Dalla lettera di fra Antonio Scabio, Ministro provinciale
Il Perdono di Assisi non è soltanto un’indulgenza da ricevere. È anzitutto una porta da attraversare. Entriamo portando il peso delle nostre fragilità, delle nostre ferite, dei nostri peccati e ne usciamo raggiunti dalla tenerezza di Dio, che ricrea il cuore e restituisce speranza.
Francesco aveva sperimentato tutto questo nella propria vita. Sapeva di essere stato raggiunto dalla misericordia del Signore e per questo desiderava che nessuno rimanesse escluso da tale dono. La sua richiesta a papa Onorio III nasceva dalla certezza che il Vangelo è anzitutto una buona notizia per chi si riconosce bisognoso di essere salvato.
Ma l’esperienza di Francesco non si ferma qui. La misericordia ricevuta diventa inevitabilmente misericordia donata. Nel Cantico delle Creature egli canta: «Laudato si’, mi’ Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore». Il perdono non è presentato come un gesto straordinario riservato a pochi, ma come il luogo nel quale fioriscono la pace e la vera letizia. Là dove si sopportano con pazienza le infermità, le tribolazioni e anche le ferite reciproche, Dio continua a generare comunione.
Anche il nostro tempo è attraversato da incomprensioni, differenze di sensibilità, fatiche relazionali, stanchezze personali e comunitarie. Anche noi possiamo essere tentati di attendere che l’altro cambi, che diventi “migliore”, prima di aprirgli il cuore. Eppure, proprio lì dove le relazioni ci mettono alla prova, il Signore continua a offrirci la possibilità di sperimentare la sua misericordia e di imparare un amore più vero.
Francesco aveva compreso che perfino il fratello difficile può diventare il luogo nel quale Dio ci dona una grazia inattesa.
È una parola esigente, ma anche profondamente liberante. Perché il perdono non cambia soltanto chi lo riceve: trasforma anzitutto il cuore di chi perdona. Ci libera dall’amarezza, dalla pretesa di avere sempre ragione, dalla tentazione di trattenere il male ricevuto. Ci rende più simili al Padre, la cui misericordia precede sempre ogni nostro merito.
Per questo il Perdono di Assisi continua a essere una profezia anche per il nostro tempo. In un mondo segnato da contrapposizioni, rancori, polarizzazioni, violenze e vendette, a tutti i livelli (da quello intrafamiliare a quello sociale e internazionale), la Porziuncola ricorda che il Vangelo apre sempre una strada nuova: quella della riconciliazione, della fraternità e della pace.