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Trasparenza urbanistica, tutela dell’ambiente e sicurezza dei cittadini. Sono questi i temi al centro dell’interrogazione alla Giunta regionale presentata dal consigliere Paolo Burani, di Alleanza Verdi Sinistra, riguardo al progetto per la realizzazione di un deposito per lo stoccaggio di prodotti chimici di circa 200mila metri quadri, a Fidenza (Parma), in località Chiusa Ferranda.
L'atto ispettivo nasce per fare chiarezza su un intervento di impatto per il territorio, poiché il deposito sarebbe localizzato in un’area agricola che non rientra in alcuna pianificazione. Per la quantità e il tipo di sostanze ospitate, inoltre, lo stabilimento rientra nella normativa nazionale sui siti industriali a rischio di incidente rilevante (la cosiddetta Direttiva "Seveso").
Burani ripercorre l’iter amministrativo che sta interessando il progetto, ricordando che “la Conferenza di servizi decisoria si è riunita a fine maggio e poi a luglio: il Consiglio comunale, su richiesta scritta del proponente, ha rinviato la discussione del provvedimento, previsto per il 30 luglio, e allo stato non risulterebbe assunta la determinazione conclusiva della Conferenza né ancora formalizzato il parere motivato da parte della Provincia di Parma”.
“Il sito ricade in prossimità idraulica del torrente Stirone - va avanti il consigliere di Avs - e idraulicamente connesso a valle rispetto al sito della Rete Natura 2000 San Genesio, di 303 ettari, ricadente nei comuni di Fontanellato e San Secondo Parmense, di cui la Regione è ente gestore. La scheda regionale del sito segnala, fra i fattori di rischio, l'inquinamento delle acque e la vulnerabilità della falda”. “Gli stessi elaborati di progetto - prosegue Burani - dichiarano che l'edificio esistente non è compatibile con lo stoccaggio chimico e che la nuova attività necessita di un'infrastruttura autonoma e specializzata, mentre le norme di buona distribuzione impedirebbero la compresenza di farmaci e prodotti chimici nel medesimo stabilimento”.
Con l’atto ispettivo si pongono una serie di interrogativi. In relazione al consumo di suolo e alle norme sulla pianificazione, l’opera comporterebbe una variante ai piani comunali: il consigliere chiede se un intervento di tale portata non debba invece essere discusso all’interno del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) del Comune, anziché tramite procedure speciali in deroga. Burani pretende garanzie specifiche a tutela dell’ambiente, dei fiumi e delle zone vulnerabili dal punto di vista idrico. Viene inoltre evidenziata la mancanza di un calcolo sull'"effetto domino", ossia la possibile propagazione di incidenti verso fabbriche e depositi vicini. Alla Giunta regionale si chiede se la documentazione prodotta sia congrua e sufficiente, se risultino acquisiti tutti gli atti obbligatori e se siano state avviate le verifiche sul rispetto delle soglie di sicurezza ambientali, calcolando sia l'impatto cumulativo con la struttura già esistente, sia i rischi legati alla classificazione dello stabilimento come sito "Seveso" ad alto rischio.
Infine, si sollecita “un tavolo tecnico con Arpae, Provincia, Comune e Enti gestori per il coordinamento istruttorio e la definizione dei profili pendenti prima della conclusione del procedimento”.
(Brigida Miranda)
Ultimo aggiornamento: 28-08-2026, 14:18