Libere. Il nostro "no" ai matrimoni forzati.

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Di Giulia Maria Mastrotucci, volontaria in Servizio Civile Universale presso Solidarietà e Cooperazione CIPSI di Roma, nel progetto “Gesti di cura: comunità solidali con i migranti”

Giovedì 11 settembre 2025, lo spazio Altramente di Torpignattara ha ospitato la presentazione del libro Libere. Il nostro NO ai matrimoni forzati di Martina Castigliani, con le illustrazioni di Elisabetta Ferrari. Un incontro intenso, che ha messo in luce un fenomeno troppo spesso taciuto o raccontato solo attraverso la cronaca nera.

Il libro raccoglie le voci di cinque ragazze, Fatima, Yasmine, Zoya, Khadija e la misteriosa X, ragazze che hanno scelto di ribellarsi ai matrimoni forzati, e di raccontare le loro esperienze, pur restando invisibili. Ogni dettaglio che potesse identificarle è stato nascosto: nomi reali, età, caratteristiche fisiche. La “ragazza X” rappresenta in modo più forte il pericolo di ribellarsi: dopo essere fuggita dalla propria famiglia, a differenza delle altre ragazze “è tornata indietro”. Rischiare di svelare la sua identità sarebbe stato troppo pericoloso, per questo è stata tutelata con il massimo anonimato, senza neanche scegliere un nome falso. Inoltre, alcune frasi particolarmente sensibili sono state sostituite da “XXX”, eventi tanto delicati e personali da non poter essere rivelati nemmeno all’autrice. Ogni racconto è quindi un equilibrio tra verità e protezione, tra il desiderio di raccontarsi e la necessità di non esporsi troppo.

Le protagoniste hanno dovuto rinunciare a ciò che più di tutto definisce l’identità: la loro vita familiare, legami affettivi, e perfino parte della loro storia personale. Vivono lontane dalle famiglie, costruendo gradualmente una nuova esistenza, consapevoli dei rischi che comporta essere libere. Eppure, la volontà di rendere pubbliche le loro storie nasce da un intento chiaro: aiutare altre ragazze a capire che un’alternativa è possibile.

Un elemento che rende il libro ancora più originale sono le illustrazioni di Elisabetta Ferrari. I disegni non si concentrano sulle caratteristiche fisiche delle ragazze, che restano anonime, ma rappresentano la loro personalità, le emozioni e i tratti caratteriali. Una scelta intelligente, che permette al lettore di conoscerle meglio, e soprattutto percepire la loro forza emotiva, senza tradire la loro identità o sicurezza.

Uno dei passaggi più toccanti è stato quello dedicato alle madri. Pur non potendo spesso schierarsi dalla parte delle figlie, vincolate a loro volta da tradizioni, paure e dipendenze familiari, continuano a rappresentare per queste ragazze un punto di riferimento emotivo e un legame importante nella loro vita. Libere non è infatti un romanzo: non esistono buoni o cattivi assoluti, ma persone vere, fatte di sfumature e contraddizioni, intrappolate in dinamiche più grandi di loro e costrette a compiere scelte difficili.

Martina Castigliani, durante la presentazione, ha spiegato la difficoltà e la responsabilità di raccogliere testimonianze tanto delicate, ricordando come queste storie non siano casi isolati, ma la punta di un iceberg che riguarda anche l’Italia. A ricordarlo tragicamente è stato anche il caso di Samar Abbas, la giovane pakistana uccisa a Novellara nel 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato, un femminicidio che dimostra quanto possa essere alto il prezzo della libertà.

Accanto a Martina Castigliani erano presenti Laura Storti, psicanalista e responsabile del Consultorio di Psicoanalisi applicata Il Cortile, e Youssef Taby, ex volontario Cipsi. 

In particolare, Laura Storti ha raccontato il suo lavoro quotidiano con ragazze vittime di violenza, e durante il dibattito è emerso un tema centrale e attuale: fino a che punto l’integrazione può convivere con il rispetto delle tradizioni familiari, e quando invece il rischio è quello di accettare pratiche lontane dai nostri valori? È stato ribadito con forza che i matrimoni forzati e la violenza non possono essere considerati tradizione, ma sono a tutti gli effetti un crimine, un atto che priva le ragazze della libertà e della possibilità di scegliere.

Durante la presentazione si è messo in evidenza un messaggio chiaro: i matrimoni forzati non sono un fenomeno lontano, ma una realtà che riguarda il presente. Raccontare queste storie significa rompere il silenzio e creare strumenti concreti per un cambiamento. Libere restituisce alle protagoniste la voce che meritano, anche restando anonime, mostrando che la forza di dire no è possibile, ed è una scelta che può ispirare tutte le altre. Come ricordano le autrici, il libro nasce “per le altre”, per tutte le ragazze che devono trovare il coraggio di opporsi.

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