La giornata della giocoleria | Rizzoli Education

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La giocoleria entra in classe

Gli insegnanti lo sanno bene: c’è sempre un momento in cui un bambino o una bambina impara qualcosa di importante ed è quando fallisce, riprova, e poi -spesso a sorpresa- riesce.

La giocoleria è uno di quei rarissimi contesti in cui questo ciclo si compie in modo visibile, rapido, gioioso. Se una pallina cade, non ci si perde d’animo, ma si tenta e si migliora fin quando “il numero” non è completo. Un messaggio pedagogico semplice e allo stesso tempo necessario.

Il 21 giugno 2026 si celebra la Giornata Mondiale della Giocoleria, il World Juggling Day, una ricorrenza che si ripete, ogni anno, il terzo sabato di giugno. Nata nel 1975 per ricordare l’anniversario di fondazione dell’International Jugglers’ Association, questa data ha nel tempo allargato la sua portata ben oltre il circo e lo spettacolo, diventando un invito rivolto a tutti -bambini, adulti, insegnanti, persone con disabilità- ad avvicinarsi a una pratica che è in primo luogo strumento educativo. Per la scuola italiana, il 21 giugno cade fuori dal normale calendario scolastico, ma può essere lo stesso l’occasione per una riflessione importante in merito a un bisogno sempre più documentato: il movimento consapevole, la tolleranza all’errore, la coordinazione, la presenza nel corpo.

Per questo, oltre a una riflessione generale, proponiamo anche questo mese alcune attività, magari da svolgere nei primi giorni del prossimo anno scolastico.

Perché proprio adesso

Viviamo un momento in cui le preoccupazioni sul benessere psicomotorio dei bambini si fanno sempre più pressanti. I dati raccolti negli ultimi anni da neuropsicologi, pediatri e insegnanti di educazione fisica dipingono un quadro che chi insegna nella primaria conosce bene: bambini con difficoltà crescenti nella motricità fine e globale, con soglie di frustrazione molto basse, una scarsa capacità di sperimentare l’incertezza. 

Un approccio -semplice- alla giocoleria offre una risposta immediata a tutto questo: non richiede attrezzature costose, non richiede spazi speciali, non richiede insegnanti specializzati, ma solo la disponibilità a mettere (letteralmente) in gioco l’idea che sbagliare, ripetere e trovare il ritmo sia esattamente il cuore dell’apprendimento.

Non è un caso che alcune scuole nord-europee abbiano già integrato brevi sessioni di giocoleria nelle routine quotidiane come strumento di preparazione all’apprendimento.

Cinque attività per portare la giocoleria in classe

Le attività che seguono sono pensate per essere accessibili a qualunque insegnante della primaria, senza formazione specifica, senza materiali che non si trovino già in casa o a scuola, senza una palestra. Ognuna ha una valenza educativa precisa e può essere adattata a classi diverse per età e caratteristiche. Ovviamente, si consiglia di svolgere tutte le attività in uno spazio ampio, come la palestra.

1. La pallina di carta: imparare a lanciare (e a sbagliare)

Classi 1ª–5ª

Materiali: fogli di carta, nastro adesivo

Prima ancora di avvicinarsi alla giocoleria, i bambini devono fare i conti con gesti semplici ma tutt’altro che banali: il lancio e la presa. Si inizia costruendo insieme una pallina morbida, arrotolando un foglio di carta e fermandolo con del nastro. L’insegnante propone allora una serie di esercizi progressivi: lanciare la pallina verso l’alto e riprenderla con la stessa mano, poi con l’altra, poi alternando. Nessun obiettivo legato alla prestazione, ma un’indicazione: conta quante volte la pallina cade prima che tu riesca a tenerla in aria per dieci secondi.

Tenere un conteggio delle cadute trasforma l’errore in un dato neutro, quasi scientifico. I bambini cominciano a osservare se stessi senza giudicare e giudicarsi.

2. Il fazzoletto volante: rallentare per capire

Classi 1ª–2ª

Materiali: fazzoletti di tessuto leggero o sacchetti di plastica

I fazzoletti cadono lentamente. Questo li rende perfetti per i bambini più piccoli, che hanno ancora tempi di reazione più lunghi e una coordinazione in fase di sviluppo. L’insegnante organizza coppie di lavoro. Un bambino si posiziona disteso sul pavimento, il compagno di coppia è in piedi accanto a lui. Il bambino in piedi ha un fazzoletto in mano e lo lancia in aria, più in alto che può. Il bambino a terra deve afferrarlo con un mano. Vengono effettuati diversi lanci, in modo da esercitare entrambe le mani. Prima di afferrare il fazzoletto, il bambino a terra deve battere le mani una o più volte. Un livello avanzato della richiesta è provare con due fazzoletti, da afferrare con le due mani contemporaneamente.

Dopo alcuni lanci, i ruoli si invertono,

Lanciare un fazzoletto e aspettarne la caduta richiede di stare qui, adesso, senza anticipare. È una forma elementare di presenza mentale, quella che alcune pratiche educative contemporanee chiamano mindfulness, declinata però in forma corporea e ludica.

3. Il gioco degli scambi: giocoleria come cooperazione

Classi 2ª–5ª

Materiali: palline di carta o fazzoletti, disposizione in cerchio

I bambini si dispongono in cerchio: solo uno ha una pallina in mano. Al via dell’insegnante, la pallina viene lanciata a uno dei bambini di fronte che deve fare attenzione a prenderla senza farla cadere. Man mano che il gruppo si coordina, si aggiunge una seconda pallina, poi una terza.

Questa attività pone i bambini nella condizione di mettersi progressivamente in relazione con il gruppo. Non importa quanto sei bravo a lanciare: se non guardi gli altri, se non sincronizzi il tuo gesto con quello dei compagni, tutto il gioco si inceppa.

4. Un compito per l’estate: costruiamo il nostro attrezzo.

Classi 1ª–5ª

Materiali: calze vecchie, riso o sabbia, ago e filo

L’ultima proposta è un compito per l’estate con il quale recuperare l’attenzione verso la motricità fine. La consegna è semplice e probabilmente spiazzante: chiediamo a ogni bambino di costruire la propria pallina da giocoliere riempiendo una vecchia calza con riso o sabbia e chiudendola con una cucitura con ago e filo. Un’attività da svolgere sotto la supervisione di un adulto, ovviamente, il cui obiettivo va spiegato con cura. Non si tratta di ottenere una perfetta palla da giocoliere, ma di esercitare dita e precisione. 

Coordonnées
Andrea Padovan