La mostra Oracoli al di là del mare a Villa Medici - Marea Art Project

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Ingresso Mostra Oracoli al di là del mare, 18 giugno - 7 settembre 2026, Villa Medici, photo by Daniele Molajoli

Promozione Villa Medici, Accademia di Francia a Roma 2025-2026

Mostra a cura di Imma Tralli e Roberto Pontecorvo (Marea Art Project)

Curatrice associata: Camille Coschieri

Borsistə: Alia Bengana, Arianna Brunori, Diaty Diallo, Marin Fouqué, Elitza Gueorguieva, Camille Lévy Sarfati, Hugo Lindenberg, Giulia Lorusso, Paul Maheke, Randa Maroufi, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Farnaz Modarresifar, Baptiste Pinteaux, Enrique Ramírez, Ben Russell e Thu-Van Tran.

Artistə invitatə: Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann, Adriano Tramontozzi e Alice Visentin.

Ben Russell, Le fantôme souriant (2026), 2 x 30’, S16 mm su video, suono, LED. Photo Credits Daniele Molajoli

Oracoli al di là del mare nasce dal desiderio di rievocare le esperienze che lə borsistə di Villa Medici hanno attraversato nel corso della residenza a Roma, preludendo al suo atto conclusivo rappresentato dalla mostra che siamo statə invitatə a curare. Esercizio tanto più arduo in quanto, nel momento in cui abbiamo dovuto immaginare la mostra, la maggior parte dei lavori era ancora nel pieno del processo di creazione. La mostra, dunque, si configura come il nostro tentativo di far coesistere un’eterogeneità di voci in uno spazio fluido e imprevisto. Diventa un invito allə borsistə a incontrarci in un rituale comune, attraverso la messa in circolo di genealogie, pratiche e ricerche talvolta molto diverse tra loro, in una tensione costante tra il personale e il collettivo, il poetico e il politico. È anche un invito al pubblico a lasciar accadere, immaginando ciascuno dei lavori presenti come oracoli o sibille da consultare, senza pretendere risposte univoche, ma accogliendo visioni, presagi e domande capaci di trasformare il proprio sguardo. È una chiamata a coltivare una diversa logica del reale e a transitare tra mondi, entrando a far parte di uno spazio dove ogni gesto e ogni storia si fanno canto, segno o soglia.

Tra le esperienze che hanno costellato l’anno, la Notte Bianca del novembre 2025, ribattezzata dallə borsistə Notte Nera, ha rappresentato certamente un momento essenziale nel loro percorso: attraverso installazioni, concerti, performance, proiezioni e letture tra l’edificio e i giardini storici della Villa, lə borsistə hanno presentato per la prima volta insieme le loro ricerche e creazioni, manifestando il loro sostegno al popolo palestinese e alle «colleghə artistə che creano, resistono, in luoghi assediati, saccheggiati, distrutti; dal cuore dello sradicamento o dell’esilio», ma con la volontà di «continuare a costruire archivi della memoria, a tessere narrazioni alternative, a circondarci delle voci di chi non c’è più e della presenza di chi ancora vive». L’evento è stato preceduto da un momento eccezionale nella storia recente, accaduto proprio nelle settimane in cui lə borsistə sono arrivatə in residenza a Roma, quando centinaia di migliaia di persone hanno inondato le piazze italiane in una storica mobilitazione internazionale, in supporto alla Global Sumud Flotilla, la cui azione attraverso il mare ha catalizzato l’attenzione del mondo. 

Manifestazione per la Palestina e contro il genocidio. Roma, 22 settembre 2025 (Cecilia Fabiano, LaPresse) Fonte: internazionale.it

È a partire da queste premesse che l’ispirazione per il titolo di questa mostra prende forma. Richiama nello specifico  un’esperienza personale: il nostro incontro a Ramallah con l’artista e attivista palestinese Vera Tamari (Gerusalemme, 1945), figura centrale per il suo impegno nella creazione di movimenti artistici legati alla resistenza del popolo palestinese. Mentre ci raccontava del suo lavoro, un’immagine ci è risuonata come eco imprevista. Era Oracles from the Sea (1998): un’installazione di volti in argilla che riaffiorano dalle rive di Giaffa, la cosiddetta Sposa del Mare. In quei volti abbiamo sentito emergere un mondo di genealogie e cosmologie antiche, dove il senso di continuità della creazione e dell’incessante impulso alla vita resistono a ogni tentativo di oppressione. Una ballata malinconica che entra in relazione con la vita del litorale, un corpo vivo e arcaico, come le stesse terre emerse; quel luogo che la biologa marina Rachel Carson definisce «il luogo primordiale dell’incontro tra gli elementi della terra e dell’acqua, un luogo di compromesso, conflitto ed eterno mutamento». 

