Emma, il dovere della libertà e la responsabilità. Il sogno dell’Europa e la militanza di una vita - Partito Socialista Italiano

Compatibilité
Sauvegarder(0)
partager

di Pia Locatelli

Emma Bonino visse la sua infanzia e gli anni della giovinezza prima in una fattoria e poi a Bra, allora un centro di poco più di 15mila abitanti, in una famiglia, come diceva Emma, non molto benestante, non troppo acculturata, ma che ha sempre avuto la capacità di starle accanto, anche quando non tutti i componenti familiari condividevano le sue scelte. Era già non conformista da ragazza: non brillante a scuola, lo diceva lei, scelse comunque di fare il liceo classico per poi iscriversi all’unica facoltà assente a Torino, una scelta per allontanarsi dal suo ambiente di provincia e, forse, una premonizione di cosa sarebbe stata la sua vita. Si iscrisse infatti alla Bocconi e si trasferì a Milano. L’incontro con la politica non fu propriamente una scelta, ma la conseguenza di una difficile esperienza di aborto clandestino. Era il 1974 quando Emma, da poco laureata e non sposata, scoprì di essere inaspettatamente incinta; un ginecologo le aveva diagnosticato la sterilità. Scartò la proposta di un aborto clandestino costoso e prese invece un treno per Firenze dove, presso un “consultorio” radicale, interruppe la gravidanza ad un prezzo molto più basso. Fu l’inizio di un percorso che vide Emma Bonino emergere come una delle personalità più celebri della campagna per legalizzare l’aborto; una campagna dove l’impegno radicale e quello socialista si mescolarono e si alimentarono reciprocamente, pur nella diversità delle modalità: più fantasioso e rumoroso quello radicale, più istituzionale quello socialista. La battaglia di Emma per l’aborto fu l’inizio di una lotta durata una vita, con uno sguardo speciale per i diritti umani e per il Parlamento europeo, dove, ancora una volta, capitò quasi per caso. Eletta nel 1976 al Parlamento italiano nel 1979 non per sua scelta – aveva scelto Marco Pannella – viene eletta al Parlamento europeo che – come ha confessato Emma in seguito – non capiva cosa volesse dire. Come ai tempi dell’università, scopre un mondo che la mette in contatto con personaggi straordinari che segnano la sua vita e scopre soprattutto la passione per la politica. Emma ha scelto la politica? In un racconto che fa di sé, Emma dice di essere stata scelta dalla politica: “Dalla laurea in poi non ho scelto più molto, nel senso che la politica ha scelto di abitare dentro di me come passione”. La sua fu una militanza capace di mescolare le campagne della famiglia radicale, bizzarra e anti-conformista, con il profondo senso e rispetto delle istituzioni, che furono la sua casa per cinquant’anni: fu parlamentare italiana per sette legislature, nel 1976, 1979, 1983, 1987, 1992, 1994; nel 2006 viene eletta nella lista della Rosa nel Pugno, uno dei progetti politici più interessanti cui Radicali e Socialisti diedero vita, purtroppo bruscamente interrotto e, credo di poter affermare, non per nostra responsabilità. Fu Parlamentare europea e Commissaria europea per la pesca e gli aiuti umanitari nella Commissione Santer (1995-1999) e la sua voce di Commissaria si fece sentire alta in Europa e nel mondo, nei Balcani, in Ruanda, in Sudan, in Afghanistan dove fu “quasi” arrestata… Il suo primo atto da Commissaria europea fu il viaggio a Sarajevo, quando la Federazione Iugoslava si stava dissolvendo tra violenze, massacri e pulizie etniche del generale Mladic. Fu due volte Ministra: nel governo Prodi fu Ministra delle Politiche europee, oltre che del Commercio internazionale. Aveva nel cuore e nella testa l’Europa: il suo fu amore a prima vista per l’Europa, nato nei banchi del Parlamento europeo dove era arrivata poco più che trentenne e dove “litigava” spesso con la presidente del Parlamento, Simone Veil. Nel governo Letta fu Ministra degli esteri. Durante il suo breve mandato mobilitò la Marina e l’Aeronautica italiane per salvare i migranti a rischio di annegare nel Mediterraneo su barconi precari e sovraccarichi. Con Mare Nostrum furono