A NAPOLI IN SCENA LA SECONDA EDIZIONE DEL CONVEGNO ORGANIZZATO DA SIDERWEB PER RICREA – Consorzio Ricrea

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SI è svolta oggi a Napoli presso l’hotel Royal Continental la seconda edizione del convegno STEEL PACKAGING TOWARDS THE FUTURE.

Al centro dell’incontro oltre al punto sul mercato dell’acciaio per imballaggio anche il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi che entrerà in vigore dal prossimo agosto e che avrà un impatto concreto sul sistema italiano della raccolta, del riciclo e dell’economia circolare del packaging in acciaio. Un’occasione di confronto per approfondire le conseguenze pratiche del nuovo scenario normativo e condividere prospettive, criticità e possibili soluzioni per il futuro della filiera.

Il mercato europeo della banda stagnata, l’acciaio utilizzato negli imballaggi, è sotto pressione: negli ultimi anni si sono registrati cali sia nella produzione sia nei consumi. Inoltre, non hanno ancora dispiegato tutti i loro effetti gli ultimi provvedimenti europei, come Carbon Border Adjustment Mechanism e nuove barriere commerciali in vigore dal 1° luglio. Quanto all’Italia, è tornata a crescere la quota di import da Paesi extra Ue, esponendola ai rischi legati all’instabilità delle supply chain globali.

Francesca Morandi, responsabile Relazioni esterne siderweb, ha dichiarato: «Il convegno rappresenta un momento centrale nell’offerta di siderweb, anche per la storica partnership con RICREA, il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio. Al centro del confronto c’è la banda stagnata, prodotto simbolo della circolarità dell’acciaio e materiale strategico per settori come food e chimica. Le testimonianze degli operatori della filiera hanno ribadito la strategicità e i punti di forza dell’acciaio per il packaging, in un contesto normativo in continua evoluzione che rende sempre più centrale il tema della sostenibilità e del riciclo. In un momento in cui siderweb ha presentato “Industria e Acciaio 2050”, il convegno conferma la volontà di mettere al centro contenuti, relazioni e visione futura della siderurgia. L’assenza di Paolo Morandi all’appuntamento è legata all’apertura, proprio nella giornata odierna, delle registrazioni a Made in Steel 2027, manifestazione che continuerà a valorizzare acciaio, filiera e relazioni industriali».

Domenico Rinaldini, presidente di RICREA, ha sottolineato che «questa mattina abbiamo approvato ufficialmente un position paper comune a tutti gli attori della filiera del riciclo, realizzato da Deloitte per ANFIMA, CONAI, FIRI e RICREA. Questo documento ha l’obiettivo di dare un contributo proattivo da parte del nostro comparto all’implementazione del regolamento Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), cercando di basarlo sui progressi fatti in questi anni e mettendo in evidenza la specificità dei singoli materiali. Quando si fanno le norme, infatti, bisognerebbe tener conto che ogni componente ha delle caratteristiche precise e, in base ad esse, può avere un diverso percorso di riuso. Un aspetto che è messo in evidenza dai risultati che siamo riusciti ad ottenere in Italia per quanto riguarda il riciclo di imballaggi in acciaio, che ricordo oggi è attorno all’85% a fronte di un obiettivo Ue fissato all’80% entro il 2030».

I NUMERI – In Unione europea, negli ultimi anni la capacità produttiva è rimasta relativamente stabile attorno ai 3,7 milioni di tonnellate. La produzione, però, è scesa di circa il 30% nel periodo 2023-2025 rispetto al triennio precedente. Nello stesso periodo, il consumo è calato del 20%.

Le importazioni dai Paesi terzi sono cresciute in maniera costante dal 2021, ha spiegato il responsabile dell’Ufficio Studi siderweb, Stefano Ferrari.

L’Export è rimasto nell’ultimo decennio su volumi superiori all’import, ma i flussi sono diminuiti: nel 2025 si sono fermati a poco più di 1,1 milioni di tonnellate.

