GM lascia la gigafactory in Indiana: Samsung SDI punta anche sullo storage - ZeroEmission.eu

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Il mercato delle batterie negli Stati Uniti sta cambiando rapidamente. General Motors ha deciso di uscire dalla joint venture con Samsung SDI nata per realizzare una grande fabbrica di celle a New Carlisle, in Indiana, cedendo al partner coreano la propria quota del 49,99%.

Samsung SDI diventerà così proprietaria al 100% di SDI-GM Synergy Cells Holdings e assumerà il pieno controllo del progetto, compreso il sito produttivo.

La decisione arriva in uno scenario molto diverso rispetto a quello nel quale era nata la collaborazione: la domanda americana di veicoli elettrici sta crescendo più lentamente rispetto alle aspettative formulate negli anni della forte espansione degli investimenti nell’elettrificazione.

Un progetto da 3,5 miliardi di dollari

La joint venture tra General Motors e Samsung SDI era stata annunciata nel 2023 e formalizzata nel 2024 con l’obiettivo di creare una nuova capacità produttiva di batterie negli Stati Uniti.

Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 3,5 miliardi di dollari e una capacità iniziale di 27 GWh all’anno, potenzialmente espandibile fino a 36 GWh. L’avvio della produzione era previsto per il 2027, con la creazione di oltre 1.600 posti di lavoro.

La costruzione dell’impianto aveva però già subito un rallentamento, parallelamente alla revisione dei programmi sull’elettrico da parte di diversi costruttori automobilistici statunitensi.

L’uscita di GM dalla società non significa comunque la fine della collaborazione con Samsung SDI. I due gruppi intendono infatti continuare a lavorare insieme, in particolare sullo sviluppo di celle prismatiche di nuova generazione destinate a possibili futuri veicoli elettrici.

Per Samsung SDI si apre la strada dello storage

Il passaggio dell’intero stabilimento sotto il controllo di Samsung SDI offre però al produttore coreano una maggiore libertà nella destinazione futura della capacità produttiva.

Ed è qui che entra in gioco un mercato in forte espansione: quello dei sistemi di accumulo energetico (ESS).

Samsung SDI ha indicato che l’impianto potrà essere utilizzato per rispondere alla domanda proveniente da diverse applicazioni, non necessariamente limitate al settore automobilistico.

Una prospettiva particolarmente interessante considerando la crescita dei sistemi BESS negli Stati Uniti, spinta dalla diffusione delle energie rinnovabili, dalle esigenze di stabilizzazione delle reti elettriche e dall’aumento dei consumi legati anche ai data center.

Samsung SDI sta già rafforzando la propria presenza in questo segmento. Negli Stati Uniti il gruppo ha avviato la produzione di celle destinate allo storage e punta ad ampliare ulteriormente l’offerta, comprese soluzioni basate su tecnologia LFP.

L’obiettivo indicato è raggiungere una capacità produttiva statunitense dedicata agli ESS nell’ordine dei 30 GWh annui entro la fine del 2026.

Negli USA cresce rapidamente l’accumulo a batterie

I numeri aiutano a comprendere perché lo storage stia diventando sempre più strategico anche per i grandi produttori di celle.

Secondo i dati della U.S. Energy Information Administration (EIA), la capacità di accumulo tramite batterie su scala utility negli Stati Uniti è aumentata rapidamente negli ultimi anni.

Solo nei primi sei mesi del 2026 sono stati aggiunti circa 8,3 GW di nuova capacità, mentre ulteriori progetti potrebbero portare all’installazione di altri 14 GW entro l’inizio del 2027.

Per i produttori di batterie significa poter contare su un mercato alternativo a quello automobilistico, capace di assorbire quantità crescenti di celle.

Una gigafactory progettata inizialmente attorno alle esigenze delle auto elettriche può quindi diventare un asset industriale più flessibile, destinando parte della produzione alle applicazioni stazionarie quando la domanda automotive rallenta.

Le gigafactory cambiano destinazione

Quello dell’Indiana non sembra essere un caso isolato.

Negli Stati Uniti diversi investimenti avviati durante la fase di forte crescita attesa dell’auto elettrica stanno attraversando una fase di revisione. Parte della capacità produttiva può trovare proprio nello storage un nuovo mercato di riferimento.

Anche General Motors e LG Energy Solution hanno già rivisto i programmi di un altro stabilimento in Tennessee, orientando parte della produzione verso celle destinate ai sistemi di accumulo energetico.

Un percorso simile riguarda altri grandi gruppi automobilistici. Stellantis, ad esempio, ha rivisto alcune delle proprie partecipazioni nelle joint venture nordamericane dedicate alle batterie e starebbe valutando anche il futuro della collaborazione con Samsung SDI negli impianti di Kokomo, sempre in Indiana.

Dall’auto alla rete: cambia il mercato delle batterie

L’operazione tra GM e Samsung SDI racconta quindi un cambiamento più ampio rispetto alla semplice uscita di un costruttore automobilistico da una joint venture.

La capacità produttiva di batterie costruita negli ultimi anni resta strategica, ma sta cambiando il mercato al quale può essere destinata.

Se la crescita dell’auto elettrica statunitense procede a ritmi inferiori rispetto alle previsioni iniziali, contemporaneamente aumentano le necessità di accumulo delle reti, degli impianti rinnovabili, delle infrastrutture energetiche e dei grandi consumatori di elettricità.

Per Samsung SDI, avere il controllo completo della gigafactory di New Carlisle potrebbe quindi trasformarsi in un vantaggio: poter decidere più liberamente come distribuire la capacità tra mobilità elettrica e accumulo stazionario, seguendo l’evoluzione della domanda.

Più che una frenata dell’industria delle batterie, il caso dell’Indiana potrebbe rappresentare uno dei segnali più evidenti di una sua progressiva trasformazione.

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