Come sta cambiando l'algoritmo LinkedIn nel 2026?

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Per chi gestisce la comunicazione LinkedIn di un’azienda – marketing manager, communication manager, founder o team social – esiste un “nemico comune” da affrontare: l’algoritmo, cioè il sistema che decide quali post mostrare, a chi farli vedere, in quale ordine e con quale frequenza.

Su LinkedIn, Meta o TikTok, nessun contenuto raggiunge il pubblico “per caso”. Prima di arrivare nel feed degli utenti, infatti, ogni post viene analizzato in base a diversi segnali, quindi conoscere le logiche dell’algoritmo in questo mare fatto di like, condivisioni, copy, caroselli e reel, è indispensabile. Non per “inseguirlo”, ma per progettare contenuti più coerenti, rilevanti e utili.

Oggi ci concentriamo su LinkedIn, partendo dalla nostra esperienza diretta e dagli ultimi dati aggiornati sulla piattaforma.

Su LinkedIn ha senso parlare di cambio di algoritmo?

Rispetto a qualche anno fa, sicuramente sì!

Infatti – come si evince dalle ultime analisi tra cui la ricerca Algorithm Insight Report 2026 di Richard van der Blom – se prima ciò che contava di più erano le relazioni, oggi si è passati al concetto di rilevanza. Il peso che ora viene dato alla rete, alle connessioni, ai follower e – più in generale – alla popolarità, è sempre maggiore. Ma quello che adesso conta di più è l’“impronta semantica” del profilo LinkedIn: la piattaforma tenderà a mostrarci contenuti sempre più coerenti con interessi, competenze e comportamenti professionali, riducendo progressivamente il peso delle semplici interazioni generate dalla nostra rete di contatti.

L’algoritmo, ora, non ragiona più in base a chi conosci, ma distribuisce i contenuti in base a cosa interessa di più agli utenti. LinkedIn cerca, infatti, di costruire una corrispondenza sempre più precisa tra i nostri comportamenti sulla piattaforma: quello che pubblichiamo, chi seguiamo e i post su cui ci attiviamo. In base a questi “segnali”, ogni utente viene associato a specifici cluster di interesse, che influenzano ciò che vedrà nel feed: post consigliati, profili suggeriti, contenuti sponsorizzati e molte altre dinamiche interne alla piattaforma.

Quindi, ad esempio, se un profilo pubblica spesso contenuti su sanità, marketing e comunicazione digitale, interagisce con professionisti di quel settore e segue pagine coerenti con questi temi, LinkedIn tenderà ad associarlo a quel cluster di interesse. Di conseguenza, i suoi contenuti avranno più probabilità di raggiungere persone interessate agli stessi argomenti.

In pratica, se un contenuto è coerente con la nostra impronta semantica, può essere distribuito anche a noi, pur non avendo alcun collegamento diretto con l’autore. E alla fine, sì! Da questo punto di vista, LinkedIn non è tanto diverso da come si comportano altri social.

Questi principi non restano teorici. Li abbiamo applicati anche nella promozione della seconda edizione di About Health (di cui ti parliamo più avanti), lavorando in modo integrato su pagina aziendale, profili personali, contenuti sponsorizzati e Sales Navigator.

E questo cosa cambia per chi deve gestire piani editoriali su LinkedIn?

A fronte di quanto detto, la domanda che sorge spontanea è: come facciamo allora a comparire nel feed del nostro target? Il concetto da seguire è quello della topic authority.

In questo scenario, non conta pubblicare tanto, ma pubblicare contenuti di qualità. È fondamentale comunicare con coerenza, concentrandosi su alcuni topic specifici, realmente in linea con il nostro profilo (non parliamo solo di ottimizzazione, ma anche di obiettivi). In questo modo, per come ragiona l’algoritmo oggi, è più probabile che il nostro contenuto venga mostrato a persone realmente interessate ai temi che trattiamo.

In fondo, è proprio questo il principio su cui si basa il lavoro di un’agenzia come Noetica: pianificazione, strategia e progettazione, pensate non semplicemente per “essere presenti” su Linkedin, ma per presidiare in maniera strutturata il canale, posizionandosi per uno specifico tema rispetto ad un target ben definito. Che è una cosa ben diversa.

Altro tema caldo: parliamo di visibilità

Ne avevamo già discusso in questo articolo: su LinkedIn la visibilità organica è in forte calo. O, perlomeno, lo è stata. Ora, stando a quanto emerge dall’Algorithm Insight Report 2026, il calo si è stabilizzato. Resta però un dato di fatto: le impression che si riuscivano ad ottenere anche solo un paio di anni fa, sono ormai un lontano ricordo.

Lo studio di Richard van der Blom aggiunge un dettaglio particolarmente significativo rispetto ai contenuti che compaiono nel feed degli utenti: solo una minima parte — davvero minima — proviene dalle pagine aziendali.

Cosa ci dice questo? Che la pagina aziendale è inutile? Assolutamente no!

