L’estate ha un effetto particolare sui biker. Le giornate sembrano infinite, il sole tramonta tardi, le ferie finalmente permettono di avere più tempo libero e quella mountain bike rimasta per mesi a prendere polvere in garage sembra improvvisamente chiamarci ogni mattina.
Così si comincia.
Un’uscita in più, una salita che durante l’inverno non avevamo mai tempo di affrontare, un tour di due giorni, una nuova zona da esplorare. Poi arriva il giorno successivo e pensiamo: “Visto che sono in ferie, perché non pedalare anche oggi?”
Ed è proprio qui che bisogna fermarsi un momento.
Perché sfruttare l’estate significa certamente pedalare. Ma significa anche saper riconoscere quando è arrivato il momento di scendere dalla bici.
Il vero biker non è quello che passa tutte le vacanze in sella.
È quello che riesce a tornare a casa con la voglia di pedalare ancora.
Il rischio di trasformare la passione in un altro impegno
Quando finalmente abbiamo tempo libero, siamo portati naturalmente a riempirlo.
È un meccanismo curioso. Durante l’anno desideriamo disperatamente avere una giornata intera per andare in MTB. Quando quella giornata arriva, però, spesso la trasformiamo in una piccola gara contro il calendario.
Bisogna fare più chilometri.
Più dislivello.
Più sentieri.
Più escursioni.
E magari, alla fine della vacanza, ci accorgiamo di essere stanchi.
La passione rimane, naturalmente, ma il corpo presenta il conto.
Soprattutto in estate, quando caldo, sudorazione e maggiore esposizione al sole aumentano lo stress fisico, accumulare uscite senza adeguato recupero può trasformare il piacere della bicicletta in una fonte di affaticamento.
Il riposo non è tempo perso
Questo è forse il concetto più difficile da accettare per chi ama davvero pedalare.
Un giorno senza MTB non è necessariamente un giorno sprecato.
Il recupero permette al corpo di adattarsi agli sforzi precedenti. Muscoli, articolazioni e sistema nervoso hanno bisogno di tempo per recuperare. Anche la concentrazione, fondamentale soprattutto nella guida tecnica, beneficia di un adeguato riposo.
E allora perché non concedersi una giornata al mare?
Una passeggiata.
Qualche ora all’ombra.
Un pranzo senza guardare continuamente l’orologio.
Un libro.
Una serata tranquilla con la famiglia.
Non stiamo tradendo la nostra mountain bike.
Stiamo preparando il corpo e la mente per tornare a godercela.
Il mare non è il nemico della MTB
Per chi trascorre l’estate in località costiere, il mare può diventare addirittura una parte integrante della vacanza.
Una mattina dedicata al trail e un pomeriggio trascorso in spiaggia possono convivere perfettamente, purché si tenga conto del carico complessivo della giornata.
Bisogna però ricordare che caldo, sole e acqua salata aggiungono ulteriori fattori di stress.
Dopo una lunga pedalata sotto il sole, trascorrere ore sulla spiaggia nelle ore più calde potrebbe non essere la scelta migliore. Anche il semplice stare al sole continua a richiedere attenzione all’idratazione e al recupero.
Il buon senso viene prima del programma.
E poi c’è la famiglia
Questo è un altro aspetto che spesso viene dimenticato.
La mountain bike è una passione bellissima, ma per molte persone non è l’unica cosa importante durante le vacanze.
Ci sono partner, figli, genitori, amici e persone con cui condividere quei pochi giorni di libertà che abbiamo durante l’anno.
Pretendere di dedicare ogni mattina e ogni pomeriggio alla bicicletta può creare un equilibrio molto difficile da mantenere.
La soluzione non è necessariamente rinunciare alle uscite.
È parlarne.
Programmare.
Condividere.
Una giornata può essere dedicata interamente alla MTB, mentre quella successiva può diventare una giornata familiare. Un’altra ancora può prevedere una pedalata breve al mattino e il resto del tempo libero insieme.
La vacanza non deve diventare una trattativa permanente tra chi vuole pedalare e chi vuole fare altro.
Può diventare un’esperienza nella quale trovano spazio entrambe le esigenze.
Imparare a scegliere la pedalata giusta
Non tutte le uscite devono essere epiche.
