Olympe de Gouges, figura inaugurale della filosofia femminista
La Rivoluzione francese ha azzerato l'Ancien régime e riscritto le regole del mondo occidentale, ma si è dimenticata di includere nel suo progetto di libertà metà della popolazione. È in questo clamoroso strappo storico che si inserisce la figura di Olympe de Gouges.
Nata a Montauban il 7 maggio 1748 con il nome di battesimo di Marie Gouze, l'autrice sperimenta fin dalla giovinezza una condizione di marginalità dovuta alle origini illegittime e a un'educazione decisamente modesta. Eppure, mossa da una precoce autonomia di pensiero, impara il francese colto da autodidatta e si trasferisce a Parigi intorno al 1770, conquistando rapidamente i salotti filosofici e il mondo del teatro.
Questa traiettoria intellettuale e provocatoria rivive oggi nel volume Anche le donne nascono libere, in libreria dal 19 maggio per la collana Classici Sophia. Il testo raccoglie la celebre Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791, manifesto di una lucida battaglia contro le esclusioni del falso universalismo dei Lumi.
Riscrivere le regole degli uomini una parola alla volta
Il cuore di Anche le donne nascono libere sta in un'idea provocatoria: prendere il testo sacro dei rivoluzionari del 1789 e riscriverlo punto per punto. Olympe de Gouges prende i diciassette articoli della Dichiarazione ufficiale e fa un'operazione rivoluzionaria: ovunque ci sia scritto "uomo" o "cittadino", lei aggiunge "donna" e "cittadina". Non è un semplice gioco di parole, ma un modo per dimostrare che l'uguaglianza, se pensata solo al maschile, esclude metà della popolazione. Per esempio, nell'articolo 2 inserisce una parola chiave, "soprattutto", davanti al diritto di resistere all'oppressione, perché sa che quella è la prima vera barriera che le donne devono abbattere.
La sua frase più famosa, inserita nell'articolo 10, fotografa perfettamente questa battaglia:
“La donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente il diritto di salire sulla Tribuna”.
Se le donne possono essere condannate a morte, allora devono avere anche il diritto di parlare in pubblico e fare politica.
La sua richiesta di libertà tocca anche la vita privata: nell'articolo 11 rivendica il diritto per le madri single di dichiarare chi sia il padre del proprio figlio, senza dover nascondere la verità per vergogna. Ma per l'autrice la vera parità non è un elenco di favori, bensì un equilibrio perfetto: se le donne vogliono gli stessi posti di lavoro e lo stesso rispetto degli uomini, devono anche pagare le tasse e assumersi le stesse responsabilità nella società. È la nascita di un'uguaglianza moderna, che non vuole lasciare indietro nessuno.
Dalla ghigliottina di Parigi alla coscienza del femminismo globale
Queste radicali proposte di riforma e il netto rifiuto della deriva dittatoriale giacobina costarono a Olympe de Gouges la condanna a morte, eseguita sulla ghigliottina il 3 novembre 1793. Se l'establishment politico dell'epoca cercò di cancellarne l'influenza riducendone la memoria a un mero monito per le donne che intendevano occuparsi della cosa pubblica, il valore intellettuale della sua opera superò rapidamente i confini francesi per assumere una dimensione internazionale.
La Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina si diffuse ampiamente nell'area atlantica, diventando una fonte di ispirazione diretta per la filosofia oltremanica. Fu proprio un anno dopo la pubblicazione del capolavoro di De Gouges, nel 1792, che la pensatrice inglese Mary Wollstonecraft diede alle stampe la celebre opera Rivendicazione dei diritti della donna, attingendo in modo evidente agli scritti rivoluzionari dell'autrice francese.
Questo fitto dialogo a distanza con la letteratura mondiale ha permesso alle sue idee di radicarsi nella coscienza collettiva occidentale, avviando studi specialistici che, dal secondo dopoguerra, hanno definitivamente consacrato lo spessore umanista dell'autrice tra gli Stati Uniti, il Giappone e la Germania.