INFLAZIONE AL 4,2%: È TORNATO IL CARO VITA. A FINE ANNO IL CONTO RISCHIA DI ESSERE ANCORA PIÙ SALATO

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Roma, 1 ottobre  2026 – L’inflazione torna a mordere e il dato di settembre lancia un segnale che non può essere ignorato. I prezzi al consumo accelerano al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. Un balzo che si traduce in una nuova perdita di potere d’acquisto per milioni di famiglie.

“Non chiamatela semplicemente inflazione: per le famiglie significa stipendi e pensioni che valgono meno e un bilancio familiare che ogni mese diventa più difficile da far quadrare”, dichiara il presidente di Federcontribuenti Marco Paccagnella secondo cui “Il dato del 4,2% deve essere un campanello d’allarme. Se la pressione sui prezzi energetici continuerà, nei prossimi mesi potremmo assistere a nuovi rincari. E il problema è che gli aumenti arrivano dopo anni nei quali il potere d’acquisto delle famiglie è già stato pesantemente eroso.”

Secondo Federcontribuenti, non bisogna guardare soltanto alla fotografia di settembre, ma soprattutto a ciò che potrebbe accadere nell’ultimo trimestre dell’anno. “Ottobre, novembre e dicembre – fa presente Paccagnella – saranno decisivi. Nessuno può oggi stabilire con certezza quale sarà l’inflazione a fine anno, perché molto dipenderà dall’energia e dai mercati internazionali. Ma una cosa è certa: con un’inflazione acquisita al 3,1%, non possiamo comportarci come se l’emergenza fosse alle nostre spalle.”

Il rischio concreto è che l’aumento dei costi dell’energia finisca per alimentare una seconda ondata di rincari: trasporti, produzione, distribuzione, servizi e beni di consumo potrebbero risentire della maggiore pressione sui costi.

“Il conto finale – nota Paccagnella – non lo paga l’indice ISTAT: lo pagano le famiglie quando fanno la spesa, pagano la bolletta, fanno il pieno o devono sostenere le spese scolastiche e sanitarie. È lì che bisogna misurare il vero impatto dell’inflazione.”

Federcontribuenti chiede al Governo e alle istituzioni di mettere il potere d’acquisto al centro delle prossime misure economiche, con particolare attenzione alle fasce di reddito più esposte agli aumenti.

“Non possiamo assistere passivamente a una nuova erosione dei redditi. Se l’inflazione continuerà a correre, occorreranno interventi concreti per evitare – conclude Paccagnella –  che siano ancora una volta lavoratori, pensionati e famiglie a sostenere il peso maggiore della crisi dei prezzi.”

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