di Giada Fazzalari
Ci avrete fatto sicuramente caso. Ciclicamente, spesso a cavallo delle campagne elettorali o di anniversari significativi come quelli in ricordo di Bettino Craxi, c’è sempre qualcuno che si diverte a riproporci il solito refrain sui socialisti, che fa più o meno così: “gli eredi del Psi non stanno a sinistra, questi dirigenti del Psi non hanno niente a che vedere con il Psi”. E noi che nel Psi ci siamo, spesso ignoriamo, ogni tanto ci stanchiamo. Stavolta, vale la pena di puntualizzare. Il solito ritornello, ripetuto fino alla noia, lo rispediamo al mittente: nessuno può distribuire patenti di appartenenza né stabilire chi sia degno o meno di portare avanti la tradizione socialista. La sinistra è plurale, e il riformismo socialista ne è parte. Ad esempio, all’ex “compagno” Fabrizio Cicchitto vorremmo dire una cosa semplice: i socialisti non “stanno” a sinistra, i socialisti “sono” la sinistra. L’erede del Psi come l’abbiamo conosciuto dal dopoguerra a oggi – e dal quale Cicchitto ha portato gli onori – è il Psi attuale e il Psi attuale è guidato da Enzo Maraio. È anzitutto un dato della realtà, se la realtà ha ancora un senso per chi è abituato a distorcere la realtà pur di alimentare le proprie ossessioni. Nel centrosinistra ci sono certamente contraddizioni e dialettiche complesse, ma il Psi merita rispetto per la sua collocazione a sinistra, perché, ripeto, il Psi non “sta” a sinistra: il Psi “è” la sinistra. E l’ha fondata, come ama ripetere, tra gli altri, Claudio Martelli. Intendiamoci, chiunque è libero di votare come vuole, e se Cicchitto ritiene di votare a destra nessuno si sognerebbe di redarguirlo pubblicamente, perché riteniamo degni di rispetto i travagli di quei socialisti che hanno confuso l’anticomunismo con l’adesione a culture politiche che nulla c’entrano col socialismo. Ma proprio perché rispettiamo tutti, pretendiamo rispetto da chi da questo partito ha avuto molto, salvo abbandonarlo nei momenti difficili. Ma su questo è inutile polemizzare. Affermare su un quotidiano, come ha fatto Cicchitto, che Bobo Craxi ed Enzo Maraio sono “due che non c’entravano niente con la sigla del Psi” significa dileggiare un partito radicato e strutturato, e offendere compagni, tutti i compagni, che coerentemente stanno lavorando per accrescere il protagonismo del Psi all’interno del “campo” politico dov’è naturale che il partito stia: nel centrosinistra, appunto. Ovviamente l’anima riformista del Psi fa a volte fatica a trovare sintesi armoniose con chi è tentato dal “massimalismo” ideologico o dal populismo mediatico, ma le colazioni sono e saranno sempre degli organismi complessi nei quali bisogna saper esercitare alcune doti nobili della politica come la pazienza, la diplomazia, la dialettica costruttiva e la sintesi generosa. Osservare poi che “il nome Craxi a sinistra suona come una bestemmia”, è ridicolo. Ebbene sì, Cicchitto: siamo a sinistra pur essendo anticomunisti e pur non essendo subalterni a Mosca o a Pechino. Perché è così difficile comprenderlo? La missione che questo Psi si è data è quella di portare gradualismo, riformismo, garantismo e senso di responsabilità all’interno di una coalizione con “nature e venature” difformi. È una missione che compiamo quotidianamente con successo nei comuni, nelle province e nelle regioni, grazie all’impegno e l’abnegazione di tante compagne e compagni. È che probabilmente l’anno prossimo eserciteremo anche negli organi di governo del Paese. Se a qualcuno non sta bene, ce ne faremo una ragione, e volentieri lo lasceremo tra salviniani e vannacciani. Perché, a proposito, siamo certi che un socialista italiano si senta a proprio agio tra Tolkien, Colle Oppio, X-Mas e Pontida. Ma, si sa, gli abusivi sono sempre gli altri.