L'Associazione Luca Coscioni estende il suo servizio telefonico gratuito alle liste d'attesa, per aiutare i cittadini a esercitare un diritto ancora poco conosciuto
Sulla carta, il meccanismo è semplice. Ogni prescrizione di primo accesso riporta una classe di priorità (U, B, D o P) cui corrisponde un tempo massimo entro il quale la prestazione deve essere garantita: dalle 72 ore per le urgenze ai 120 giorni per le prestazioni programmabili. Se il CUP propone una data oltre quel limite, il cittadino ha diritto ad attivare il cosiddetto percorso di tutela e a ottenere la prestazione in intramoenia o nel privato accreditato, pagando solo l'eventuale ticket. Un obbligo previsto da più norme e riconfermato dalla legge 107/2024. Nella pratica, però, questo diritto resta in gran parte teorico, pochi sanno che esiste e, tra chi lo sa, pochissimi riescono a esercitarlo.
RINUNCIA ALLE CURE, UN FENOMENO IN CRESCITA
I numeri dicono quanto il problema pesi sulla vita delle persone. Secondo il Rapporto Bes dell'Istat, nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno ed erano 4,5 milioni (il 7,6%) solo un anno prima. La motivazione principale sono proprio le liste d'attesa, indicate dal 6,8% dei cittadini, una quota più che raddoppiata rispetto al 2,8% del 2019. Il fenomeno colpisce più le donne e la fascia tra i 45 e i 64 anni, quella in cui prevenzione e diagnosi precoce contano di più.
A documentare la distanza tra norma e realtà è stata anche una rilevazione condotta da Salutequità, che ha analizzato come Regioni e aziende sanitarie spiegano ai cittadini cosa fare quando i tempi massimi non sono rispettati. Il quadro emerso è quello di una vera e propria “babele”. La prima difficoltà è trovare le informazioni: su diversi siti regionali manca un richiamo esplicito al percorso di tutela (a volte manca persino una sezione dedicata alle liste d'attesa) e dove le indicazioni ci sono, sono spesso nascoste tra FAQ e guide alla lettura.
Superato lo scoglio informativo, iniziano poi le difformità procedurali. L'automatismo previsto dalla legge, come l'accesso all'intramoenia con il solo pagamento del ticket, di fatto non scatta mai da solo. Per far valere il diritto servono PEC, raccomandate, presenza fisica agli sportelli e persino il fax. Con un paradosso finale in cui spesso tocca al cittadino produrre la documentazione che attesti il mancato rispetto dei tempi da parte dell'ASL, una prova quasi impossibile perché i CUP non rilasciano quasi mai attestazioni della mancata prenotazione.
UN NUMERO GRATUITO PER ORIENTARSI
È qui che si inserisce l'iniziativa dell'Associazione Luca Coscioni, che ha ampliato il suo Numero Bianco (il servizio telefonico gratuito nato per informare sui diritti nel fine vita) estendendolo anche alle liste d'attesa. “Un diritto non conosciuto rischia, nei fatti, di non essere esercitato. Questo vale quando una persona deve affrontare una scelta delicata sul fine vita, ma anche quando deve accedere a una prestazione sanitaria in tempi congrui. Su entrambi i temi, la complessità delle procedure e la difficoltà nel reperire informazioni chiare possono generare tempi incerti, confusione e impedire ai cittadini di conoscere e utilizzare pienamente i propri diritti”, spiega l'associazione.
Chiamando il numero 06 9931 3409, i cittadini possono ricevere indicazioni su come attivare il percorso previsto e su quali passaggi seguire per presentare la richiesta alla struttura sanitaria. La chiamata è gratuita e, in caso di operatori occupati, è possibile lasciare un messaggio ed essere richiamati.