Che fine ha fatto COVID-19 in questa estate 2025?

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Gli ultimi dati su diffusione, varianti e vaccinazioni

Nelle scorse settimane è stato individuato il primo caso di infezione da variante “nimbus” di SARS-CoV-2, che in realtà è una variante della variante omicron (NB.1.8.1), e rilevata in Asia in altri Paesi del mondo, anche Europei, da alcune settimane. Si tratta di un paziente considerato fragile di 69 anni, ligure. I dati del Ministero della Salute, aggiornati al 25 giugno 2025, ci dicono che negli ultimi 30 giorni si sono contati 1356 casi (il 40% ha più di 70 anni), di cui 30 fra operatori sanitari, e 11 decessi correlati anche a COVID-19. Fra gli under 60 sostanzialmente non ci sono stati casi severi di malattia, mentre fra le fasce più anziane i casi severi sono stati intorno al 10%.

CHE COSA DICE L’ECDC SUL COVID NEL 2025 

Il fatto che i giornali abbiano titolato articoli su questa scoperta non significa che si tratta di una variante più pericolosa delle altre. L’ECDC la classifica come “variant under monitoring”, sia a livello europeo che dall’OMS, ma precisa che al momento non si prevedono sorprese: l’andamento dovrebbe essere quello delle varianti COVID che ci hanno accompagnati negli ultimissimi anni. Per dare l’idea di quanto SARS-CoV-2 sia ancora ben presente e circolante in Europa, anche se non si traduce più in conseguenze nefaste per la salute pubblica come nelle prime ondate, basti pensare che le varianti attualmente monitorate da ECDC sono 3, le varianti di interesse (VOI) sono 2. Quelle “declassate” perché o non è più in circolazione, o lo è da molto tempo senza alcun impatto sulla situazione epidemiologica complessiva, o suddetta variante non si è dimostrata essere associata ad alcuna proprietà preoccupante, sono decine (l’elenco completo qui).

EVOLUZIONE DELLE VARIANTI NEI PRIMI 5 MESI DEL 2025

I dati dell’OMS dei primi 5 mesi del 2025 ci dicono che la situazione a livello globale è che le infezioni intercettate di SARS-CoV-2 sono tornate ad aumentare, con un tasso di positività ai test pari all’11% a metà maggio – un livello che non si registrava dal picco di luglio 2024 (chiaramente non è un dato di popolazione, dal momento che il tampone oggi lo fanno solamente le persone sintomatiche o in situazioni ospedaliere). 

Tuttavia, specifica l’OMS, sebbene questi aumenti ricordino quelli dello stesso periodo nel 2024, la circolazione del virus non mostra ancora una stagionalità chiara, e la sorveglianza globale resta limitata.

I dati di sorveglianza dalle acque reflue, provenienti soprattutto da Europa e Nord America, restano bassi e non indicano tendenze in crescita al momento. Tuttavia, la scarsità di segnalazioni relative a ricoveri ospedalieri, accessi in terapia intensiva e decessi da parte di alcune regioni non consente all’OMS di valutare appieno l’impatto sui sistemi sanitari.

Dal punto di vista evolutivo, tra gennaio e maggio 2025 si sono registrati cambiamenti significativi nelle dinamiche delle varianti: a inizio anno dominava la variante XEC, seguita da KP.3.1.1. A febbraio, la diffusione di XEC è diminuita mentre LP.8.1 è cresciuta, raggiungendo il picco a marzo. Da metà aprile, LP.8.1 è in calo, mentre NB.1.8.1 è sempre più presente. Questa variante, NB.1.8.1, è un lignaggio discendente di XDV.1.5.1, a sua volta discendente di JN.1, ed è stata identificata per la prima volta il 22 gennaio 2025. Rispetto alla dominante LP.8.1, presenta mutazioni aggiuntive nella proteina Spike: T22N, F59S, G184S, A435S, V445H e T478I. In particolare, le mutazioni ai siti 445 e 478 potrebbero aumentarne la trasmissibilità e la capacità di evasione immunitaria.

QUALI SONO I SINTOMI DELLA VARIANTE NIMBUS?

Stando a quanto riportano gli esperti di GAVI, i sintomi principali restano simili a quelli delle precedenti varianti Omicron, con alcuni segnali peculiari associati a Nimbus: una sensazione di “lama di rasoio” alla gola e disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, bruciore di stomaco, gonfiore, stitichezza, dolori addominali). In India è stata osservata anche una frequente raucedine tra i pazienti ambulatoriali. 

QUANTI VACCINI STIAMO SOMMINISTRANDO?

La copertura vaccinale è attualmente bassa, ben lontana dai livelli della fase pandemica, anche fra gli over 80, per i quali la vaccinazione è ancora fortemente raccomandata, perché nelle persone più fragili anche un’infezione di una variante meno “pericolosa” per la popolazione generale può portare a conseguenze gravi. Stando agli ultimi dati del Ministero della Salute, nella stagione 2024-25 sono state somministrate solo 1 milione di dosi di vaccino anti-COVID, fondamentalmente nel periodo autunnale, che significa una copertura del 4,47% fra gli over 60. Il 10% di copertura è stato raggiunto solo in Emilia Romagna, mentre le regioni con la percentuale più bassa di vaccinazioni tra gli over 60 sono Umbria (0,32%), Campania (0,33%) e Calabria (0,35%).

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info@osservatoriomalattierare.it (Cristina Da Rold)