salvate più di 500mila persone, suscitando l’ammirazione di Papa Francesco, così “riconciliandosi” con la Chiesa cattolica, l’avversario di sempre. E tanti altri impegni e campagne: gli scioperi della fame, le marce per la pace e contro lo sterminio per fame nel mondo, l’abolizione della pena di morte, il divieto delle mine antiuomo, la campagna contro le mutilazioni genitali, quella denominata “Un Fiore per le donne di Kabul”, ideata e condotta con la Commissione Nazionale di Parità per segnare al femminile il 50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la libertà di ricerca, l’ideazione e la realizzazione della Corte penale internazionale, perché i criminali di guerra comparissero davanti alla Giustizia… E poi la campagna più efficace segnata da un insuccesso che diventò il mese successivo un grande successo: Emma for President! La conclusione del suo mandato di Commissaria coincise con la conclusione di quella di Presidente della Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro e Marco Pannella promosse la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. Emma accettò di candidarsi e fu campagna strana, insolita, perché aveva l’obiettivo di condizionare il voto dei parlamentari nella scelta del Presidente, o meglio della Presidente della Repubblica, facendo uscire il dibattito sui nomi dalle segrete stanze. Al primo scrutinio del 13 maggio 1999 Emma ricevette 15 voti contro gli oltre 700 per Ciampi, un clamoroso insuccesso che fu ripagato dal voto radicale alle Europee di un mese dopo: l’8,5%, percentuale unica nella storia radicale. Emma meritava il Colle? Certamente, e per mille ragioni. Quello che ha sempre convinto nel lavoro di Emma, spesso in collaborazione con il nostro partito, era la sua capacità di dare proiezione istituzionale alle campagne, alle istanze, alle battaglie, anche le più insolite: era donna delle istituzioni. Una vita per i diritti la sua, certamente, ma Emma teneva a rimarcare che la bussola del suo agire era segnata da un binomio: diritti e insieme doveri, libertà e responsabilità, un’impostazione “doveristica”, che apparentemente si scontrava con l’immagine che in tanti avevano di lei: la donna dei diritti. Tant’è che in un libro intervista edito da Laterza, Emma impose il titolo “I doveri della libertà”. Chiuse la sua pluridecennale vita istituzionale e politica al Senato, di cui fu anche Vicepresidente, nel 2022. Il progetto e la lista Stati Uniti d’Europa per la XIX legislatura ci vide ancora una volta insieme, Socialisti e Radicali, a conferma della sintonia per le tante battaglie e gli ideali condivisi tra Socialisti e Radicali, ma ahimè non si superò la soglia di sbarramento. Emma e noi Socialisti rimanemmo fuori dal Parlamento, ma ci riproveremo di nuovo, all’insegna di un’Europa Federale, anche nel ricordo di Emma Bonino, una cara amica e una compagna di strada nelle tante battaglie per le donne, per le quali abbiamo anche a volte litigato. Lottava per i diritti delle donne del mondo, ma non riteneva di farlo per le donne italiane che, a suo parere, non avevano bisogno di quote o azioni positive per “farcela”. “Se sono riuscita io, perché non possono farlo anche loro” diceva… Contrariamente a quanto Emma pensava, siamo ancora oggi convinte che le quote furono, e continuano ad essere, uno strumento necessario, sperabilmente temporaneo, per superare la sovra-rappresentazione maschile nei luoghi decisionali, istituzionali e non. Ci dividemmo anche sui requisiti paritari di accesso alla pensione che ampliarono ulteriormente il gender pension gap: era un confronto tra una cultura liberal-democratica e una socialdemocratica. Quella sua affermazione evidenziava come non si sentisse una donna speciale, ma Emma lo era davvero. A lei dobbiamo molto, perché era donna europea, donna del mondo, donna delle campagne volute da minoranze che diventavano sentire comune e donna delle istituzioni; sapeva tenere insieme in modo armonioso mondi diversi. Grazie Emma.

Ti potrebbero interessare

Settembre 26, 2026

Settembre 26, 2026

Settembre 26, 2026

Coordonnées
giada