Questa è l’ora dell’Amore.
Il papa, “figlio di S. Agostino”, inizia solennemente il suo ministero affermando, con quel tono deciso e garbato che stiamo imparando ad apprezzare, ciò che il grande santo filosofo di Tagaste sintetizza nel celebre verso virgiliano: omnia vincit amor.
L’oggi del cristiano è l’Amore, accolto sempre con stupore e gratitudine da un Dio che si fa piccolo per divenire prossimo all’uomo e offerto ai propri simili nella gioia del servizio.
L’emozione di Leone XIV, divenuto 267° successore di Pietro dopo un breve conclave che ha sorpreso fedeli e commentatori, ci commuove profondamente e ci fa connettere interiormente con il suo messaggio. Come il suo predecessore, per il quale invita tutta la Chiesa a ringraziare e pregare, i suoi gesti sono semplici ma eloquenti.
C’è un desiderio di farsi vicino alle persone che si coglie nel suo saluto e nell’abbraccio che la piazza ricambia festosa. Ci raggiunge come “fratello” e ci mostra che la vita cristiana è un prendersi per mano e fare strada insieme, abbracciarci e prenderci carico gli uni degli altri. Sente forte l’orientamento del suo ministero all’unità della Chiesa in un afflato che è ecumenico ma anche di dialogo con tutte le confessioni. C’è un desiderio autentico di camminare insieme con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà.
La complessità di questo tempo non può scoraggiare l’umanità, e certamente non può scoraggiare la Chiesa. Entrambe sono chiamate a scommettere sulla possibilità di andare oltre, superando ogni difficoltà per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace.
La liturgia pasquale non è solo il contesto felice di questo importante momento della vita della Chiesa, ne è piuttosto la cifra essenziale che mette sulla prospettiva più giusta, ciò che rischierebbe di essere derubricato ad un passaggio rituale.
Mentre riceve il pallio e l’anello del pescatore, sul quale si ferma il suo sguardo in un attimo denso di affidamento, Leone sente per sé stesso, e lo rilancia a tutti noi, l’invito di Gesù volto a Simon Pietro. Amare di più, amare sino in fondo, amare completamente con tutto se stessi. Donarsi ai fratelli perché il mondo creda e si salvi per mezzo Suo. Non si tratta mai di catturare gli altri con la sopraffazione, con la propaganda religiosa o con i mezzi del potere, ma si tratta sempre e solo di amare come ha fatto Gesù – ricorda papa Leone.
La missione della Chiesa è spinta in avanti nella storia dalla vicenda appassionata dell’Evangelo, ed essa per esserne testimone credibile si edifica promuovendo relazioni fraterne e un cammino comune. Un orizzonte che incorpora chiaramente pluralismo, differenze e persino tensioni, che non sono peraltro mai mancate nelle vicissitudini del gregge, ma che non possono prevalere sulla profezia “ad essere uno in Cristo”. La ricerca nella fede e un’autentica esperienza comunitaria sono chiamate ad intrecciarsi per dare forma ad una chiesa ospitale e profetica, misericordiosa e umile. Questa è la strada da fare insieme – afferma il Santo Padre – senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo né sentirci superiori al mondo; siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo.
La missionarietà, così come già ci aveva spiegato papa Francesco, è innanzitutto sorpresa per l’azione dello Spirito che rinnova vicende e relazioni e contemplazione del Regno che cresce continuamente nella vita degli uomini e della storia. Essere una Chiesa missionaria, ci dice papa Leone, è in primo luogo essere un fermento di unità, sentirsi in cammino per poter incontrare e dialogare con tutti, percorrere itinerari comuni ma soprattutto fare spazio agli altri facendo spazio a Cristo.
Le coordinate che il Papa ha iniziato a disegnare per il suo ministero sono preziose e ci incoraggiano ad abitare questo tempo consapevoli che sarà migliore nella misura di quanto ciascuno di noi, e tutti noi insieme, sapremo amare, assumendoci sino in fondo le domande delle persone, le fatiche e i drammi che agitano la storia, giudicandole con amore e nell’amore.
Il percorso sinodale sarà ancora di più un banco di prova per tutta la Chiesa. Papa Leone XIV sin dal suo saluto iniziale ha individuato lo stile sinodale come imprescindibile postura della chiesa missionaria, particolarmente in questo cambiamento di epoca. Siamo certi che saprà dare una “spinta gentile” al processo sinodale, oltre il rischio di astratte polarizzazioni e con l’“inquietudine” ad evitare che esso rimanga in ombra come percorso autoreferenziale, ritrovando le energie spirituali e pastorali per farne un moderno laboratorio in cui accogliere la sfida ad elaborare una credibile e attrattiva cultura del noi da condividere con tutti.
Costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità (…) che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità.
Articolo pubblicato su Avvenire del 20 maggio 2025