I progressi scientifici hanno cambiato la storia naturale della patologia, ma la nuova sfida è accompagnare bambini, adolescenti e adulti verso una piena partecipazione alla vita sociale. Il punto con Marika Pane e Anita Pallara
Per molti anni la diagnosi di atrofia muscolare spinale (SMA) è stata sinonimo di una malattia gravemente invalidante, con prospettive limitate e un decorso spesso severo. Oggi quello scenario appartiene sempre più al passato. Lo screening neonatale consente di identificare la malattia prima della comparsa dei sintomi e le terapie disponibili hanno modificato in modo sostanziale la sua storia naturale.
I primi bambini trattati in epoca presintomatica stanno crescendo e diventando adolescenti. Una generazione che fino a pochi anni fa semplicemente non esisteva e che oggi impone nuove domande alla medicina, all'organizzazione dei servizi e alla società.
Questo è stato il filo conduttore del Congresso Congiunto dell'Associazione Italiana di Miologia ETS (AIM ETS) e dell'Associazione per lo Studio del Sistema Nervoso Periferico (ASNP), appuntamento che ha riunito clinici italiani e internazionali, coinvolgendo attivamente le associazioni di pazienti. Per fare il punto sui progressi della ricerca e sulle nuove prospettive di cura, con l’obiettivo di trasformare i risultati clinici in autonomia, inclusione e qualità della vita.
QUANDO IL TEMPO CAMBIA LA STORIA DELLA MALATTIA
Per Marika Pane, direttore clinico del Centro NeMO di Roma, area pediatrica, e professore associato di Neuropsichiatria infantile presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, il cambiamento più importante degli ultimi anni non coincide semplicemente con l'arrivo di nuove terapie. La vera svolta è stata poter iniziare il trattamento prima ancora che la malattia manifesti i suoi effetti.
"Lo screening neonatale rappresenta probabilmente il cambiamento più importante nella storia recente della SMA. Oggi possiamo identificare la malattia prima della comparsa dei sintomi e intervenire quando il patrimonio di motoneuroni è ancora in larga parte preservato. Questo cambia radicalmente le prospettive." Nella SMA, spiegano i due specialisti, il tempo ha un valore biologico enorme. "La perdita dei motoneuroni inizia molto precocemente e quelli persi non possono essere recuperati. Per questo motivo ogni settimana può fare la differenza."
È proprio questa tempestività che permette oggi a molti bambini trattati in fase presintomatica di raggiungere tappe dello sviluppo motorio molto vicine a quelle dei coetanei senza SMA. Un risultato che rende ancora più importante garantire un accesso uniforme allo screening neonatale e ai centri specialistici in tutto il Paese.
DALLA TERAPIA ALLA MEDICINA PERSONALIZZATA
Se fino a pochi anni fa il problema era disporre di un trattamento efficace, oggi la sfida è individuare il percorso terapeutico più adatto per ogni bambino. "La disponibilità di tre opzioni terapeutiche – prosegue Pane – rappresenta un'opportunità straordinaria e ci consente di personalizzare sempre di più il trattamento. La scelta nasce dalla valutazione complessiva del bambino: caratteristiche genetiche, numero di copie di SMN2, quadro clinico, evidenze scientifiche disponibili e confronto con la famiglia."
Il concetto di personalizzazione non riguarda soltanto la scelta iniziale della terapia, ma un monitoraggio continuo capace di accompagnare l'evoluzione clinica nel tempo. "Più che individuare una soluzione valida per tutti - precisa l’esperta - oggi l'obiettivo è costruire il percorso più appropriato per ogni singolo paziente, mantenendo un follow-up continuo che permetta di monitorare l'evoluzione clinica e adattare nel tempo le decisioni terapeutiche."
UNA NUOVA GENERAZIONE DI PERSONE CON SMA
La conseguenza più evidente di questa rivoluzione si osserva oggi negli ambulatori. I primi bambini trattati precocemente stanno crescendo e stanno entrando nell'adolescenza. È una popolazione completamente nuova, con bisogni clinici e assistenziali che fino a pochi anni fa non era possibile immaginare. "Stiamo vivendo una fase completamente nuova. Per la prima volta osserviamo una popolazione di bambini che cresce dopo aver ricevuto un trattamento nelle primissime settimane di vita. Si tratta di pazienti con caratteristiche cliniche molto diverse rispetto a quelle che conoscevamo fino a pochi anni fa."
Per i clinici questo significa imparare insieme ai propri pazienti: "La sfida non riguarda soltanto le terapie, ma la costruzione di un modello assistenziale capace di garantire continuità tra età pediatrica ed età adulta, mantenendo un approccio realmente multidisciplinare." Accanto agli aspetti respiratori, ortopedici e nutrizionali acquistano infatti un'importanza crescente temi come la transizione ai servizi dell'adulto, la scuola, il lavoro, la vita affettiva e la possibilità di costruire un progetto di vita pienamente autonomo.