L’Italia ha appena chiuso il secondo miglior anno nell’ultimo decennio per il consumo apparente di banda stagnata e cromata: secondo Federacciai, nel 2025 si sono toccate le 880mila tonnellate, contro le 747mila del 2024. «Su questo dato – ha elaborato Ferrari – hanno influito gli acquisti anticipati che sono avvenuti nel secondo semestre 2025, con gli importatori che hanno comprato materiale per coprire parte del consumo 2026, cercando di evitare i rischi legati al CBAM». Guardando ai dati storici, «si vede che nell’ultimo decennio, dopo gli anni nei quali si è consumato più di 850mila tonnellate di banda stagnata, hanno fatto seguito anni di “scarico”, caratterizzati da un decumulo delle scorte. Visto quanto avvenuto nella seconda parte dell’anno scorso, non escludo che ciò possa avvenire anche nel 2026».

Sempre sul versante italiano, si nota una certa stabilità delle importazioni sia da Paesi comunitari sia da Paesi extracomunitari. La quota dell’import da extra Ue è però stata oltre il 50% nell’ultimo triennio, contro una media europea di circa il 30%.

Il PPWR rappresenterà un cambiamento significativo per il settore del recupero e riciclo italiano, anche se al momento non è chiaro quale sarà l’impatto definitivo sulla filiera. Lo hanno spiegato Laura D’Aprile (capo Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile del Mase), Simona Fontana (direttore generale CONAI) e Francesco Munari (partner Deloitte Legal) durante la tavola rotonda «PPWR: cosa cambia in Italia?».

«Il regolamento ha modificato le definizioni generali – ha esordito Laura D’Aprile – e, ovviamente, comporterà dei cambiamenti anche alle leggi nazionali. Stiamo lavorando con l’Unione europea per cercare di fare in modo che si riesca a mantenere quanto di buono fatto sinora, che ha portato il nostro Paese ad essere uno dei più virtuosi d’Europa sul tema del recupero degli imballaggi». In particolare, «vorremmo che la normativa europea non diventi un ostacolo allo sviluppo tecnologico» tramite una definizione troppo stringente di obiettivi e modalità per raggiungerli, e che «tenga conto del mercato» e della sostenibilità costi necessari per percorrere le strade indicate.

Simona Fontana ha aggiunto che, in ogni caso, «il PPWR rappresenterà per l’Italia un punto di demarcazione, modificando un assetto che in trent’anni ha raggiunto grandi risultati creando un sistema virtuoso che ha messo un comune gli interessi degli attori del sistema e ha favorito un dialogo costruttivo tra le parti». Una delle attenzioni cha andrà mantenuta «sarà quella di lasciare spazio al mercato ed alla sua capacità di autoregolarsi, prevedendo interventi diretti solo nei casi strettamente necessari».

Nei suoi saluti istituzionali, Domenico Rinaldini, presidente di RICREA, ha sottolineato che «questa mattina è stato approvato ufficialmente un position paper comune a tutti gli attori della filiera del riciclo. Questo documento ha l’obiettivo di dare un contributo proattivo da parte del nostro comparto all’implementazione del regolamento Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), cercando di basarlo sui progressi fatti in questi anni e mettendo in evidenza la specificità dei singoli materiali. Quando si fanno le norme, infatti, bisognerebbe tener conto che ogni componente ha delle caratteristiche precise e, in base ad esse, può avere un diverso percorso di riuso». Un aspetto che, evidenzia Rinaldini, è «messo in evidenza dai risultati che siamo riusciti ad ottenere in Italia per quanto riguarda il riciclo di imballaggi in acciaio, che ricordo oggi è attorno all’85% a fronte di un obiettivo Ue fissato all’80% entro il 2030».

