MPMI, sostenibilità e rischio d’impresa: il primo studio dell’Osservatorio LAMP fotografa un sistema resiliente ma ancora fragile

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Le micro, piccole e medie imprese italiane mostrano una crescente attenzione verso i temi della sostenibilità e dell’innovazione, ma restano ancora fragili sul piano della governance, della prevenzione della crisi d’impresa e della capacità di trasformare la consapevolezza in azioni strutturate. È quanto emerge dal primo studio dell’Osservatorio LAMP di Federterziario, presentato oggi presso l’Universitas Mercatorum di Roma e in collegamento streaming.

L’indagine evidenzia che circa due terzi delle imprese considerano la sostenibilità un valore guida, ma solo una quota inferiore al 9 per cento ha redatto una rendicontazione formale degli impatti ambientali, sociali ed economici, con un divario di oltre quaranta punti percentuali tra intenzioni dichiarate e pratiche operative. Ancora più marcata la debolezza sul piano della governance: il 92,6 per cento delle imprese non ha attivato sistemi di remunerazione legati al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità e oltre la metà degli imprenditori, il 54,4 per cento, non conosce l’esistenza del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, strumento centrale per l’adozione di adeguati assetti organizzativi e per l’emersione tempestiva delle difficoltà aziendali.

I risultati emersi dal primo studio dell’Osservatorio LAMP restituiscono dunque una fotografia di un tessuto produttivo dinamico ma ancora esposto a vulnerabilità strutturali, con imprese fortemente radicate nei territori, prevalentemente a conduzione familiare e con una dimensione ridotta, che faticano ad accedere a strumenti avanzati di pianificazione, finanza e controllo, pur dimostrando una crescente sensibilità verso la transizione energetica e digitale.

“Questo studio – ha dichiarato Nicola Patrizi, Presidente di Federterziario – conferma la straordinaria capacità di adattamento delle nostre micro e piccole imprese, ma evidenzia anche la necessità di rafforzare strumenti di accompagnamento, formazione e semplificazione. La sostenibilità non è più un tema accessorio: è una condizione per restare sul mercato, soprattutto in un contesto geopolitico molto complesso, come quello attuale”.

E dell’importanza della sostenibilità, intesa non soltanto in senso ambientale, ma soprattutto sociale, ha parlato anche il rettore dell’Universitas Mercatorum, Giovanni Cannata, che ha posto l’accento sulla crisi d’impresa che, ha sottolineato, “non è sempre una cosa negativa. Spesso può rappresentare la spinta verso l’innovazione e la ricerca di nuove soluzioni”.

“Questo primo rapporto – ha spiegato il professor Gianpaolo Basile, Presidente dell’Osservatorio LAMP – restituisce una fotografia realistica delle micro e piccole imprese italiane: imprese vitali, radicate nei territori, capaci di cogliere l’importanza della sostenibilità e dell’innovazione, ma ancora carenti sul piano della strutturazione manageriale e della governance. Il dato più rilevante è il forte scarto tra la percezione della sostenibilità come valore strategico e la sua effettiva traduzione in strumenti di misurazione, pianificazione e controllo. È qui che si gioca la vera sfida dei prossimi anni: accompagnare le MPMI nella costruzione di competenze, modelli organizzativi e strumenti concreti che consentano di trasformare l’intuizione imprenditoriale in una crescita stabile, resiliente e orientata al lungo periodo. L’Osservatorio nasce proprio per offrire un supporto scientifico e operativo a questo percorso, mettendo in dialogo università, imprese e istituzioni”.

Nel corso della mattinata hanno portato il proprio contributo, tra gli altri, anche Maria Palazzo ed Enrico Tezza sui temi della sostenibilità, Andrea Presciutti e Paola De Pascalis sull’area ambientale, Roberto Ranucci e Antonio Ambrosio sulla crisi d’impresa, Valentina Aniballi ed Emanuela D’Aversa sui rapporti di lavoro, Gianpaolo Basile e Giuseppe Mallardo sull’innovazione tecnologica e sulla cultura collaborativa d’impresa.

Dallo studio emerge che il profilo delle imprese partecipanti è caratterizzato per il 45 per cento da realtà con meno di cinque dipendenti, con fatturati inferiori a 500 mila euro e una forte concentrazione nei servizi e nel commercio, con il 72,1 per cento a conduzione familiare e una gestione ancora fortemente accentrata sull’imprenditore nel 55,9 per cento dei casi. Il 60 per cento delle imprese dichiara di non aver beneficiato di incentivi nella fase di avvio e il 91,2 per cento ha finanziato la nascita dell’attività prevalentemente con capitale proprio, mentre tra le principali difficoltà emergono la burocrazia, l’accesso al credito e la reperibilità di personale qualificato.

Sul fronte ambientale oltre il 70 per cento delle imprese adotta la raccolta differenziata e il 68 per cento utilizza materiali riciclati, ma le pratiche più avanzate risultano ancora marginali, con solo il 28,8 per cento impegnato in iniziative di economia circolare, il 27,3 per cento in piani di mobilità sostenibile e appena il 14 per cento nel riutilizzo delle acque. Solo il 20 per cento misura in modo strutturato le emissioni di CO2 e appena l’8 per cento dichiara di aver adottato la tassonomia europea delle attività sostenibili, evidenziando una scarsa preparazione rispetto alle future richieste normative.

In tema di transizione energetica, il 16 per cento delle imprese ha installato infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, spesso integrate con impianti da fonti rinnovabili o sistemi di elettrificazione, mentre oltre il 40 per cento delle imprese con meno di 49 addetti non ha mai cambiato fornitore di energia o contratto negli ultimi anni, nonostante la forte volatilità dei prezzi.

Sul piano della sostenibilità organizzativa, il 53 per cento attribuisce alla sostenibilità un valore elevato, ma meno di otto imprese su cento producono un report strutturato e solo il 3 per cento utilizza standard internazionali riconosciuti come GRI o B-Corp, con una diffusa confusione tra certificazioni di qualità e rendicontazione ESG.

Il vantaggio più percepito resta quello reputazionale, indicato da quasi il 65 per cento delle imprese, seguito dal risparmio energetico, mentre l’accesso al credito sostenibile e la riduzione dei rischi risultano ancora sottovalutati. Sul fronte sociale, oltre l’80 per cento delle imprese ha implementato sistemi di salute e sicurezza, ma restano marginali le iniziative di welfare evoluto e le collaborazioni strutturate con il territorio e il sistema formativo.

Nel complesso il quadro che emerge è quello di una sostenibilità ancora prevalentemente “aspirazionale”, con un forte gap tra consapevolezza e capacità operativa, che rende necessario un rafforzamento delle politiche di accompagnamento, formazione e semplificazione.

Coordonnées
Piera Vincenti
p.vincenti@viewpointstrategy.it
Communiqué de presse inséré par:
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