Rimane uno strumento fondamentale per il brand perché nonostante crei meno opportunità di intercettare il pubblico, aiuta a consolidare l’autorevolezza e l’immagine aziendale.

A cambiare, quindi, non è tanto la sua importanza, quanto il modo in cui deve essere utilizzata. Oggi la pagina aziendale funziona meno come canale di distribuzione organica diretta e sempre più come presidio di reputazione: uno spazio che consolida identità, autorevolezza e coerenza del brand.

Se la pagina aziendale LinkedIn perde visibilità, è evidente che l’acquista sempre più il profilo personale, che “lavora” a supporto della pagina e diventa sempre più uno strumento strategico per l’ impresa.

Diventano, perciò, cruciali i concetti di employer branding e di employee advocacy, ma non solo! In Noetica utilizziamo i profili personali anche a supporto di campagne ADV, spesso con risultati molto efficaci, oltre che per attività commerciali mirate attraverso Sales Navigator.

La sintesi è questa: con i profili personali si possono fare attività davvero rilevanti per il business. Ma solo se se ne conosce il potenziale e, soprattutto, se si sa come valorizzarlo all’interno di una strategia più ampia.

Sempre perché stiamo parlando di impression e visibilità, ecco qui alcuni consigli che potrebbero esserti utili se gestisci una pagina aziendale Linkedin:

  • riduci il numero di contenuti pubblicati sulla pagina perché pubblicare tutti i giorni non significa moltiplicare la visibilità. Anzi, potresti ottenere il risultato contrario. A Noetica, solitamente manteniamo 2 pubblicazioni settimanali.
  • continua a usare i video su LinkedIn, anche se il loro rapporto con la piattaforma resta di amore e odio: la loro visibilità è in calo, ma non per questo vanno demonizzati. Variare i formati resta infatti una leva importante per mantenere alti interesse ed engagement. Per questo, anche noi di Noetica continuiamo a includere i video nella nostra strategia editoriale su questo social.
  • inserisci i link nei post … ma quando servono davvero. È vero che utilizzare i link può contribuire a ridurre il numero di impression, ma il calo — confermato da diverse indagini di settore — non è così significativo da giustificarne la loro eliminazione totale dal piano editoriale. Se il tuo obiettivo è fare atterrare gli utenti su una landing page o su una pagina specifica del sito, il nostro consiglio è di inserire comunque il link nel post.

Performance su LinkedIn: la risposta si chiama engagement

Se le impression calano, aumenta l’engagement. Ora sono le interazioni che fanno la differenza e più sono di qualità, più il loro effetto risulta amplificato. Possiamo parlare di interazioni visibili come, ad esempio, le reazioni, i commenti, i salvataggi o i repost (solo per citarne alcuni). Su queste, è importante sottolineare che:

  • generano un impatto sia sul post interessato che sul profilo di chi ha interagito;
  • le interazioni su un post aumentano il loro impatto se fatte entro le prime 4 ore dalla pubblicazione del contenuto;
  • l’algoritmo di LinkedIn considera solo la prima azione che viene fatta su un post. In sintesi, quindi, se lasci un mi piace e successivamente aggiungi un commento, quest’ultimo risulterà pressoché inutile;
  • le azioni che portano più benefici sono salvataggi (i documenti hanno il save rate più alto tra i formati), commenti e repost istantanei (senza testo introduttivo). Soprattutto per i commenti, è importante considerarli già in fase di stesura per un piano editoriale, proprio come se fossero parte integrante dei post che vengono pianificati;

  • sempre per quanto riguarda i commenti, rispondere subito a quelli che arrivano sotto ai nostri post è davvero importante per aumentarne la visibilità;
  • in generale, l’engagement dei dipendenti ha un peso molto inferiore rispetto a chi non lo è. Ciò nonostante, rimane un aspetto da continuare a presidiare a livello strategico, sia perché è una tipologia di engagement che si può controllare (dal momento che è “interna”) sia perché, soprattutto quando viene fatta da profili apicali, porta ugualmente un impatto sul contenuto.

A questo genere di interazioni, si aggiungono le azioni che possiamo definire invisibili. E sono principalmente associate al tempo di permanenza. Parliamo di un aspetto su cui possono incidere diversi elementi, come la lunghezza dei copy oppure il numero di slide utilizzate per un carosello (a proposito, ma con il nuovo aggiornamento, cos’hanno combinato ai nostri amati documenti?). Il già citato report di Richard van der Blom, però, ci ricorda quanto sia importante anche il completion rate, ossia il tasso di completamento. Ecco perché, consigliamo di non esagerare con il numero di foto o, appunto, quello delle slide. Se in passato, più ce n’erano, più portavano clic (e coinvolgimento su LinkedIn), ora utilizzarne meno porta più possibilità che un utente arrivi in fondo al contenuto. Una cosa che piace molto all’algoritmo.

Ultimi consigli per ottimizzare i tuoi prossimi post su LinkedIn

Se fino ad adesso abbiamo elencato i cambiamenti più significativi a livello algoritmico e strategico, di seguito ti lasciamo alcuni ultimi consigli che potrai sicuramente sperimentare per i tuoi prossimi contenuti.

