Regione. Evangelisti (FdI): “La giunta revochi l’aumento del 10% sul bollo auto previsto per il 2026”

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La giunta regionale revochi il l’aumento del 10% sul bollo auto previsto per il 2026 e intervenga sui costi della burocrazia sanitaria, per rendere più efficiente il Servizio sanitario regionale, piuttosto che utilizzare la richiesta dei 5 miliardi di euro sul Fondo sanitario nazionale come giustificazione politica per opporsi alla riduzione della tassa di circolazione promossa dal governo Meloni. Facendo seguito all’annuncio della premier, riguardante l’abolizione del bollo auto nel 2027 per alcune categorie di veicoli, Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) interroga l’esecutivo chiedendo conto dei crediti legati all'evasione e all’omesso pagamento del bollo auto in Emilia-Romagna per gli anni finanziari dal 2021 al 2025 e sollecitando azioni straordinarie di recupero per rimpinguare le casse regionali, superando la logica dei continui aumenti tariffari.

“L’intervento legislativo statale, stimato in un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro a livello nazionale - ha spiegato Evangelisti - è finalizzato ad alleggerire la pressione fiscale sui ceti medi e sulle fasce di reddito più basse. La gestione della tassa automobilistica è attribuita direttamente alle singole Regioni per il finanziamento dei rispettivi bilanci. Il taglio del bollo si tradurrà, per la sola Emilia-Romagna, in un minor introito teorico di circa 550 milioni di euro, cifra che verrebbe interamente coperta dalle casse dello Stato, garantendo l’invarianza dei saldi di bilancio regionale. Nonostante le rassicurazioni in tal senso, il presidente Michele de Pascale ha espresso una netta contrarietà, liquidando l’azzeramento del tributo come una misura ‘dal sapore elettorale’. Una posizione che appare marcatamente ideologica e infondata visto che i contribuenti trarrebbero beneficio dalla misura”.

“Il presidente - ha proseguito Evangelisti - ha subordinato la bontà della misura sul bollo auto alla concessione da parte del governo di uno stanziamento straordinario di 5 miliardi di euro sul Fondo sanitario nazionale (Fsn). Tuttavia, è opportuno ricordare che la carenza di risorse nella sanità dell'Emilia-Romagna non è imputabile alle decisioni del governo centrale, che ha costantemente incrementato il Fsn ai massimi storici, bensì a scelte gestionali e organizzative locali che hanno prodotto disavanzi nei bilanci delle singole Aziende sanitarie locali e lunghe liste d’attesa per i cittadini”.

(Lucia Paci)

Ultimo aggiornamento: 17-09-2026, 09:55

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