Le Streghe della Notte: il volo del coraggio tra le stelle
La nascita del reggimento
Nel 1941, dopo l’invasione nazista, l’Unione Sovietica vide nascere un esperimento unico nella storia: un reggimento interamente femminile, poi definito “Le Streghe della Notte”.
La mente fu Marina Raskova, celebre aviatrice sovietica, che convinse Stalin a creare tre reparti femminili. Tra questi, il più noto: il 588º Reggimento Bombardamento Notturno.
Comandato da Yevdokiya Bershanskaya, raccoglieva ragazze dai 17 ai 25 anni. Molte erano studentesse o cameriere, trasformate in piloti e navigatrici in pochi mesi di addestramento.
I fragili Polikarpov Po-2
Le “Streghe” volavano su macchine apparentemente ridicole: i Polikarpov Po-2, biplani di legno e tela, senza cabina chiusa, armati solo di bombe leggere da 50 kg.
Non avevano radio, né paracaduti. Il freddo era insopportabile: volavano a 3000 metri, con temperature sotto i -30°.
Eppure, proprio grazie alla loro lentezza, riuscivano a compiere manovre impossibili per i caccia tedeschi. Quando spegnevano i motori e planavano in silenzio, il fruscio delle ali ricordava alle sentinelle nemiche il rumore di una scopa: da qui il soprannome di Nachthexen, “Streghe della Notte”.
I numeri che raccontano la leggenda
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Missioni totali: oltre 23.000 sortite tra il 1942 e il 1945.
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Bombe sganciate: circa 3.000 tonnellate di esplosivo.
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Medaglie: 23 donne furono insignite del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.
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Missioni notturne medie: fino a 8-12 per notte, contro le 2-3 tipiche dei reggimenti maschili.
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Velocità del Po-2: 150 km/h. Talmente lento che i caccia tedeschi spesso lo superavano senza riuscire a colpirlo.
Un dato impressionante: il 588º fu uno dei pochi reparti aerei sovietici a mantenere l’attività costante fino alla fine della guerra, con un tasso di operatività e resistenza che superava la media di molti reggimenti maschili.
Aneddoti che fanno la storia
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Le pilote usavano mappe disegnate a mano e bussole scolastiche: non avevano strumenti moderni.
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Per risparmiare peso, spesso volavano senza paracadute. “O tornavamo a casa o morivamo in volo.”
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In una notte, tre giovani aviatici completarono 18 missioni consecutive, dormendo appena mezz’ora tra un decollo e l’altro.
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Alcune, pur abbattute, continuarono a combattere fino all’ultimo colpo di pistola, come Nadezhda Popova, che sopravvisse a incidenti e cadute multiple, diventando un simbolo del reggimento.
Eredità di fuoco e vento
Le “Streghe della Notte” non furono mai dimenticate.
Dimostrarono che il coraggio non ha genere e che la guerra, pur nella sua atrocità, può trasformare fragili studentesse in leggende del cielo.
Volavano con il gelo sulla pelle e il fuoco negli occhi.
Non erano streghe.
Erano donne che avevano imparato a trasformare la notte in arma.
E tu?
Conoscevi già la storia delle Streghe della Notte?
Ti sorprende che un reggimento femminile abbia compiuto più missioni di molti reparti maschili?
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