A Civitanova Marche, la storia della famiglia Cimadamore nella ristorazione incontra una nuova idea di ospitalità. Nel decimo anniversario di Taverna41, un ampliamento di 120 mq firmato dall’architetto Simone Cimadamore di RADarchitetture rinnova gli spazi del ristorante, mentre la cucina di Andrea Cimadamore continua a raccontare il territorio tra memoria, ricerca e Adriatico.
Ci sono luoghi che nel tempo diventano parte della storia di un territorio. Non soltanto per ciò che portano in tavola, ma per il modo in cui accolgono le persone. Costruiscono relazioni e interpretano, attraverso il proprio linguaggio, il contesto in cui si trovano. Taverna41, a Civitanova Marche, è uno di questi luoghi.
La sua storia nasce all’interno di una storia ancora più lunga: quella della famiglia Cimadamore. Dal 1983 opera nel mondo della ristorazione. Caterina e Maurizio Cimadamore hanno costruito negli anni un percorso fatto di esperienze diverse, accomunate dalla ricerca della qualità, dalla cura dell’ospitalità e dalla volontà di evolvere insieme al proprio mestiere.
Nel 2015 nasce Taverna41, il progetto nel quale questa esperienza trova una nuova sintesi. Oggi il ristorante è ancora guidato da Caterina e Maurizio, insieme al figlio Andrea Cimadamore, chef, che ha sviluppato una proposta gastronomica capace di mettere in dialogo tradizione e contemporaneità.
La cucina come racconto del territorio
La cucina di Andrea parte dalla tradizione marchigiana, ma non si ferma alla sua riproposizione. La ricerca sulle materie prime, la tecnica e la sperimentazione diventano strumenti per reinterpretare una cucina profondamente legata al territorio. La proposta gastronomica si muove tra terra e mare Adriatico, due dimensioni che appartengono alla geografia e alla cultura di Civitanova Marche.
La memoria familiare è presente, per esempio, nelle tagliatelle fatte a mano al ragù tradizionale, preparate ancora secondo la ricetta della
nonna Mimi. Accanto a questo piatto simbolo trovano spazio interpretazioni contemporanee come gli spaghetti cacio, pepe e tartufo, i ravioloni di bufala, funghi e pomodorini arrostiti e le tartare di tonno e spigola.
È una cucina nella quale la tradizione non rappresenta un punto di arrivo, ma una base da cui partire per costruire un’identità contemporanea.
Dieci anni di Taverna41 e un nuovo spazio
È proprio nel decimo anniversario di Taverna41 che la famiglia Cimadamore sceglie di ampliare il ristorante. Nel 2025 viene realizzata una nuova sala di 120 mq, progettata dall’architetto Simone Cimadamore, di RADarchitetture. Anche nella dimensione dello spazio, il progetto porta quella ricerca di equilibrio tra identità e contemporaneità che caratterizza il ristorante.
L’intervento nasce dalla volontà di introdurre un nuovo ambiente e accompagnare una nuova fase del locale, mantenendo il legame con la sua storia. La nuova sala è concepita come uno spazio leggero e trasparente, nel quale il rapporto con l’esterno diventa parte dell’esperienza.
La struttura in acciaio verniciato verde dialoga con il contesto, mentre gli infissi a libro permettono di aprire completamente il perimetro della sala. Interno ed esterno possono così entrare in relazione in modo più fluido, modificando la percezione dello spazio in funzione delle stagioni.
Un grande oblò circolare incornicia il paesaggio esterno e diventa uno degli elementi distintivi dell’intervento. Il motivo del cerchio ritorna nelle travi della copertura e nel tavolo custom made con base cilindrica in ferro e piano in legno di noce.
Un’architettura che dialoga con la memoria
Il progetto di Simone Cimadamore non si limita a introdurre un nuovo volume. Costruisce un ambiente nel quale elementi contemporanei e tracce della storia di Taverna41 convivono. Il pavimento in tonalità terra e il legno di abete della copertura definiscono un’atmosfera calda. Le sedute in pelle chiara completano la luminosità dell’ambiente. A questi elementi si affiancano alcuni pezzi vintage: una madia decorata in stile veneziano, una libreria in legno del XIX secolo e un’opera contemporanea degli artisti Dadimani.
Anche l’illuminazione è stata studiata per accompagnare l’architettura, con faretti incassati, linee LED integrate nelle travi e lampade Tolomeo che introducono una dimensione più domestica. All’esterno, il progetto conserva gli elementi del paesaggio esistente e integra essenze vegetali coerenti con l’ambiente marittimo.
Taverna41: una famiglia, competenze diverse, un unico progetto di ospitalità
C’è un elemento che rende particolarmente interessante la storia di Taverna41: cucina e architettura nascono all’interno della stessa famiglia, ma attraverso competenze differenti. Andrea Cimadamore racconta il territorio attraverso la cucina e la ricerca gastronomica. Simone Cimadamore, architetto e parte di RADarchitetture, lo interpreta attraverso lo spazio. Caterina e Maurizio rappresentano invece la storia dell’ospitalità da cui tutto ha avuto origine.
Il risultato è un luogo nel quale queste diverse dimensioni non vengono raccontate separatamente, ma concorrono alla stessa esperienza: mangiare, stare, incontrarsi e vivere un luogo della costa marchigiana.
A dieci anni dalla nascita di Taverna41, il nuovo ampliamento diventa così l’occasione per raccontare non soltanto un ristorante che cresce, ma una storia familiare che continua a trovare nuove forme attraverso cucina, architettura e ospitalità.
| Scheda progetto | |
|---|---|
| Località | Civitanova Marche (MC) |
| Anno di apertura | 2015 |
| Anno ampliamento | 2025 |
| Superficie nuova sala | 120 mq |
| Chef | Andrea Cimadamore |
| Progetto di ampliamento | Architetto Simone Cimadamore – RADarchitetture, Firenze |
| Fotografia | Sofia Lalli |
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