IL SUCCESSO TERAPEUTICO NON SI MISURA SOLO CON LE SCALE MOTORIE
Questo cambiamento sta modificando anche il modo di valutare l'efficacia delle terapie. Se gli outcome funzionali restano fondamentali, oggi non bastano più a descrivere ciò che conta davvero nella vita quotidiana delle persone. "Le scale motorie rimangono strumenti fondamentali – spiega ancora Pane - ma oggi sappiamo che non sono sufficienti a descrivere ciò che conta davvero per le persone che convivono con la SMA."
Per questo acquistano un ruolo sempre più importante i patient-reported outcomes, gli indicatori che raccolgono direttamente il punto di vista dei pazienti. "Comprendere come una terapia influenzi la possibilità di frequentare la scuola, lavorare, costruire relazioni, vivere in modo indipendente o partecipare alla vita sociale significa completare la valutazione clinica con una prospettiva che nessuna scala funzionale, da sola, è in grado di cogliere." È proprio su questo terreno che, secondo Mercuri e Pane, il dialogo con le associazioni dei pazienti assume un valore sempre più strategico.
LA SECONDA RIVOLUZIONE: TRASFORMARE IL PROGRESSO CLINICO IN QUALITÀ DELLA VITA
È qui che si inserisce la riflessione di Anita Pallara, presidente di Famiglie SMA. Se la ricerca ha cambiato radicalmente la prognosi della malattia, ora occorre fare in modo che questo progresso si traduca in opportunità concrete nella vita di tutti i giorni. "Come Famiglie SMA, il nostro impegno è fare in modo che la voce delle persone che convivono con la malattia diventi parte integrante dei processi decisionali. Le terapie hanno cambiato la prognosi, ma spesso le decisioni continuano a basarsi soprattutto su indicatori clinici e valutazioni economiche."
Dietro ogni miglioramento funzionale, osserva Pallara, si nascondono risultati che non sempre trovano spazio nelle tradizionali valutazioni cliniche: frequentare la scuola, lavorare, mantenere un'autonomia, ridurre il carico assistenziale della famiglia, costruire relazioni.
Per questo Famiglie SMA raccoglie in modo sistematico l'esperienza della comunità, trasformandola in dati e bisogni condivisi da portare al confronto con istituzioni, enti regolatori e società scientifiche. "Per chi convive con una patologia neuromuscolare progressiva, il tempo ha un valore enorme anche dopo la diagnosi. Ritardi nell'accesso alle terapie, differenze territoriali o lungaggini burocratiche possono tradursi in opportunità perse e, in alcuni casi, nella perdita di funzioni difficilmente recuperabili."
DALLA SOPRAVVIVENZA AL PROGETTO DI VITA
Secondo la presidente di Famiglie SMA, la comunità dell’atrofia muscolare spinale sta vivendo una trasformazione senza precedenti. "Oggi convivono realtà molto diverse: bambini identificati grazie allo screening neonatale, giovani che stanno crescendo con prospettive impensabili fino a pochi anni fa, adulti che ricevono una diagnosi tardiva e persone che convivono con la SMA da decenni."
Se in passato il tema principale era garantire la sopravvivenza e rallentare la progressione della malattia, oggi emergono con forza bisogni legati all'autonomia, all'inclusione, allo studio, al lavoro e alla partecipazione sociale. È proprio da questa evoluzione che nasce il concetto di progetto di vita, che supera la dimensione strettamente sanitaria e considera la persona nella sua interezza. "Le famiglie ci chiedono supporto per l'assistenza domiciliare, l'inclusione scolastica, l'orientamento universitario, l'inserimento lavorativo, l'accessibilità e il sostegno psicologico. La vera sfida dei prossimi anni sarà accompagnare il successo clinico con un cambiamento culturale e sociale altrettanto importante."
LA PROSSIMA SFIDA È COSTRUIRE IL FUTURO
Se fino a pochi anni fa l'obiettivo era cambiare la storia naturale della SMA, oggi la sfida è fare in modo che il progresso scientifico si traduca in una migliore qualità della vita. Per questo, conclude Pallara, è necessario affiancare agli outcome clinici anche ciò che conta davvero per le persone. "La vera innovazione oggi non è soltanto migliorare la funzione fisica. È permettere alle persone di realizzare i propri progetti di vita. È su questo terreno che ricerca, assistenza e politiche sociali devono continuare a crescere insieme."
La storia della SMA, dunque, non si sta semplicemente riscrivendo grazie alle terapie. Si sta ampliando. Per la prima volta la comunità scientifica, le istituzioni e le associazioni sono chiamate a costruire un futuro in cui il successo non si misuri soltanto in anni di vita o in punti guadagnati su una scala funzionale, ma nella possibilità concreta di studiare, lavorare, costruire relazioni, diventare adulti e partecipare pienamente alla società. Ed è proprio questa la prospettiva che guiderà il confronto durante la prossima Conferenza Scientifica Annuale di Famiglie SMA.