di Stefano Amoroso
L’ anno nuovo si è aperto con il clamoroso blitz delle forze speciali statunitensi in Venezuela, che ha portato alla cattura del dittatore Maduro. Subito dopo il blitz di Caracas, Trump ha rilanciato sulla Groenlandia, che è un territorio autonomo del Regno di Danimarca. Il tycoon ha dichiarato di volerla prendere, anche a costo di scatenare una guerra e la rottura con il resto della Nato, perché l’isola è fondamentale per la sicurezza nazionale americana. I media di tutto il mondo parlano di Venezuela e Groenlandia, di cui ormai conosciamo tutto. Ma come hanno reagito le opinioni pubbliche di mezzo mondo, ed in particolare quella italiana, a questi fatti? Partiamo dagli Stati Uniti: il Presidente Trump ci aveva già abituati al suo atteggiamento anticonvenzionale, muscolare, diretto e nazionalista; tuttavia, averlo sentito dichiarare apertamente che lui non riconosce i limiti posti dal diritto internazionale e che il suo unico limite è la sua moralità, fa impressione: infatti mai nessun leader democratico si era spinto fino a questo punto. L’opinione di molti statunitensi è che il Paese vada scivolando sempre più verso l’autocrazia e l’abolizione dei diritti personali. E certamente fa specie vedere le strade delle medie e grandi città statunitensi invase da soldati e milizie paramilitari per lottare contro fantomatici nemici interni: dagli immigrati clandestini ai narcotrafficanti, dalla criminalità di strada ai terroristi interni, la lista dei nemici dell’America, secondo Trump ed i suoi, è lunga e pericolosa. Il risultato è che la tensione si taglia col coltello, specialmente dopo i recenti fatti di Minneapolis e l’opinione pubblica statunitense è molto polarizzata. In queste condizioni, dicono tutti gli analisti, difficilmente la politica estera di Trump potrà portare benefici in termini di consenso. Quella che, invece, non è polarizzata, è l’opinione pubblica mondiale: quasi tutti, infatti, condannano le azioni di Trump e rispediscono al mittente le minacce ricevute. In America Latina non c’è praticamente nessun Paese (tranne l’Argentina di Milei, che ha ricevuto un mega prestito proprio dagli Usa) che approvi le azioni di Trump. In particolare, sia la Colombia che il Brasile, vicini di casa del Venezuela, si sono rifiutati di partecipare alle azioni contro il Paese caraibico e di ospitare truppe statunitensi sul proprio territorio. In questo modo i comandi a stelle e strisce hanno solo due opzioni: invadere il Paese, rischiando di ripetere i recenti disastri compiuti in Iraq ed Afghanistan (l’opinione pubblica venezuelana, infatti, è fortemente contraria agli Usa), o limitarsi a condurre azioni da remoto. Tuttavia, senza una quinta colonna sul terreno, questi tentativi saranno vani ed infruttuosi. In Europa, se inizialmente c’era cautela nel condannare il blitz trumpiano, le recenti minacce nei confronti della Groenlandia, che è parte integrante della Danimarca, hanno fatto rivoltare l’opinione pubblica che è ormai compattamente antiamericana. Ed uno dei Paesi maggiormente antiamericani, in questa fase, è l’Italia. La Groenlandia, infatti, pur non essendo parte della Ue, è associata a questa unione. Inoltre, come parte del Regno di Danimarca, è membro della Nato a tutti gli effetti. Di conseguenza, qualsiasi azione di forza statunitense contro l’isola artica si tradurrebbe a tutti gli effetti in un’azione ostile nei confronti della Nato, con conseguenze facilmente prevedibili. Nel resto del mondo, i canadesi e gli australiani sono quanto mai lontani dagli Stati Uniti e solidali con l’Europa ed il Venezuela. Idem dicasi per tutte le medie e grandi potenze asiatiche, dal Giappone all’India, dalla Cina alla Corea del Sud e l’Indonesia. L’Unione Africana, memore della sua storica lotta contro il colonialismo, che è inserita anche nel proprio statuto, ha già condannato le azioni muscolari trumpiane. La Russia, storico alleato di Caracas, alterna rabbia a sarcasmo, quest’ultimo riservato soprattutto al presunto doppio standard morale europeo, che condanna l’aggressione russa in Ucraina ma non fa lo stesso con l’aggressione statunitense del Venezuela. Uno dei pochi Paesi che invece ha lodato la Presidenza Usa per l’azione condotta in Venezuela (ma tace sulle minacce all’Europa per la Groenlandia) è Israele. Ma questo si può comprendere facilmente. Di conseguenza gli Usa sono al momento abbastanza isolati. I fatti delle prossime settimane ci sveleranno quanto siano determinati, a Washington, ad andare avanti su questa strada che destabilizza il mondo intero e serve solo a ledere gli stessi interessi statunitensi nel mondo.