Onda Pride, due cortei oggi ai Campi Flegrei e a Vercelli. Piazzoni (Arcigay): «In Turchia una repressione feroce e coordinata contro il movimento LGBTQIA+. Il Parlamento europeo non può restare in silenzio»
19 settembre 2026 – Prosegue l'Onda Pride 2026, la grande mobilitazione nazionale a sostegno dei diritti delle persone LGBTQIA+ organizzata da Arcigay e dalle altre associazioni locali e nazionali, con due appuntamenti: il Pride dei Campi Flegrei si ritrova alle 17 al Belvedere del Castello, mentre il Vercelli Pride si concentra alle 15 in Piazza Roma. «Oggi siamo a Vercelli e ai Campi Flegrei – dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay -, in due piazze italiane che si riempiono di orgoglio e di rivendicazione. Ma il nostro pensiero non può che andare alla Turchia, dove da giorni è in corso una repressione feroce e coordinata contro il movimento LGBTQIA+. Decine di persone attiviste arrestate, associazioni storiche come Kaos GL messe alla gogna, una giornalista come Tuğba Tekerek finita in carcere per il suo lavoro. Non è una semplice operazione di polizia: è un attacco frontale alla democrazia, ai diritti umani, alla libertà di associazione e di espressione. È il tentativo di cancellare un'intera comunità dalla scena pubblica, di ridurla al silenzio e alla paura. Non è solo un fatto locale. è parte di un progetto autoritario che attraversa l'Europa e il Mediterraneo, che usa l'odio contro alcuni gruppi sociali come collante politico e come strumento di consenso. Lo vediamo in Ungheria, dove il Pride è stato vietato. Lo vediamo in Italia, dove il governo Meloni respinge le raccomandazioni delle Nazioni Unite. Lo vediamo in Turchia, dove il governo Erdogan ha trasformato la lotta all'HIV e ai diritti LGBTQIA+ in un crimine. Di fronte a tutto questo, l'Unione Europea non può e non deve restare in silenzio. Rivolgo un appello accorato al Parlamento europeo: condanni senza ambiguità le violenze e gli arresti in Turchia, chieda il rilascio immediato di tutte le persone detenute per il solo fatto di essere LGBTQIA+ o di difendere i diritti umani. Non si può continuare a parlare di allargamento, di partenariato, di dialogo politico con un governo che incarcera persone per il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere», conclude Piazzoni.