Anche Francesco Munari, che ha illustrato le conclusioni di un position paper realizzato da Deloitte per ANFIMA, CONAI, FIRI e RICREA, ha posto l’attenzione sulla necessità di andare incontro alla filiera, cercando di evitare alcuni «abbagli ambientali» che rischiano di complicare il lavoro degli operatori. Uno di questi «è il recupero del materiale impiegato per realizzare imballaggi metallici al fine di realizzare altri imballaggi metallici. Perché? L’acciaio è già riutilizzato per altre produzioni, non vedo la necessità di costringere gli operatori a lunghi passaggi, ad extra costi ed a difficoltà operative per inseguire questo percorso, quando il rottame di banda stagnata è già impiegato nella siderurgia da forno elettrico». In secondo «abbaglio» su cui porre attenzione è quello del «numero minimo di rotazioni che un imballaggio deve garantire», un valore che rischia di essere un grande ostacolo in alcuni casi, e che «riflette un’impostazione troppo tassonomica dell’Ue», che si traduce in alcuni casi in un incremento della difficoltà di implementare le norme approvate.

Un problema, quest’ultimo, la cui importanza è stata anche ribadita da Laura D’Aprile, che si è augurata che gli atti delegati che attualmente sono in elaborazione in Europa «non siano troppo rigidi e consentano di arrivare a dei posizionamenti ragionevoli che permettano alle imprese di operare efficacemente sul mercato». «Bisogna lasciare libertà agli operatori – ha concluso Fontana -, all’interno di un modello che tenga conto delle logiche della domanda e che trovi un giusto equilibrio tra le novità ed il mantenimento di ciò che c’è già e funziona».

Il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), rappresenta una sfida rilevante per tutti gli attori della filiera degli imballaggi in acciaio. Una sfida che richiederà investimenti, adeguamenti industriali e, soprattutto, un confronto costante tra produttori, utilizzatori, associazioni e istituzioni.

«Il nuovo regolamento imballaggi, che entrerà pienamente in vigore il 12 agosto, è il tema dei temi di quest’anno», ha esordito Alessandra Pellegrini, responsabile dell’area Ambiente e sicurezza impianti di Federchimica. Per la federazione, ha ricordato, il tema è particolarmente rilevante perché le imprese associate sono in larga parte utilizzatrici di imballaggi, spesso complessi, necessari per garantire sicurezza, prestazioni e corretto utilizzo dei prodotti. Il PPWR introduce un cambiamento significativo anche nelle definizioni e nei ruoli lungo la filiera. «Il produttore o fabbricante non è più soltanto chi produce l’imballaggio vuoto, ma in molti casi diventa anche l’utilizzatore che immette sul mercato prodotti con i propri imballaggi e con il proprio marchio». Un’evoluzione che, da un lato, può rappresentare un’occasione per migliorare il sistema, ma dall’altro rischia di alterare gli equilibri costruiti nel tempo. «L’Italia ha sempre affrontato il tema degli imballaggi ragionando per filiere – ha osservato Pellegrini –. È una scelta di cui dobbiamo essere orgogliosi e su cui si fonda anche il sistema CONAI. Il rischio è che il regolamento, concentrandosi sulle definizioni in senso stretto, finisca per indebolire questa logica». Per questo, ha aggiunto, sarà importante «difendere il concetto di filiera» ed evitare che il sistema venga sbilanciato interamente sugli utilizzatori, con il rischio di perdere competenze, informazioni e capacità di coordinamento.

Il tema dei tempi di applicazione è stato richiamato anche da Roberto Magnaghi, presidente di FIRI. «L’esperienza italiana nel mondo degli imballaggi industriali è rilevante. In trent’anni ci siamo preparati anche a coprire aspetti che in altri Paesi non vengono gestiti con sistemi capaci di tracciare e misurare i risultati», ha sottolineato. Tuttavia, ha avvertito, «i tempi iniziano a essere stretti», mentre molte imprese associate stanno già ricevendo richieste di chiarimento su come adeguarsi ai nuovi parametri. Per Magnaghi, uno dei nodi centrali riguarda la tracciabilità. «Il nostro sistema traccia gli imballaggi raccolti e avviati al riciclo con una certa metodologia. Dobbiamo cambiarla? E quando sapremo qual è il sistema definitivo?». Da qui la necessità di indicazioni chiare, in tempi compatibili con le decisioni industriali e con gli investimenti richiesti alle imprese.

