La previdenza complementare in Italia alla fine del 2025 | COVIP - Format Research

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 15 settembre 2026

Nel 2025 il sistema italiano della previdenza complementare ha mostrato una buona capacità di tenuta, nonostante il persistere delle tensioni geopolitiche e della situazione di incertezza nell’economia globale.

Le adesioni e i contributi hanno continuato a crescere, mentre le risorse hanno registrato un incremento, sostenuto dalla positiva performance dei mercati finanziari.

Alla fine del 2025, gli iscritti alle forme pensionistiche complementari italiane superavano i 10 milioni, con un aumento del 4 per cento rispetto all’anno precedente. Le attività nette destinate alle prestazioni hanno raggiunto i 262 miliardi di euro, il 7,7 per cento in più rispetto al 2024, pari all’11,6 per cento del PIL e al 4 per cento delle attività finanziarie delle famiglie.

Numero di forme pensionistiche

Alla fine del 2025 erano presenti complessivamente 273 forme pensionistiche: 33 fondi pensione negoziali, 38 fondi pensione aperti, 71 PIP “nuovi” (si veda il Glossario) e 131 fondi pensione preesistenti, di cui 96 dotati di soggettività giuridica autonoma.

Il numero delle forme pensionistiche è diminuito progressivamente negli ultimi anni: solo nel 2025 la riduzione è stata pari a 18 unità, mentre dal 2000 ha raggiunto 446 unità. Tale dinamica riflette un processo di consolidamento tuttora in corso, che ha interessato soprattutto i fondi pensione preesistenti. Ne è derivato un aumento della dimensione media dei fondi, con possibili economie di scala suscettibili di tradursi in minori costi per gli aderenti.

Adesioni

Gli oltre 10 milioni di aderenti alle forme pensionistiche complementari italiane risultavano così distribuiti: 4,4 milioni nei fondi pensione negoziali, 2,2 milioni nei fondi pensione aperti, 3,8 milioni nei PIP “nuovi”, circa 666 mila nei fondi pensione preesistenti e 272 mila nei PIP “vecchi” (si veda il Glossario).

Nel 2025 il numero complessivo degli iscritti è aumentato del 4,8 per cento rispetto all’anno precedente. I tassi di crescita sono risultati differenziati tra le varie tipologie: 6,1 per cento per i fondi negoziali, 8,7 per cento per i fondi aperti, 2,9 per cento per i PIP “nuovi” e 0,9 per cento per i fondi preesistenti.

Il tasso di partecipazione alla previdenza complementare si è attestato al 39,9 per cento della forza lavoro; esso scende al 29 per cento escludendo gli iscritti che, nel corso dell’anno, non hanno effettuato versamenti nelle rispettive posizioni individuali.

Tra gli aderenti complessivi, 7,7 milioni erano lavoratori dipendenti, 1,2 milioni lavoratori autonomi e 1,5 milioni rientravano nella categoria degli “altri” (si veda il Glossario).

Sotto il profilo di genere, gli uomini rappresentavano il 61,2 per cento degli aderenti. I divari risultavano particolarmente marcati nei fondi pensione negoziali, nei quali le donne costituivano appena il 28,3 per cento dei partecipanti. Nei fondi pensione aperti e nei PIP, invece, la distribuzione per genere appariva più equilibrata.

Per quanto riguarda l’età, il 45,5 per cento degli iscritti aveva tra 35 e 54 anni, mentre il 33,7 per cento aveva almeno 55 anni. L’età media degli aderenti era pari a 46,9 anni, senza differenze significative tra uomini e donne.

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