di Cristiano Morsolin, da Bogotà
Quali sono le ripercussioni del bombardamento statunitense a Caracas? Attesa per il summit Petro-Trump alla Casa Bianca, già programmato per il prossimo 3 febbraio.
“Non sapevamo quale azione militare fosse prevista, solo che ce n’era una in corso. Trump mi ha appena detto durante la telefonata che stava pensando di fare “cose cattive” in Colombia. Il messaggio era che stavano preparando qualcosa, pianificandola: un’operazione militare a Bogotà”.
Il presidente progressista Gustavo Petro (2022-2026) tiene con il fiato sospeso la platea di 50.000 persone riunite nella piazza centrale dedicata al libertador, Simon Bolivar.
Siamo a Bogotà, serata piovosa del mercoledi 7 gennaio 2026: ci sono le maestre del sindacato Fecode, i difensori dei diritti umani della piattaforma di 500 ong coordinate nella Plataforma Colombiana de Derechos Humanos, Democracia y Desarrollo, campesinos, studenti, lavoratrici informali del mercato ortofrutticolo di Corabastos.
“La pace non può essere mera retorica e un ordine occulto di attaccare. Quando l’aggressione militare si maschera con il linguaggio della “liberazione”, sono le persone a finire nei cimiteri”, mi spiega Aida Quilque, lider indigena nasa del CRIC (e senatrice) nel Cauca, oggi scenario della guerra del narcotraffico dove le guerriglie, dissidenze Farc e ELN, hanno reclutato forzatamente 800 bambini e adolescenti indigeni baby-soldati di questa regione del Sud Colombia, negli ultimi cinque anni.
Aida Quilchè è discepola del padre Alvaro Ulcue, il primo sacerdote cattolico del popolo Nasa, ucciso nel 1984 dai terratenientes (latifondisti) del Cauca per il suo impegno in favore della teologia della liberazione india (che anche Papa Francesco ha citato in un documento sulla inculturazione del Sinodo dell’Amazzonia nel 2019).
Aida Quilque aggiunge: “Come avvertiva Eduardo Galeano, le sue parole rimangono più attuali che mai: “Ogni volta che gli Stati Uniti ‘salvano’ una nazione, la trasformano in un manicomio o in un cimitero”. I bombardamenti e gli atti di aggressione contro il Venezuela rappresentano una minaccia per tutta l’America Latina, dove la sovranità è a rischio a causa della logica dell’ingerenza straniera e della lotta per il petrolio. Questa non è liberazione; è militarismo. Questa non è democrazia; è intimidazione. E l’America Latina non è bottino di guerra”.
Un messaggio per l’America latina
L’azione militare statunitense in Venezuela non è un episodio isolato ma un messaggio sistemico, rivolto all’intera America Latina e in particolare ai governi progressisti, che negli ultimi anni hanno tentato di riaprire spazi di autonomia politica, energetica e diplomatica, come il governo colombiano di Gustavo Petro e la presidente messicana Claudia Sheinbaum.
“Non esiste una razza superiore, né un popolo eletto da Dio. Non sono né gli Stati Uniti né Israele, il popolo eletto da Dio è l’ intera umanità”, disse il presidente Petro nell’intervento all’ONU di New York del 15 settembre 2025, divenuto un leader mondiale per la pace e l’autodeterminazione dei popoli, che nel giugno 2025 ha riunito a Bogotà una trentina di ministri del summit contro il genocidi0 in atto in Palestina.
“Stia attento a non farsi beccare. Il Presidente colombiano Gustavo Petro produce cocaina, la manda negli Stati Uniti, quindi stia attento a non farsi beccare.”. Le “minacce” del Presidente americano Donald Trump nella conferenza stampa del 4 gennaio scorso in Florida dopo il sequestro del Presidente venezuelano Nicolas Maduro (attraverso l’utilizzo di 150 aerei ed elicotteri statunitensi, 200 forze speciali che hanno causato 100 morti) del 3 gennaio scorso, hanno aperto uno scenario di guerra molto preoccupante. Da quel 4 gennaio, ogni notte un elicottero militare colombiano sorvola costantemente l’ambasciata USA a Bogotà, che è la sede del Dipartimento statunitense Antidroga DEA più grande di tutta l’America Latina. Vivo nel quartiere di Teusaquillo e sento costantemente questi voli notturni a bassa quota.
Il presidente Petro, 65 anni, si sentiva in pericolo a causa delle allusioni di Donald Trump, che lo ha definito “tossicodipendente, violento, narcotrafficante e prestanome di Maduro”. Lo ha inserito nella lista Clinton e gli ha revocato il visto.
Ora c’è molta attesa per il summit Petro-Trump alla Casa Bianca, già programmato per il prossimo 3 febbraio.
Il commento dell’arcivescovo Dario Monsalve
“L’intervento imperialista sul Venezuela fa a pezzi il concetto di sovranità nazionale e apre il cammino terribile del conflitto multipolare”: mi ha commentato l’arcivescovo Dario Monsalve, scelto da Petro nel dialogo governativo con la guerriglia dell’ Esercito di Liberazione Nazionale ELN (famosa per il sacerdote-guerrigliero Camillo Torres).
Per l’Incontro dei Movimenti Popolari con il Papa, si tratta di “un’aggressione che attenta non solo a un territorio, ma alla dignità di un’intera regione”. “I movimenti popolari del Venezuela”, si legge nel comunicato della rete, che ha celebrato il suo pellegrinaggio giubilare a Roma dal 21 al 24 ottobre 2025, “sono stati protagonisti fondamentali dei nostri Incontri Mondiali. Sono compagni che ci hanno insegnato con l’esempio, promuovendo modelli di politica pubblica costruiti dal basso, garantendo casa e lavoro ai poveri. Hanno sempre sostenuto la pace, la solidarietà e l’autonomia. Attaccare la loro sovranità significa attaccare la possibilità dei popoli di decidere del proprio destino“: è un messaggio molto potente rivolto al Papa Prevost e alla geopolitica globale di questa rete iniziata nel 2014 con Papa Francesco con un centinaio di movimenti popolari e con leader sociali come l’argentino dei sindacati cartoneros Juan Grabois e il dirigente dei senza terra brasiliani Joao Stedile del Mst, che ci ha accompagnato alll’Arena di Verona del 18 maggio 2024 nel primo incontro dei movimenti popolari italiani con Papa Francesco (motivo per il quale ho lavorato tre mesi in Italia).
Conclusione
Dal 2005 lavoro con il Venezuela e più recentemente accompagno il progetto “Frontiere Solidali” delll’associazione Creciendo Unidos a Bogota, Cucuta, Barquisimeto e Caracas (nella partnership con l’associazione “NATsPER” di Treviso) e un progetto di assistenza umanitaria per famiglie migranti venezuelane nei barrios SantaFe e Teusaquillo con la comunita’ Sant’Egidio e la Scuola Viaggiante.
Da questa prospettiva, vari mass-media internazionali mi stanno chiedendo vari reportage nel ponte tra Bogotà e Caracas (leggi: https://diversidadenmovimiento.wordpress.com/). Concludo con le parole di Alejandra Laprea, cineasta e lider sociale de “La Araña Feminista” a Caracas: “Ho dovuto spiegare a mio figlio di nove anni come fare quando ci sono sparatorie o se stanno incendiando la scuola a Caracas. Ora il movimento delle donne sta marciando in varie città del Venezuela per affermare il socialismo femminista e l’urgenza di rispettare l’autodeterminazione dei popoli, liberi dal neocolonialismo statunitense”.