Anche Nicola Morena, Packaging Procurement Manager di La Doria, ha evidenziato la complessità del PPWR, definendolo un regolamento «ampio e molto articolato». Per La Doria, che produce internamente una parte rilevante dei propri imballaggi metallici, il nuovo quadro normativo rappresenta sia una sfida sia un’opportunità. «Abbiamo anticipato come azienda alcune specifiche del regolamento – ha spiegato –. Il PPWR può essere anche un’occasione di miglioramento della sostenibilità ambientale, talvolta anche economica, e può stimolare una maggiore competitività». Restano però diversi elementi di preoccupazione. Morena ha citato, tra gli altri, il tema dei PFAS, per i quali mancano metodologie di misurazione pienamente standardizzate. «A fronte di regole e prescrizioni rigide, la mancata armonizzazione tra regolamenti europei e modalità di controllo può generare disomogeneità territoriali e rischi di sperequazioni economiche tra gli attori della filiera». Un altro fronte riguarda le percentuali minime di plastica riciclata, con problemi legati alla disponibilità di materiale post-consumo, alle diverse tipologie di polimeri e al mantenimento delle performance richieste. Per l’industria conserviera, ha aggiunto Morena, alcune prescrizioni richiedono una pianificazione attenta, perché non sempre esistono soluzioni alternative immediatamente disponibili. «È fondamentale un dialogo aperto tra istituzioni e imprese per superare le criticità e trovare soluzioni condivise. Bisogna procedere celermente, ma con la giusta pianificazione: i tempi normativi sono spesso troppo stretti rispetto ai tempi industriali».

Giovanni Cappelli, direttore generale di ANFIMA, ha richiamato i risultati raggiunti dal sistema italiano. «Il nostro sistema è stato fantastico e ha ottenuto ottimi risultati», ha affermato, ricordando che l’acciaio in primis, ma anche altri materiali, hanno raggiunto livelli di riciclo molto elevati. Per Cappelli, la presenza condivisa di produttori e utilizzatori nei tavoli di confronto rappresenta un elemento positivo, soprattutto in vista delle prossime sfide regolatorie.

Sul ruolo dell’acciaio si è soffermato anche Magnaghi. «L’acciaio parte in testa rispetto ad altri materiali sul fronte del riciclo, ma qualcosa si può comunque migliorare». Il presidente di FIRI ha citato, ad esempio, il tema dello spessore dei fusti: alleggerire eccessivamente un imballaggio può ridurre la possibilità di riutilizzarlo più volte. «Ragionare in termini di filiera sarà fondamentale per innovare nei prossimi anni».

Guardando al futuro, Cappelli ha sottolineato la necessità di continuare a collaborare tra produttori, utilizzatori e centri servizio per migliorare ulteriormente sia il tasso di riciclo sia il riutilizzo dei materiali. «Siamo già a livelli vicini alla soglia del 90% del riciclo. Cerchiamo di fare ancora un paio di gradini in più: per fortuna non dobbiamo farne dieci».

Spazio anche all’innovazione con la presentazione di En-finity, progetto sviluppato da Steelforce Packaging in collaborazione con il Politecnico di Milano. Illustrato da Lorenzo Padovani, Sales Director di Steelforce Packaging, e dal professor Carlo Mapelli, il progetto punta a reimpiegare il rottame proveniente dagli imballaggi in acciaio e a ridurre le emissioni di CO₂ fino al 90%, contribuendo a rendere ancora più sostenibile la filiera del packaging in acciaio.

FONTE: SIDERWEB

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