Oracles from the Sea (1998), Coste di Jaffa (Courtesy Vera Tamari).

Attraverso i lavori in mostra, che spaziano dalle arti visive e performative alla musica, dalla curatela alla storia e teoria delle arti, fino alla letteratura e all’architettura, ci teniamo a dare rilievo alle ricerche che lə borsistə hanno sviluppato in questo anno di residenza a Villa Medici, assumendo la trasformazione come pratica quotidiana. Con il prezioso supporto dell’équipe, hanno potuto invitare ospiti internazionali, proponendo performance, concerti, proiezioni di film, letture e assemblee, unendo le loro esperienze incarnate con quelle di altre studiosə. La Villa stessa è stata spazio di sperimentazione e di creazione di nuovi saperi. I lavori presenti sono anche il risultato di questo percorso. Alcuni hanno trovato la loro forma in opere finite, altri rivelano invece un processo in corso. 

Ci sono lavori che conducono tra gli interstizi di storie che, dal nord dell’Occidente, rivolgono lo sguardo verso Roma, con le sue atmosfere atemporali, le sue rovine e le sue stratificazioni storiche; altri guardano verso il territorio italiano, aprendo al contempo ad altre geografie, riconnettendosi a storie provenienti da Abya Yala, dall’Africa, dall’Asia, svelando quella che la filosofa Gayatri Chakravorty Spivak definisce violenza epistemica; quella violenza che il colonialismo e l’imperialismo ha perpetrato e continua a perpetrare sui sud del mondo, deumanizzando e razzializzando i popoli con sistemi di potere necropolitici. Aprono alla possibilità di riattivare memorie, celebrando la coesistenza con l’invisibile e il regno dei morti. Una porosità che con alcunə di loro abbiamo vissuto insieme durante una giornata di studi a Napoli, quando nell’ipogeo della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco abbiamo scoperto l’antico culto popolare delle ‘anime pezzentelle’.

Tra i lavori in mostra, ci sono anche opere che danno forma a un immaginario sommerso che persiste con i suoi racconti e i suoi riti, in continuità con un sapere magico e mitico, preesistente al capitalismo estrattivo ed eteropatriarcale. Ci riportano in un luogo dove è ancora possibile tessere il filo che unisce le diverse storie, oltre i limiti dello spazio-tempo. Altre opere raccontano invece di streghe e di divinità ctonie provenienti da abissi infestati, rivendicando il potere di donne che agiscono come tessitrici della memoria, per dirlo con le parole della filosofa Silvia Federici. In un intreccio di voci e suoni, restituiscono al gesto artistico una dimensione rituale, diventando così luoghi da cui rievocare un universo di relazioni, creando spazi di cura reciproca, a partire dal corpo, dalle sue tensioni, ma anche dalle pulsioni e dai desideri che lo attraversano. Ci sono altresì lavori che ci introducono in mondi misteriosi e alchemici, invitandoci ad abitarli in un’interrelazione con gli esseri viventi e non.

È in questa trama di pratiche e posture che si iscrive l’esperienza della residenza a Villa Medici. Per lə borsistə ha implicato l’entrare a far parte di un corpo animato, dove personale e professionale, passato e presente coesistono e si pongono in questione. Un corpo dove intimo e collettivo si confondono nella circolazione di spazi, pensieri, emozioni e ambizioni, ma anche di debolezze e di paure, generando momenti di conflitto, di vulnerabilità e di dissonanze, accentuati dalla tensione di abitare un’istituzione. Allo stesso tempo, ha significato sperimentare il tentativo comune di non neutralizzare il privilegio e il potere che l’istituzione assegna, ma «di visibilizzarlo, di metterlo in discussione, di aprire uno spazio di parola partecipativo per capire insieme come usarlo e non agirlo» (Rachele Borghi 2020). Un processo di coscienza critica che sentiamo di aver percorso insieme a loro, assumendo i nostri posizionamenti e le contraddizioni che questo percorso ha comportato, mantenendo il dialogo costantemente aperto e amplificando lo spazio dell’ascolto e dell’incontro. Uno spazio quanto più urgente che con alcunə di loro abbiamo abitato insieme, penetrando nel tessuto sociale e culturale della città di Roma e muovendo i nostri corpi verso il Sud Italia, alla ricerca delle sue ritualità magiche.

Oracoli al di là del mare è anche un’ode che unisce i corpi in un flusso armonico con il cosmo. Intrecciamo allora lacrime e desideri come canti d’amore e di rivolta, affinché si unisca alle voci che riecheggiano in questo catalogo e renda trasformativo il vostro passaggio lungo le sale della mostra.

Coordonnées
info@mareartproject.com