di Stefano Amoroso
In una notte di fine novembre 2025, senza preavviso e senza una vera motivazione, i fondi pubblici per le Comunità Energetiche Rinnovabili sono stati tagliati, dai 2,2 miliardi inizialmente previsti, a 795,5 milioni di euro. Un taglio d 1,4 miliardi. A cui si aggiungono i tagli precedenti sull’efficienza energetica dell’edilizia pubblica e altre decurtazioni che hanno riguardato le energie rinnovabili. Il risultato cumulato è stato un taglio di circa 16 miliardi, tra nove misure diverse, che è avvenuto tra 2023 e 2025. Non solo sono stati tagliati i fondi per le energie rinnovabili, ma anche quelli per rendere la rete elettrica del Paese più efficiente e resiliente, e finanche quelli per finanziare il risparmio energetico. Col paradosso finale che alcuni dei fondi tolti alle fonti rinnovabili sono stati usati per finanziare costruzione ed ampliamento dei rigassificatori italiani. È stato fatto di tutto, per puntare sulla strategia di far diventare l’Italia il più importante hub europeo del gas. Certamente il Governo Meloni non poteva prevedere quello che sarebbe successo nel 2026, prima in Venezuela e poi nel Golfo Persico, ma non avere un piano di riserva non è mai granché intelligente. E così arriviamo ad oggi ed alla disperata corsa contro il tempo del Governo, per evitare che il Paese si fermi e l’economia collassi. Il risultato paradossale è che ora l’Italia sta contrattando con la Ue la possibilità di riallocare sulle energie rinnovabili una parte dei soldi tolti in precedenza (si parla di 2,1 miliardi di euro) più altre risorse da trovare nel bilancio statale, per un totale di circa 6,5 miliardi di euro. Vale a dire, meno della metà dei soldi sottratti a queste voci di spesa dal Pnrr. E con l’aggravante di aver perso tre anni e mezzo nella progettazione e realizzazione di opere che ora sarebbero vitali per l’economia e le famiglie italiane. Perché, infatti, è di questo che stiamo parlando: di fare una corsa contro il tempo per evitare che l’economia si fermi completamente, mentre l’inflazione galoppa veloce. Esiste un nome per questa spaventosa chimera: gli economisti la chiamano stagflazione (dall’unione di stagnazione economica ed inflazione), ed è uno dei mali peggiori che uno Stato moderno possa affrontare. E non è finita qui: l’approvazione, per ora solo in Senato, del Ddl che permette lo sblocco dei finanziamenti alle piccole centrali nucleari modulari, che potrebbero essere pronte tra qualche anno, fa entrare in campo un pericoloso concorrente delle energie rinnovabili: l’energia derivata dall’atomo. Che certamente non presenta gli stessi problemi di emissioni inquinanti delle energie fossili, ma non è per questo immune da critiche, punti deboli e problemi sostanzialmente irrisolti, a cominciare dallo smaltimento definitivo delle scorie nucleari. L’Italia, così, continua a girare intorno all’unica domanda che conta veramente: siamo pronti ad affrontare di petto il problema della transizione energetica, dalle fonti inquinanti e non rinnovabili a quelle pulite e rinnovabili? È una questione di costi, visto che il barile di petrolio a 98 dollari, come è attualmente, è sicuramente insostenibile nel lungo periodo. E visto che, contemporaneamente, produrre energia dal vento costa un terzo in meno, e per quella da fonte solare si scende addirittura ad un quinto. Ma non è solo questo. Come sta dimostrando in maniera evidente la crisi dello Stretto di Hormuz, le crisi belliche e geopolitiche regionali possono minacciare il commercio di gas e petrolio nel mondo, con conseguente aumento del rischio e quindi dei costi per assicurarlo. Se si investe sulle energie rinnovabili, invece, il rischio si riduce moltissimo fino ad azzerarsi: il vento, il sole, l’acqua e l’energia geotermica, infatti, non possono essere sequestrate da nessuno, non sottostanno ad alcun pedaggio e sono liberamente disponibili. Puntando sulle energie rinnovabili, quindi, l’Italia ne guadagnerebbe sia dal punto di vista economico che strategico, sganciandosi dal ricatto dei Paesi fornitori dell’oro nero e del gas, e puntando sulle proprie risorse interne per crescere. Tra tutte le energie rinnovabili quella geotermica è la più sorprendente: può alimentare piccole e grandi centrali elettriche, come a Larderello, provincia di Pisa, in Toscana, ma può fornire energia anche alle pompe di calore. Inoltre, è disponibile sempre, 24 ore al giorno e per tutti i giorni della settimana. Se si supera l’ostacolo del forte investimento iniziale, dunque, l’energia geotermica, come anche quella eolica o idroelettrica, rappresenta una fonte sicura, pulita e redditizia. Tuttavia, adesso è il momento di decidere e di agire: il Governo Meloni riuscirà a fare tesoro delle lezioni apprese ed a correggere i gravi errori d’impostazione della politica energetica del passato? Gran parte del prossimo futuro del Paese passa da qui.