1. Non possiamo non parlare di copy

Solitamente equivale a 600 caratteri la lunghezza ideale per performare meglio sulla piattaforma. La considerazione cambia, però, se si parla di contenuti solo testuali (senza, quindi, l’ausilio della parte grafica). In questo caso, la lunghezza ideale è più che raddoppiata, però, attenzione: 2 post consecutivi di questo tipo possono portare ad una penalità significativa. A Noetica, onestamente, tendiamo ad evitarli.

2. Do’s, ma anche don’ts

Gli hashtag ormai hanno perso ogni genere di utilità (anzi, potrebbero essere addirittura controproducenti). Così come l’utilizzo di call to action troppo commerciali può portare ad una penalizzazione. Ti è mai capitato di imbatterti in un utente che promette di inviarti un report o uno studio, in cambio di un commento sul suo contenuto? Ecco, questa è una pratica assolutamente da evitare. Per attività di lead generation esistono metodi più solidi, più coerenti con la piattaforma e più efficaci nel medio periodo.

3. Sondaggi e newsletter

Secondo il report, i sondaggi hanno la reach più alta, ma l’engagement più debole. Una considerazione che ci trova d’accordo. La cosa più importante su questo formato è ricordarsi che non siamo su Meta e che, quindi, il contenuto dovrà rimanere “alto” cercando di stimolare un’interazione di qualità e non fine a sé stessa. Di newsletter LinkedIn, invece, abbiamo parlato qui recentemente. Che dire… se ancora non ce l’hai aperta, stai sicuramente sprecando tempo su LinkedIn.

About Health: una case history Noetica

Per comprendere meglio, come possono operare pagina aziendali e profili personali su LinkedIn in maniera congiunta, possiamo prendere ad esempio le azioni che abbiamo svolto per promuovere la seconda edizione di About Health ad Ottobre 2025. O perlomeno i punti essenziali, perché raccontare questa case history in un solo paragrafo è un compito veramente arduo (magari sarà lo spunto per un prossimo articolo).

L’obiettivo della nostra comunicazione era duplice: aumentare la brand awareness dell’evento e portare iscrizioni qualificate, parlando a un target specifico composto da professionisti e realtà della sanità privata.
Per farlo, da un lato, la pagina vetrina di About Health ha sostenuto la riconoscibilità dell’evento con contenuti editoriali coerenti; dall’altro, i post sponsorizzati del profilo personale di Simona Bonciani, titolare di Noetica e ideatrice dell’evento, hanno permesso di valorizzare una voce autorevole e più vicina alle persone. Contenuti che sono stati sponsorizzati e che sono stati implementati da un’attività parallela su Sales Navigator.

A queste attività si sono aggiunti post in dark sponsorizzati con obiettivo interazione, campagne editoriali sulla pagina LinkedIn di About Health e un lavoro coordinato dei profili delle persone di Noetica, attraverso commenti, interazioni e contenuti personali dedicati all’evento.

Per riassumere le attività svolte (che vedi anche in parte rappresentate dalle immagini presenti nell’articolo):

  • è stata individuata una spokeperson che ha identificato un ruolo commerciale nella promozione;
  • la pagina aziendale (eccetto i dark post sponsorizzati) ha svolto solo compito di pagina vetrina per portare visibilità al brand;
  • i profili delle persone coinvolte nel progetto (dipendenti, speaker, promotori) hanno alimentato anch’essi la visibilità dell’evento attraverso le loro interazioni e azioni sul social.

E questa case history, inoltre, conferma un punto centrale: oggi su LinkedIn non serve pubblicare di più. Serve costruire contenuti rilevanti, coerenti con il proprio pubblico e sostenuti da un ecosistema di azioni ponderate.

Che conclusioni possiamo trarre?

Sicuramente il cambio di algoritmo inciderà (e sta già incidendo) sui nostri comportamenti su LinkedIn. Per sconfiggere il calo di impression è fondamentale seguire il concetto di rilevanza, cercando di comunicare in target con il nostro pubblico e gli argomenti di interesse.

In realtà, però, la strategia da seguire è molto simile a quella che già seguivamo in precedenza:

  • pubblicare contenuti coerenti e specifici, focalizzati su – pochi – temi forti;
  • utilizzare i formati in modo diverso, affinché venga sfruttata tutta la loro potenzialità;
  • interagire in modo intenzionale nel proprio cluster di interesse.

Per le aziende, LinkedIn non è più un canale da presidiare “a calendario”.
È un ecosistema da progettare: contenuti, profili personali, pagina aziendale, ADV e relazioni devono lavorare insieme. È qui che l’algoritmo smette di essere un ostacolo e diventa una variabile strategica da conoscere, interpretare e governare.

Se sei interessato a saperne di più e quali opportunità possono esserci per la tua impresa contattaci qui.

Immagine di anteprima da pixabay.com

Coordonnées
Matteo Fantoni