di Nautilus
Scambiarsi gli auguri di buon anno è uno dei riti propiziatori più innocenti e più umani che esistano in ogni angolo della Terra. Sperare non costa nulla e talora ci si azzecca pure. Stavolta si prepara un anno che, senza retorica, può essere definito spartiacque: se la corrente va da una parte anziché dall’altra, non ne soffrirà il nostro gusto “estetico” o la nostra passione politica. No, stavolta le due correnti possono cambiare le nostre vite. In peggio. O in meglio. Prendiamo l’Italia. Il 2026 sarà l’anno decisivo per capire se la destra al governo resterà per altri cinque anni o se sia destinata ad entrare in crisi. La posta in gioco non è ancora chiara a tutti: un bis della destra, spinta dal voto popolare, renderà quei leader assai più sbrigliati e più arroganti di quanto lo siano oggi. Negli ultimi quattro anni, al netto di tanta retorica sul “fascismo”, il centro-destra ha governato nel segno della conservazione purissima. Conservazione della dottrina europea sul rigore di bilancio e conservazione in politica estera e dunque appoggio alla resistenza ucraina ed equidistanza in Medio Oriente. Ma continuità anche nelle scelte conservative di politica economica, immobilistiche ma sopportabili finché c’era il Pnrr, ma pericolosissime nell’affrontare il mare aperto e burrascoso che si muove alle nostre frontiere. Un governo conservatore, che rinvia le necessarie scelte di politica economica e sociale col mondo in tumulto, accentuerebbe il declino italiano. Il 2026 dirà se le o posizioni saranno in grado di preparare un contrasto efficace nel segno di una sinistra di governo e non demagogica, populista e spontaneista come quella prevalente oggi. Perché se la destra vincerà ancora, la vita dell’italiano medio non galleggerà come è accaduto finora, ma rischia di scivolare in un declino serio. Il 2026 sarà anche un anno decisivo per capire se si ripeterà, m gari peggiorato, l’anno degli autocrati prepotenti. I Putin, i Trump, i Netanyahu. Perché nelle cose del mondo vale una regola: la prepotenza e la violenza sono contagiose. Ma lo è anche lo spirito di pace. Se si afferma dove prima c’era la guerra, spiazza tutti gli altri guerrafondai. La partita è aperta.