Asolo Art Film Festival: la cultura come infrastruttura relazionale

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25/06/2026

Diego Rizzardo

AI, nuove generazioni e il valore delle Relazioni Pubbliche

A dieci giorni dalla conclusione della 42ª edizione dell'Asolo Art Film Festival, il tema IMAGO lascia in eredità alcune riflessioni che superano il semplice bilancio culturale. In un contesto segnato dall'accelerazione tecnologica e dalla frammentazione del dibattito pubblico, il festival è stato uno spazio d’osservazione privilegiato per verificare sul campo una tesi cara alla nostra professione: la capacità della cultura di generare legami autentici e farsi infrastruttura.

Con oltre 500 opere candidate da più di 60 Paesi e 90 film selezionati, Asolo ha trasformato per tre giorni la varietà delle provenienze in un confronto diretto tra artisti, professionisti e istituzioni. Il bilancio finale restituisce una consapevolezza precisa: la qualità di un progetto culturale si misura anche dalla sua capacità di costruire relazioni durature e creare contesti in cui visioni differenti possano convergere.

Il coraggio del dibattito: l'impatto dell'Intelligenza Artificiale

Uno dei nodi centrali di questa edizione è stato il modo in cui il festival ha scelto di relazionarsi con l'innovazione tecnologica. In un panorama in cui la responsabilità di chi produce e diffonde immagini è cruciale, Asolo non ha eretto barriere contro il nuovo: ha scelto di discuterlo.

L'assegnazione del premio come Miglior Film d'Arte a “Post Truth” di Alkan Avcıoğlu, un lungometraggio interamente generato con l'Intelligenza Artificiale, si inserisce in questo solco e non senza suscitare interrogativi tra autori, professionisti e addetti ai lavori. Perplessità comprensibili in un settore che vive di sguardo umano, creatività e mestiere artigianale. Ma è proprio nel confronto acceso, nelle discussioni nate dentro e fuori la sala, che si misura la scelta del festival: aprire il dibattito invece di chiuderlo dietro un’ortodossia preconcetta.

Per chi si occupa di comunicazione, la lezione è chiara: governare il cambiamento non significa schierarsi aprioristicamente, ma presidiare i luoghi di confronto per comprendere, contestualizzare e governare le trasformazioni.

Dall'aula universitaria alla macchina organizzativa: la palestra dello stage curriculare

L'attenzione alle nuove generazioni non è stata una dichiarazione d'intenti, ma una pratica organizzativa. Il festival ha ospitato un gruppo di studentesse internazionali dell'Università di Padova, inserendole direttamente nella gestione dei flussi informativi, dell'accoglienza e delle relazioni con ospiti di culture differenti. Un'esperienza sul campo difficilmente replicabile in aula.

In questo scenario, il patrocinio della Federazione si è tradotto in un'azione concreta di mentorship. Grazie all'impegno dei soci della Delegazione FERPI Triveneto, tra cui Michela de Faveri, Ilaria Romanzin e chi scrive, le studentesse sono state affiancate in un percorso di accompagnamento professionale. Per il nostro settore, investire sui giovani significa questo: creare occasioni reali in cui le competenze relazionali si sviluppino nel confronto con la complessità del contesto e non solo attraverso la teoria.

Dal pluralismo degli sguardi all'incontro reale

Con opere candidate da più di 60 Paesi, quella pluralità si è tradotta nella presenza fisica ad Asolo di oltre 40 autori tra i 90 selezionati, arrivati anche da contesti complessi e geograficamente distanti come Iran, Cina, Turchia e Russia.

Sentire conversazioni in italiano, inglese e persiano alternarsi negli stessi spazi, tra una proiezione e un incontro pubblico, restituisce la dimensione più autentica delle relazioni pubbliche: la centralità delle persone. In un momento storico segnato da forti polarizzazioni geopolitiche, l'efficacia della comunicazione si misura nella capacità di mantenere aperti spazi di dialogo comune.

Figure di rilievo come Adrian Paci, vincitore del Gran Premio Asolo, Roland Sejko e Lina Sastri (Premio Duse alla carriera) hanno contribuito ad alimentare un confronto che è andato ben oltre la dimensione celebrativa.

Gli incontri ospitati in luoghi simbolici come Villa Freya e Villa Il Galero, dedicati a temi quali censura, libertà d'espressione e ruolo dell'arte nella società contemporanea, hanno confermato la capacità del festival di essere ancora una piazza pubblica aperta. Anche iniziative più trasversali, come la mostra e il successivo DJ set di Andy dei Bluvertigo insieme a Lilya, hanno risposto alla stessa logica: favorire l'incontro tra pubblici differenti e linguaggi diversi, ampliando la partecipazione senza rinunciare alla qualità della proposta culturale.

Per chi opera nelle relazioni pubbliche, il valore non risiede soltanto nell'organizzare eventi, ma nel creare le condizioni affinché persone provenienti da esperienze differenti possano riconoscersi in uno spazio comune di dialogo.

Il bilancio per i professionisti delle PR

L'Asolo Art Film Festival si chiude confermando un principio che appartiene al DNA di FERPI: la riuscita di un progetto non dipende solo dalla qualità del programma, ma dalla solidità della rete relazionale che si riesce a costruire e alimentare.

L'equilibrio trovato tra istituzioni, partner territoriali, università, professionisti, artisti e pubblico dimostra che la cultura può funzionare come un'efficace infrastruttura relazionale, capace di generare fiducia, reputazione e valore condiviso per il territorio.

In un'epoca segnata dalla velocità e dalla mediazione tecnologica, il compito delle relazioni pubbliche resta radicalmente umano: costruire fiducia tra persone reali, in luoghi reali. È lì che nascono le comunità (professionali, culturali, civili) capaci di durare.

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