Il tema del cuneo fiscale rappresenta oggi uno snodo centrale delle politiche del lavoro e della coesione sociale. In Italia, la distanza tra il costo complessivo sostenuto dalle imprese e il salario netto percepito dai lavoratori continua a essere eccessiva, penalizzando il reddito disponibile senza produrre un corrispondente beneficio in termini di tutele o servizi.

La CISAL ritiene che la riduzione del cuneo fiscale debba essere considerata una misura strutturale e non episodica. Interventi temporanei o parziali, pur utili nel breve periodo, non sono sufficienti a garantire stabilità salariale né a restituire potere d’acquisto in modo duraturo, soprattutto ai lavoratori con redditi medio-bassi. È necessario agire in modo selettivo, concentrando le risorse sulla componente contributiva e fiscale che incide direttamente sul salario netto, evitando soluzioni che rischiano di indebolire il sistema previdenziale o di trasferire oneri futuri sulle nuove generazioni. In questa prospettiva, ogni intervento sul cuneo deve essere accompagnato da un quadro di sostenibilità finanziaria chiaro e trasparente.

La riduzione del cuneo fiscale deve inoltre integrarsi con il sistema della contrattazione collettiva, senza sostituirsi ad esso. Il salario non può essere affidato esclusivamente a misure fiscali: la leva fiscale deve rafforzare, e non indebolire, il ruolo dei contratti collettivi nazionali e della rappresentanza sindacale.

Per la CISAL, il cuneo fiscale non è solo una questione tecnica, ma uno strumento di equità. Ridurre il divario tra costo del lavoro e retribuzione netta significa valorizzare il lavoro regolare, contrastare il dumping contrattuale e rendere il sistema più giusto e competitivo. Il sindacato confederale continuerà a sostenere una riforma del cuneo fiscale fondata su gradualità, stabilità e concertazione, nella convinzione che solo politiche strutturali e condivise possano rafforzare il lavoro e la coesione sociale del Paese.