Perché nei Paesi Bassi tante case non hanno tende alle finestre?

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Quelle finestre che sembrano non avere nulla da nascondere

Passeggiando la sera lungo i canali di Amsterdam è quasi inevitabile notarlo. Dietro grandi finestre illuminate si intravedono soggiorni, librerie, tavoli apparecchiati, persone che leggono o guardano la televisione. Spesso non ci sono tende chiuse, persiane o tapparelle a separare nettamente la casa dalla strada.

Per chi arriva dall’Italia la sensazione può essere curiosa. Noi siamo abituati a proteggere l’interno della casa con tende, veneziane, tapparelle e persiane. Nei Paesi Bassi, invece, quel confine può apparire molto più sottile.

E il punto importante è proprio questo: non è soltanto una particolarità di Amsterdam.

La stessa abitudine si può osservare a Utrecht, Delft, Leiden, Haarlem e in molte altre città e località olandesi. Amsterdam è semplicemente il luogo dove il fenomeno è diventato più famoso, grazie alle sue case sui canali e alle grandi facciate vetrate.

Ma perché accade?

La risposta è più interessante del semplice “gli olandesi non hanno nulla da nascondere”.

Il calvinismo e l’idea della rispettabilità

Una delle spiegazioni più diffuse richiama la tradizione protestante e calvinista che ha segnato profondamente la storia dei Paesi Bassi.

Nella cultura calvinista valori come sobrietà, disciplina, ordine e rispetto delle regole avevano grande importanza. Da qui sarebbe nata, nel tempo, anche un’associazione simbolica tra la casa visibile e la rispettabilità di chi la abitava.

Una casa ordinata, pulita e illuminata poteva diventare quasi una dichiarazione pubblica: non c’è bisogno di nascondersi.

Attenzione però: non è mai esistito un precetto religioso che imponesse di lasciare le tende aperte. Il legame con il calvinismo va interpretato come influenza culturale, non come una regola precisa.

La finestra era anche una vetrina sociale

Nei Paesi Bassi la parte della casa affacciata sulla strada ha avuto per secoli una funzione particolare. La finestra non serviva soltanto a far entrare luce: metteva in comunicazione casa e quartiere.

Mostrare un ambiente curato poteva trasmettere ordine, decoro e rispettabilità.

La casa diventava quasi un piccolo biglietto da visita della famiglia.

Da qui nasce anche un apparente paradosso: permettere agli altri di vedere qualcosa dell’interno non significava necessariamente rinunciare alla propria intimità.

Il confine esisteva comunque. Semplicemente non coincideva sempre con una tenda chiusa.

Guardare ed essere guardati

Le città olandesi del passato erano comunità molto dense. Finestre e porte permettevano di osservare ciò che accadeva sulla strada, parlare con i vicini, scambiare notizie e inevitabilmente anche controllarsi reciprocamente.

Una sorta di social network del Seicento, con un dettaglio non trascurabile: per vedere cosa facevano gli altri bisognava almeno affacciarsi alla finestra.

La visibilità della casa favoriva così anche una forma di controllo sociale. Il quartiere conosceva i propri abitanti e gli abitanti conoscevano il quartiere.

Poi c’è una ragione molto più semplice: la luce

Non tutto però nasce dalla religione o dalle convenzioni sociali.

C’è anche la geografia.

I Paesi Bassi si trovano molto più a nord dell’Italia e durante alcuni periodi dell’anno dispongono di meno ore di luce. Per questo sfruttare al massimo la luce naturale è sempre stato importante.

Molte abitazioni storiche olandesi sono inoltre strette, alte e profonde. Una grande superficie finestrata permette alla luce di penetrare maggiormente negli ambienti interni.

Questo è particolarmente evidente nelle celebri case sui canali di Amsterdam, spesso caratterizzate da facciate relativamente strette e sviluppo verticale.

Tenere le tende aperte, quindi, non è soltanto una questione culturale.

È anche tremendamente pratico.

E quei ganci sopra le case?

Chi visita Amsterdam prima o poi alza gli occhi e nota qualcosa di particolare sulle facciate: travi e ganci che sporgono dalla parte superiore degli edifici.

Servivano a sollevare merci e oggetti pesanti fino ai piani superiori.

Molte abitazioni avevano infatti scale interne molto strette. Far passare casse, mobili e altre merci attraverso le scale poteva essere impossibile. La soluzione era semplice: sollevarli dall’esterno utilizzando carrucole e funi.

Ancora oggi, in alcune case, lo stesso sistema viene utilizzato per portare mobili ai piani alti.

Ma qui bisogna sfatare un’altra semplificazione che circola spesso online: le grandi finestre non furono create semplicemente per far passare le merci.

La loro dimensione dipende anche dall’esigenza di far entrare luce, dall’evoluzione dell’architettura e dalle tecniche utilizzate per produrre lastre di vetro sempre più grandi.

Ma allora gli olandesi non tengono alla privacy?

È probabilmente la domanda più interessante.

E la risposta è: naturalmente sì.

La differenza riguarda piuttosto il modo in cui viene percepito il confine tra pubblico e privato.

In molte culture mediterranee la privacy passa prima di tutto attraverso una barriera fisica: chiudo la tenda, abbasso la tapparella, tiro la persiana.

Nella cultura olandese tradizionale può esistere invece un principio diverso: puoi vedere una parte della mia casa, ma questo non significa che tu abbia il diritto di invaderla.

In altre parole, essere visibili non significa necessariamente sentirsi esposti.

C’è quasi un patto implicito tra chi vive dentro e chi passa fuori: io non devo necessariamente nascondermi; tu non devi necessariamente fissarmi.

Naturalmente oggi non tutte le case olandesi sono così

Sarebbe sbagliato immaginare milioni di olandesi seduti davanti a finestre completamente nude.

Oggi esistono tende, veneziane, sistemi oscuranti e schermature esattamente come nel resto d’Europa. Le abitudini variano moltissimo tra generazioni, città, quartieri e persone.

Ciò che rimane interessante è la maggiore disponibilità, rispetto ad altre culture, a lasciare visibile una parte della vita domestica.

Amsterdam rende tutto questo particolarmente evidente, ma non ne possiede l’esclusiva.

È un tratto che attraversa una parte più ampia della cultura olandese.

Forse la vera domanda riguarda noi

Alla fine la cosa più interessante non è capire perché gli olandesi lascino aperte le tende.

È domandarsi perché noi sentiamo così fortemente il bisogno di chiuderle.

Ogni casa stabilisce un confine tra ciò che appartiene a noi e ciò che appartiene al mondo. Alcune società costruiscono quel confine con muri, persiane e tapparelle. Altre lo lasciano più sottile.

Così, passeggiando ad Amsterdam, Utrecht o Delft, può capitare di intravedere qualcuno che cena, una persona immersa in un libro, una lampada accesa accanto a una poltrona o un gatto addormentato sul davanzale.

Non significa necessariamente esibizionismo.

Non significa mancanza di pudore.

È semplicemente un altro modo di pensare l’intimità.

E forse quelle finestre raccontano qualcosa di molto più profondo dell’architettura: si può lasciare entrare la luce senza lasciare entrare il mondo. Si può essere visibili senza appartenere allo sguardo degli altri.

A volte una cultura intera può raccontarsi attraverso qualcosa di apparentemente insignificante.

Persino attraverso una tenda che non c’è.

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