmieri e Alberto Aghemo

Celebrare la Festa dell’Europa quest’anno, in un contesto geopolitico inimmaginabile, richiede di ritrovare l’ispirazione nei criteri che guidarono Robert Schuman nella sua dichiarazione del 9 maggio 1950, nel proporre la creazione della Comunità del Carbone e dell’Acciaio (CECA). I criteri erano la “creatività”, nell’individuazione delle scelte giuste e la “proporzionalità”, entrambe necessarie per far fronte al pericolo della situazione esistente. Questi criteri ricorrono, ancora, per ispirare le decisioni che dovranno prendere i governi per assicurare un futuro all’Europa, nel rapporto compromesso dell’Alleanza atlantica, nei disturbati equilibri geopolitici e nelle minacce dell’instaurazione della “Technologic Republic” che, saldando tecnologia e patriottismo, dovrà dare, secondo l’autore, una nuova legittimità alla democrazia e combattere il pensiero progressista. Lo sforzo creativo e proporzionato messo in atto da Robert Schuman, conduce inevitabilmente nel contesto attuale prima richiamato, a mettere in campo le azioni che potranno condurre, in modo inequivocabile, al rafforzamento istituzionale dell’Europa. Soluzioni diverse non sono proporzionate alle sfide che l’Europa deve affrontare sul terreno della difesa comune, della competitività e della crescita, per la creazione del lavoro, entro la valanga delle innovazioni che su di esso si sta abbattendo, e del mantenimento del benessere dei suoi cittadini. È dunque un bisogno reale e non ideologico quello di uscire dalle regole attuali della governance che paralizza la sua azione. Un bisogno espresso da tempo, richiamato nei risultati della Conferenza sul futuro dell’Europa (aprile 2021/maggio 2022) che vanno disseppelliti dai detriti della pandemia ed attualizzati dal disegno di Mario Draghi sulla competitività e dalle proposte di Enrico Letta per rendere effettivo il mercato unico. Il Parlamento europeo ne aveva già fatto il primo punto della risoluzione sulla “Possibile evoluzione e adeguamento dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea, ritenendo che “ormai sia giunto il momento per una profonda riflessione su come affrontare le carenze dell’Unione europea in termini di governance”, e considera che, (in attesa della riforma dei Trattati) “si potranno attuare delle soluzioni a breve e medio termine sfruttando il pieno potenziale dei trattati esistenti”. Ecco lo spazio necessario per scelte creative e proporzionali che richiedono un’azione politica, guidata dalla visione della meta da raggiungere, la quale, superando gli ostacoli noti, tra i quali, in primis, il voto all’unanimità, e come accaduto con la costruzione della Ceca, può permettere di trovare soluzioni nuove che potranno indurre chi è d’accordo ad andare avanti nella costruzione dell’unità, lasciando modi e tempi a chi vorrà seguire. Tuttavia questo processo, che in questo periodo appare sempre più condiviso, ha bisogno di uno slancio creativo, di una rinnovata passione, non solo dei governi, ma di tutti, a partire dalle parti sociali, dal Comitato delle Regioni, dal Comitato economico e sociale, dal mondo delle organizzazioni della società civile, per interpretare in modo nuovo il loro ruolo, non solo limitato alla risposta all’azione della Commissione, ma rendendolo proattivo per il conseguimento della meta del rafforzamento istituzionale dell’Europa. Un nuovo ruolo che devono giocare anche le forze politiche, innovando nella loro azione sul piano delle proposte, delle alleanze, (non basta andare in Europa quando si è chiamati), della sfida elettorale,(l’indicazione dello Spitzercandidat, il candidato da eleggere alla guida della Commissione, etc.) insomma per fare avanzare la democrazia effettiva, che potrà rafforzare la legittimazione democratica, rafforzare il senso di identità dei cittadini e, su queste basi, sostenere le scelte per il rinnovamento istituzionale. L’eurobarometro, pubblicato lo scorso febbraio dal Parlamento europeo, ha rilevato che “la media dell’80% dei cittadini considera che i Paesi membri dovrebbero essere più uniti” e che il 73% stima che l’unione dovrebbe avere più mezzi per far fronte alle sfide globali”. La Festa dell’Europa di quest’anno, (che il Circolo Rosselli e la Fondazione Matteotti celebrano con una master class del dottor Paolo Gnes) può essere rallegrata, dunque, da queste indicazioni dei cittadini che vogliono diventare anche “vicini” e chiedendo più mezzi (governance, risorse comuni etc.), fanno una richiesta chiara di “creatività e di proporzionalità” nelle scelte da adottare, quelle che hanno dato linfa e lievito alla nascita dell’Europa e che, sole, potranno assicurare ancora il suo e nostro futuro.

Ti potrebbero interessare

Maggio 28, 2026

Maggio 9, 2026

Maggio 9, 2026

Coordonnées
giada