I dati macroeconomici diffusi oggi dall’Istat delineano un quadro estremamente preoccupante per i bilanci delle famiglie. L’accelerazione dell’inflazione, stimata al +2,9% in media per il 2026 a causa della fiammata dei prezzi delle materie prime energetiche (con l’IPCA già schizzato al +3,3% a maggio), rappresenta un peso ormai insostenibile.
Gli effetti di questa pressione sui prezzi si leggono chiaramente nel report sulle vendite al dettaglio di aprile: se in valore si registra un +1,6%, i volumi acquistati calano pesantemente dello 0,3% sia su base mensile che su base annua. I consumatori, in parole povere, spendono di più per portare a casa meno prodotti. L’unico comparto che registra una crescita reale è il commercio online (+8,7% in volume), chiaro sintomo di un consumatore allo stremo, costretto a rifugiarsi nel web a caccia dell’estremo risparmio.
In questo scenario, esprimiamo preoccupazione anche per la scadenza, fissata per domani, dello sconto fiscale sulle accise dei carburanti. Con il ripristino delle aliquote piene, assisteremo a un travaso immediato dei rincari sui listini alla pompa, che spingerà i prezzi abbondantemente sopra i due euro al litro ovunque, determinando un effetto a cascata micidiale sui prezzi dei beni di prima necessità, trasportati nel nostro Paese per l’85% su gomma.
Per questo reiteriamo le nostre proposte, da adottare subito, per un’accelerazione di scelte strutturali sul fronte dell’energia rinnovabile, dell’estrazione del gas e di modulare la tassazione anche trasferendo sulla fiscalità generale gli oneri di sistema. In ogni caso, è necessario proseguire con il taglio delle accise perché, per quanto strumento parziale, aiuta le famiglie e gli autotrasportatori di generi di consumo. Limitarsi ad ulteriore bonus per i percettori di ISEE basso non aiuta la maggioranza delle famiglie con un reddito basso ed un potere d’acquisto sofferto da più anni.