Le Majare siciliane: tra erbe, riti e rispetto

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“Una majara non deve operare più di due volte al mese, una se il sortilegio è stato potente. Quando una majara si stanca anche la sua magia si stanca” (cit. Anonimo)

In Sicilia c’è una parola che sembra uscita da una notte di vento caldo: Majare.

Non è solo “strega”. È molto di più. È memoria popolare. È cura. È paura. È fiducia.

E sì: è una di quelle storie che, se le ascolti bene, raccontano anche noi.

Chi erano, davvero, le majare

Le majare erano donne che conoscevano cantilene, sortilegi, ma soprattutto erbe, foglie, tisane, ricette antiche.

Le “majare” discendevano dalle antiche “Herbariae”, le prime donne medico del popolo, esperte conoscitrici della Natura, dei poteri di erbe…
Gente che sapeva “leggere” il corpo e la terra.

Nella tradizione siciliana non sono per forza figure legate al male.
Non servono il demonio.
Non vivono di oscurità.

Sono donne con una conoscenza concreta, pratica, tramandata.
E con una personalità forte, capace di calmare, convincere, sostenere.
A volte bastava questo, per far respirare una famiglia intera.

Perché la gente andava da loro

Perché mancava tutto.
E quando mancano i medici, le medicine, i soldi… restano le mani, le piante, le parole.

Le majare aiutavano contro:

  • mali del corpo
  • stanchezza “che ti spegne”
  • fatture e malocchio
  • paure che non sai spiegare

E spesso venivano pagate in natura.
Frutti della terra. Cibo. Piccoli doni. Quello che si poteva.

Una tradizione tutta femminile

Qui arriva la parte più affascinante: le majare erano un mondo di donne.

Non diventavi majara perché lo dicevi tu.
Dovevi essere accolta dalle più esperte: le “madrine”.
E dovevi passare un’investitura precisa, con regole rigide.

Poteva avvenire solo in due notti simboliche:

  • Notte di San Giovanni (24 giugno), tre giorni dopo il solstizio d’estate
  • Notte di Natale (24 dicembre), tre giorni dopo il solstizio d’inverno

Due soglie.
Due passaggi.
Due momenti in cui la gente sente che il mondo “si apre”.

Rispetto, ricompensa, timore

Non era un mestiere “per lucro”.
Ma la comunità ricambiava. E soprattutto riconosceva un ruolo.

Perché una majara, nel bene e nel male, aveva potere.
E il potere, nei paesi, è sempre una faccenda delicata.

“Le majare sono donne benedette, donne maledette, sono maghe e streghe. Sono rispettate e difese ma anche temute per i possibili malocchi che possono mandare” (cit. Anonimo)

La domanda che resta

Le majare fanno parte di un’epoca passata… o vivono ancora, sotto altri nomi?
Erborista. Guaritrice. Donna “che ne sa”.
Nonna che ti cura con una tisana e una frase secca, e tu guarisci già a metà.

Dimmi la tua nei commenti:

  1. Da te come si chiamavano queste figure?
  2. Hai mai sentito una storia di majare, fatture o malocchio in famiglia?
  3. Secondo te erano più cura… o più paura?

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