Matteotti meritava (da tutti) ben altro omaggio - Partito Socialista Italiano

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di Fabio Martini

La targa dedicata a Giacomo Matteotti, l’assegnazione di un “seggio permanente” alla Camera e il ricordo dell’Aula sono stati tre momenti a loro modo memorabili e neppure la diserzione da parte dei deputati della destra è bastata a macchiarne il valore simbolico. Sui parlamentari di Fratelli d’Italia, bene ha detto Bobo Craxi: “Peggio per loro”. Ben detto perché non serviva molta intelligenza politica per capire che quell’omaggio non era un momento di partito, ma era semmai un obbligo morale per ogni parlamentare. La Repubblica – o anche la Nazione, come la chiama Meloni – devono sapersi ritrovare sempre e in modo corale attorno a patrioti come Matteotti, che come disse De Gasperi, seppe esprimere al meglio proprio “la dignità della Nazione”. Ma dopo due anni di celebrazioni per i cento anni dall’omicidio, bisogna dire che quasi nessuna forza politica è stata pienamente all’altezza. Se escludiamo i convegni organizzati dal Psi, dalla Fondazione Matteotti, le pubblicazioni di Mondoperaio e dei Quaderni Rosselli, il mondo politico ufficiale ha partecipato in modo rituale, da atto dovuto, escludendo a onor del vero la Presidenza della Camera, che già due anni fa aveva promosso una cerimonia in aula molto solenne. Nel caso del Pd, esclusi parlamentari come Federico Fornaro e Roberto Morassut e pochi altri, non si ricordano apporti paragonabili a quelli dispiegati dai Dem per figure pur importanti come Enrico Berlinguer e Tina Anselmi. Persino l’idea della targa e del “seggio permanente” – che era stata di Walter Veltroni nel 2010 – è stata rivendicata da Avs e soltanto l’intervento in aula di Morassut ha consentito di rimettere le cose in ordine. La partecipazione distratta del mondo politico è stata compensata da un notevole apporto di “base” e storiografico: sono usciti oltre cinquanta libri e in tutta Italia si sono svolte centinaia di mostre, convegni e spettacoli, promossi dal basso, spontaneamente. E tuttavia, grazie all’ignavia di parte della politica, la vera identità di Matteotti è rimasta oscurata. Giacomo Matteotti – la vittima del primo “delitto di Stato” e non è poco – è stato anche un socialista intransigente: nella osteggiata scelta riformista. Meritava di essere ricordato per come era. Per intero.

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