UNA GIUSTA SEPARAZIONE - Partito Socialista Italiano

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di Giada Fazzalari, Bobo Craxi

Servono buoni argomenti se si vuole affrontare un dialogo pubblico mentre ci avviciniamo al Referendum sulla separazione delle carriere dei giudici. Materia complessa per la quale tuttavia argomenti semplici possono sottrarci all’enfasi retorica e propagandistica di chi, in difesa dello status quo e di un potere inamovibile dello Stato, ritiene che la Giustizia, la Costituzione, le libertà civili, la democrazia siano messe in pericolo da questa legge. Una legge promossa da un Governo che rappresenta una parte ideologica di distanza siderale rispetto a quella di una sinistra moderna, ma che non per questo ci impedisce di pensare di essere dinnanzi ad una riforma in perfetta coerenza con il Codice promosso dal Ministro socialista Vassalli, che si rende necessario, come hanno dichiarato diversi magistrati oggi a sostegno del NO, ma che un tempo erano fautori della separazione delle carriere. Come sosteniamo da tempo, questo referendum è una prova di maturità del sistema politico ed istituzionale: costringe tutte le forze politiche a dare un contributo al dibattito e impone ai cittadini e agli operatori della giustizia di misurarsi con principi e non soltanto con gli slogan. Dare un contributo al dibattito, però, significa entrare nel merito, fugare le preoccupazioni alimentate da propagande tanto assordanti quanto zoppicanti per l’eccessiva furia demolitrice. Il Psi ha assunto una posizione chiara ed ha insediato un Comitato che assieme ad altri democratici, progressisti, liberali, radicali, socialisti promuoverà le ragioni del SÍ senza partecipare a crociate ideologiche, dispute partitiche ma assumendo posizioni reali. La riforma non riduce il potere del PM, che continuerà ad indagare su chiunque commetta un reato, e non elimina l’obbligatorietà dell’azione penale. L’art.111 della Costituzione è chiaro: indica la necessaria parità fra accusa e difesa all’interno del processo e l’imparzialità e terzietà del Giudice, oggi non garantita dalla peculiarità tutta italiana della carriera unificata di Pm e giudici, di fatto colleghi di corrente che partecipano ad un corpo unico governato da un consiglio che decide, valuta e stabilisce le carriere di entrambi, in una confusione di ruoli. Una situazione che ha aperto la strada a degenerazioni di ogni sorta. Comprendiamo la foga di molti propagandisti improvvisati ma l’indipendenza e l’autonomia della magistratura continueranno ad essere garantite dall’art. 104 della Costituzione. Nessun governo, di qualsiasi colore politico, potrà sottomettere i giudici al proprio volere. Chi sostiene il contrario ignora, o finge di ignorare, il dettato costituzionale. Ci avviciniamo ad una campagna referendaria, fatta di incontri, iniziative che puntano al merito delle questioni; vediamo tutte le insidie che si nascondono dietro a molti pronunciamenti di militanti e esponenti socialisti contrari, per ragioni di ordine politico generale, alla approvazione di un disegno di legge promosso da questo governo. Comprensibile, ma la posizione scomoda politicamente non può farci arretrare di un millimetro circa le nostre convinzioni democratiche della necessità di adeguare il nostro sistema giudiziario a quello delle grandi nazioni europee. Non perdiamo di vista l’obiettivo generale di una Giustizia Giusta adatta ai tempi, ispirata dalla più nobile tradizione giuridica del socialismo e di tutto il pensiero progressista Italiano.

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