Con Marco Franzoso alla scoperta de La lezione | Libri Mondadori

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Un thriller di quelli che ti attaccano alla pagina e ti tengono lì, incollato fino alla fine. Questo volevo scrivere.

Durante questi ultimi due anni, visto ciò che è successo a tutti noi, ho letto soprattutto romanzi ricchi di azione e di colpi di scena. La letteratura è stata forse la mia più grande compagna di strada, l'aiuto più prezioso per affrontare la vita, e così mi sono detto, perché non provarci? Perché non scriverne uno? Perché non affrontare un romanzo come non avevo mai fatto prima, costruendo personaggi e una trama che avvinghiassero me stesso prima ancora che il lettore?

Walder ed Elisabetta mi sono venuti in aiuto. Anzi, hanno fatto tutto loro, dopo che li ho pensati in un caldo pomeriggio del primo lockdown. Mi è bastato ascoltarli, seguirli stalkerizzarli. Avevo voglia di uscire all'aria aperta, e loro mi hanno condotto con irruenza fuori. Non fisicamente, certo, nessuno poteva, ricordate? Ma almeno seguendo il sogno dei loro desideri. E' questo che fanno i buoni romanzi, no? E io li ho seguiti.

Mi si sono presentati come due opposti, una giovane avvocato alle prime armi, una vita normale, anzi la voglia di una vita normale, un lavoro normale, una relazione di coppia normale. E poi il suo contrario, l'opposizione, il mondo, la vita con le sue regole, i suoi impedimenti quotidiani, i suoi blocchi. Troppo spesso il freno alle nostre ambizioni e al tentativo di essere ciò che vogliamo e meritiamo di essere.

In un istante mi è apparso lui, magicamente seduttivo. Eccolo mi sono detto, ecco Walder, l'anima oscura di ciascuno di noi, il nemico da cui difendersi, l'ombra che abita minacciosamente il mondo ma talvolta alberga anche in fondo ai nostri cuori.

Non l'ho cercato. Ho cercato Elisabetta, la mia giovane avvocatessa, ma non Walder. Anzi, forse l'ho evitato fin che ho potuto. Ma poi mi si è imposto, con la stessa forza nascosta con cui è entrato nella vita di Elisabetta. Non potevo farci niente, restava solo da raccontarlo.

Da quel momento ho smesso di pensare e ho iniziato a scrivere. Non ho potuto resistere. Il libro si è costruito giorno dopo giorno davanti a me con irruenza, con una forza sconosciuta fino a quel momento. Dovevo raccontare i due protagonisti e quella specie di balletto che aveva tutte le sembianze di una battaglia che li stava coinvolgendo.

Si sono conosciuti, si sono incontrati, si sono parlati. Si sono affrontati in un corpo a corpo che pareva non concedere vie d'uscita.
Sembravano opposti, ma hanno scoperto che qualcosa di sconosciuto li attraeva e li accomunava. La vittima e il suo stalker. Giorno dopo giorno, incontro dopo incontro, inseguimento dopo fuga.

Infine si sono trovati rinchiusi in una stanza, loro due, soli. La donna normale, la nostra vicina di casa, la nostra ex compagna di scuola, e l'uomo violento, l'emarginato sociale, lo psicopatico. Il mostro. Bene, mi sono detto a quel punto. E adesso? E ora che i due sono lì dentro che succede?
Non lo sapevo ancora. Non è restato che lasciare gli ormeggi e affidarmi a loro, ai miei personaggi. Perché se sono ben costruiti, se sono credibili, se sono solidi, è così che succede. Il lavoro vero lo fanno loro.

Stagli addosso, mi ripetevo, sorprendi te stesso se vuoi sorprendere il lettore. Così ho fatto, e ho lasciato che fossero loro a indicarmi ogni volta la strada, e a mostrarmi come si poteva
uscire da quella stanza.

Anzi, prima di tutto "se" si poteva uscire. O almeno se uno dei due ne sarebbe uscito più o meno vivo. Ma queste sono le uniche risposte che non posso svelare, perché se La lezione è un thriller, che lo sia fino alla fine, fino all'ultima pagina. Fino all'ultimo respiro.

A me, in quei giorni di lockdown che a guardarli ora sembrano tanto lontani, scrivendolo, comunque, hanno portato fuori dalla mia stanza.

Ma non so se lo faranno anche con voi. Io vi ho avvisato. Non resta che entrare in quella stanza, per scoprirlo.

Marco Franzoso


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Redazione Libri Mondadori