Questa è una delle lezioni che le Guide più esperte imparano con gli anni.
Dopo un tour impegnativo può essere molto più intelligente affrontare il giorno successivo un percorso breve e panoramico, magari senza grandi difficoltà tecniche.
A volte due ore vissute bene valgono più di cinque ore affrontate per obbligo.
La Guida sa che il percorso deve essere adeguato alle condizioni del gruppo.
Il biker dovrebbe imparare ad applicare lo stesso principio a sé stesso.
Se siamo stanchi, scegliamo una pedalata più facile.
Se abbiamo dormito poco, riduciamo l’intensità.
Se il caldo è eccessivo, cambiamo orario.
Se il corpo manda segnali insistenti, ci fermiamo.
Non è debolezza.
È esperienza.
Una vacanza non è un ritiro agonistico
Anche chi si allena seriamente dovrebbe ricordare che le ferie hanno una funzione diversa.
Il periodo estivo può certamente essere sfruttato per migliorare la condizione, aumentare i chilometri o preparare un obiettivo autunnale.
Ma non deve necessariamente trasformarsi in un ritiro sportivo.
La vacanza serve anche a recuperare energie mentali.
Cambiare ambiente, vedere persone care, mangiare con calma, dormire un po’ di più e vivere giornate senza programmi rigidi sono elementi che contribuiscono al benessere tanto quanto una bella uscita in mountain bike.
Il corpo non distingue sempre tra “allenamento” e “vacanza”.
Registra comunque il carico complessivo.
Il consiglio delle Guide: lasciare sempre spazio all’imprevisto
Una delle cose più belle dell’estate è proprio la possibilità di non programmare tutto.
Una Guida sa quanto sia importante avere un piano, ma sa anche che il piano deve poter cambiare.
Lo stesso vale per il biker in vacanza.
Se una mattina ci si sveglia stanchi, non bisogna sentirsi obbligati a partire perché “era previsto”.
Se invece una giornata al mare diventa improvvisamente l’occasione per stare insieme agli amici o alla famiglia, non c’è nessuna ragione per sentirsi in colpa.
La mountain bike resterà lì.
Il giusto equilibrio non è uguale per tutti
Non esiste un numero perfetto di uscite settimanali.
Per qualcuno saranno quattro, per qualcun altro due. C’è chi recupera rapidamente e chi ha bisogno di più tempo. Ci sono biker allenati e principianti, giovani e meno giovani, persone abituate al caldo e altre che lo soffrono maggiormente.
Per questo il vero equilibrio non si trova copiando la vacanza di qualcun altro.
Si trova ascoltando il proprio corpo, valutando il proprio livello di preparazione e soprattutto comprendendo che la qualità dell’esperienza conta più della quantità.
La montagna non scappa
Forse è questa la conclusione più importante.
Durante l’estate abbiamo la sensazione di dover sfruttare ogni giornata perché “poi arriva settembre”.
Ma non è necessario conquistare tutti i sentieri in una sola stagione.
Non serve trasformare ogni alba in una partenza e ogni tramonto in un rientro.
Ci saranno altre vacanze.
Altri weekend.
Altre montagne.
Altri sentieri.
E probabilmente, dopo una giornata trascorsa semplicemente a rilassarsi con le persone che amiamo, torneremo in sella con ancora più entusiasmo.
Le Guide dell’Accademia Nazionale del Ciclismo lo sanno bene: accompagnare qualcuno in MTB non significa soltanto insegnargli a pedalare meglio.
Significa anche insegnargli a conoscere i propri limiti, a gestire le energie e a vivere la bicicletta nel modo più sostenibile possibile.
Perché la passione più sana non è quella che pretende tutto da noi.
È quella che ci permette di pedalare per tutta la vita.
E allora sì: quest’estate diamoci dentro.
Pedaliamo, esploriamo, affrontiamo salite e discese.
Ma ogni tanto lasciamo la MTB in garage.
Andiamo al mare.
Dedichiamo una giornata alla famiglia.
Dormiamo un’ora in più.
Facciamo niente.
Perché anche il niente, quando arriva dopo mesi di corse, può essere esattamente ciò di cui avevamo bisogno.
E il giorno dopo, quando torneremo a prendere la nostra mountain bike, ci sembrerà ancora più bella.