L’iniziativa, coordinata da Toscana Life Sciences e finanziata dall’associazione cblC APS, intende ripristinare il corretto metabolismo cellulare dei pazienti grazie a una proteina ricombinante
La ricerca sulla cblC compie un nuovo passo avanti. La Fondazione Toscana Life Sciences (TLS) ha avviato un progetto dedicato all’acidemia metilmalonica con omocistinuria di tipo cblC, una malattia genetica rara dovuta a un'alterazione nel metabolismo della vitamina B12 (cobalamina). L’iniziativa è finanziata con un contributo di 150.000 euro dall’Associazione Italiana Acidemia Metilmalonica con Omocistinuria cblC APS, realtà impegnata nel sostegno alla ricerca scientifica sulla patologia e parte dell’Alleanza Malattie Rare. Il progetto, coordinato da TLS in collaborazione con la Sezione di Biofisica del CNR di Palermo e l’Università di Ferrara, punta a sviluppare un approccio terapeutico basato su proteine ricombinanti, con l’obiettivo di correggere il difetto metabolico alla base della patologia.
UNA MALATTIA RARA CHE COMPROMETTE IL METABOLISMO DELLA COBALAMINA
La cblC è il più comune difetto congenito del metabolismo intracellulare della vitamina B12. Può manifestarsi in diverse fasi della vita, dal periodo neonatale fino all’età adulta, e può determinare un quadro clinico complesso. Tra le manifestazioni più frequenti si osservano ritardo dello sviluppo psicomotorio, scarso accrescimento, progressivo deterioramento neurologico, problemi oculari e retinici con riduzione della vista, cardiomiopatia e convulsioni. Le terapie attualmente disponibili consentono di gestire alcuni aspetti della malattia, ma non sono ancora in grado di offrire una soluzione definitiva; per questo motivo resta fondamentale proseguire la ricerca verso nuove possibilità terapeutiche.
La malattia, nelle diverse varianti, colpisce complessivamente un nuovo nato ogni 100.000, il che porta le nuove diagnosi a circa 12-15 casi all’anno. In Italia sono stimati circa 250 casi di cblC, nel mondo tra i 30.000 e i 35.000. Dal 2017 la patologia è oggetto di screening neonatale esteso in Italia e in alcuni altri Paesi europei. La diagnosi mediante screening ha considerevolmente migliorato la prognosi della patologia, consentendo di introdurre in epoca pre-sintomatica la terapia ad oggi disponibile, basata su iniezioni quotidiane di idrossicobalamina ad alto dosaggio. Tuttavia, numerose complicazioni e problematiche permangono, prima fra tutte una severa ipovisione e un ritardo cognitivo variabile spesso legato all’ipovisione stessa.
LO SVILUPPO DELLA PROTEINA RICOMBINANTE MMACHC
Il progetto si concentra sulla proteina ricombinante MMACHC, già studiata in una fase preliminare condotta presso TLS nel 2014. In quell’occasione era stato dimostrato che l’introduzione della proteina in cellule derivate da pazienti poteva riportare a livelli normali alcuni metaboliti intracellulari alterati dalla malattia. Sulla base di questi risultati, il nuovo progetto mira a mettere a punto un sistema di rilascio intracellulare della proteina che sia efficace, sicuro e compatibile con i requisiti necessari per un futuro sviluppo clinico.
Le attività previste comprendono la raccolta di campioni biologici di pazienti con cblC, la produzione e la modifica della proteina ricombinante e la sua integrazione in sistemi avanzati di veicolazione. La sperimentazione iniziale sarà condotta in vitro su fibroblasti ottenuti da pazienti, per valutare il possibile recupero delle funzioni metaboliche cellulari. In base ai risultati della prima fase, condotta sulle cellule epiteliali dei pazienti, sarà successivamente valutata l’efficacia della strategia terapeutica attraverso un modello animale della patologia.
“La sfida scientifica è rappresentata dallo sviluppo di un nuovo sistema di delivery in grado di veicolare efficacemente la proteina ricombinante all’interno delle cellule malate”, spiega Laura Tinti, ricercatrice TLS e principal investigator del progetto. “L'obiettivo è creare un enzima funzionale che, una volta somministrato, possa contribuire al recupero del metabolismo cellulare nei pazienti e che possa dimostrare la propria efficacia anche in un modello in vivo”.
LA COLLABORAZIONE TRA RICERCA SCIENTIFICA E COMUNITÀ DEI PAZIENTI
Il progetto nasce dalla collaborazione tra enti di ricerca e associazioni di pazienti, un modello sempre più rilevante nello sviluppo di nuove terapie per le malattie rare. Fondata nel 2017, l’Associazione Italiana Acidemia Metilmalonica con Omocistinuria cblC APS riunisce una rete di famiglie e pazienti, promuove attività di ricerca e favorisce il dialogo tra centri clinici e scientifici. “Nella nostra mission è prioritario l’interesse per la ricerca al fine di migliorare le attuali terapie ma soprattutto di cercarne di nuove, più efficaci, più definitive e con un minor costo biologico per i pazienti”, sottolinea Alessandro Costetti, presidente dell’associazione che conta ad oggi 120 soci e rappresenta più di 100 casi di cblC in Italia.
“Circa due anni fa sono venuto a conoscenza del precedente progetto sulla potenziale proteina MMACHC ricombinante, condotto nel 2014 dalla dottoressa Laura Tinti. L’ho contattata nella speranza di poter dare nuova vita allo studio, con l’ambizione di gettare le basi per una possibile terapia enzimatica basata sulla proteina ricombinante”, conclude Costetti. “La proposta è stata accolta con grande entusiasmo e si è concretizzata nella collaborazione con TLS”.