Cara terra, ti scrivo questa lettera a fine anno per restituirti qualcosa di ciò che mi dai. Ti calpestiamo continuamente senza pensarci, appoggiamo sopra di te le nostre case e tutte le strutture che riteniamo ci servano, mettiamo in te i semi che speriamo germineranno e saranno il nostro cibo, entriamo nelle tue viscere per estrarre quello che custodisci da millenni e che vogliamo usare. Atti di servizio, protezione, nutrimento, accesso i tuoi: è ciò che si fa per chi si ama. Robin Wall Kimmerer, scrittrice e scienziata statunitense, sostiene che la terra ci ami, evidentemente non ricambiata, e di più, ci interroga: “come cambierebbe il nostro modo di stare al mondo se avessimo contezza di quanto la terra ci ama?”.
Il 16 dicembre scorso è stato presentato il nono pacchetto “Omnibus” dalla Commissione europea nel quale è contenuta quella che è stata descritta come una necessaria “semplificazione” per i prodotti di biocontrollo, ma che assomiglia molto a un escamotage a favore della chimica di sintesi: autorizzazioni a tempo indeterminato per numerosi pesticidi, estensione dei periodi di tolleranza per i residui delle sostanze vietate e un preoccupante indebolimento di uno dei pilastri della normativa europea: il principio di precauzione. Continueremmo a contaminarti e impoverirti se sapessimo che da te, terra, siamo amati?
Lo scorso ottobre, ISPRA ha pubblicato il suo rapporto annuale, evidenziando che nel 2024, non solo il consumo di suolo non ha accennato a diminuire, ma è anzi cresciuto del 15,6% rispetto all’anno precedente: il peggior saldo degli ultimi dodici anni.
Stiamo abusando di te, ti invadiamo senza ritegno, ti copriamo di inerti, ti trattiamo come fonte di profitto. Eppure tu, terra, tuteli e generi biodiversità, conservi enormi quantità di carbonio, regoli il ciclo dell’acqua, e poi ci circondi di bellezza, offri riparo e sostegno, ci permetti di attingere alle preziose risorse che conservi, sei capace di nutrirci con prosperità e abbondanza.
Eugenio in Via Di Gioia ti dedica una canzone che porta il tuo nome e ti descrive “Tu così naturale, perfetta e essenziale / Non cerchi clamore, sei musica senza parole”, e io, che non so comporre musica, pubblicamente, in questo fine di anno, voglio dichiararmi a te: cara terra, madre e casa comune indispensabile alla sopravvivenza, anche io ti amo. Ti ho osservato, non ti conosco completamente, ma capisco ciò che fai per me e so che a te devo tutto. Vorrei, a partire da te, in questa nostra reciprocità amorevole, costruire “un’altra idea di mondo”.
Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia
da Il Fatto Quotidiano del 29 dicembre 2025
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