Falconara Marittima si è ritrovata per ricordare Roberto Frullini, ma soprattutto per riconoscersi nella responsabilità che la sua vita ha generato. Non una commemorazione formale, bensì un momento collettivo in cui memoria e impegno si sono intrecciati, restituendo il senso di un’eredità viva.
Ad aprire la mattinata è stata il Sindaco di Falconara Marittima, Stefania Signorini, che ha accolto la comunità nel Centro Pergoli. Il suo ricordo di Roberto non nasce dal ruolo istituzionale, ma da una conoscenza che affonda le radici molti anni e tutt’ora richiama ad una visione che continua a orientare le scelte della città. In questo orizzonte si collocano due progetti annunciati per Falconara: l’apertura di una casa dedicata a giovani con disabilità, pensata per favorire percorsi di vita autonoma oltre la dipendenza esclusiva dalla famiglia di origine, e la nascita di un laboratorio di cucina come spazio di competenze, relazione e dignità. Segni concreti di un seme che continua a generare possibilità.
Tra gli interventi più intensi, quello dello Chef Mauro Uliassi, che ha restituito un ritratto intimo dell’amico Roberto. Non un ricordo celebrativo, ma il racconto di un incontro capace di cambiare uno sguardo. Roberto, ha spiegato, gli ha insegnato una nuova idea di normalità dentro la straordinarietà del limite imposto dalla malattia: una normalità fatta di rigore, desiderio e rifiuto di ogni abbassamento delle aspettative. Nel lavoro sulla disfagia, la sfida non è stata solo tecnica, ma culturale: superare l’idea che la fragilità debba accontentarsi. Roberto non chiedeva un cibo “adattato”, ma cibo buono. Perché il gusto non è un dettaglio, è una forma di presenza al mondo. Uliassi ha evocato la madeleine di Marcel Proust, ricordando come un sapore possa riaprire il tempo e restituire interezza alla persona. Il piacere, in questa prospettiva, diventa affermazione radicale di dignità.
La dimensione civile e politica dell’impegno di Roberto è stata richiamata da Stefano Granata, Presidente Confcooperative Federsolidarietà che ne ha sottolineato la coerenza – quella “schiena dritta” capace di abitare le relazioni senza arretrare rispetto a ciò che è giusto. L’inclusione, per Roberto, non era uno slogan, ma un sistema da costruire: imprese, cooperative, organizzazioni capaci di generare lavoro vero, non come protezione ma come appartenenza. Granata ha ricordato come le condizioni di partenza siano diverse e come la giustizia consista nel garantire pari dignità, evitando che le differenze si trasformino in esclusione. In questa visione si inserisce anche la scelta simbolica di dedicare la prossima assemblea di Confcooperative al film Oltre il giardino, omaggio diretto all’invito di Roberto a guardare oltre ciò che appare.
A chiudere la prima tavola rotonda è stato Alberto Fontana, Segretario Centri Clinici NeMO, che ha riportato il senso della giornata a una parola chiave: responsabilità. Ricordare Roberto significa riconoscersi parte di ciò che la sua vita ha reso possibile. Il riferimento al lungo percorso che ha portato alla nascita del Centro Clinico NeMO di Ancona – dodici anni di lavoro e dialogo con le istituzioni – ha restituito la misura di una determinazione collettiva sintetizzata in una frase che li ha accompagnati: “Non ci stancheranno mai. Prima o poi ci ascolteranno”. Nel suo intervento, Fontana ha rivolto anche un appello alla Sindaca affinché la città possa dedicare una strada a Roberto Frullini: non un gesto simbolico, ma un segno civile che renda quotidiana la memoria di un impegno diventato patrimonio collettivo.
A portare il saluto conclusivo è stata Michela Grande, Consiglio Direttivo UILDM Nazionale, che ha richiamato la metafora del vento contrario come prova di un cammino che avanza. La comunità si è espressa anche attraverso Simone Giangiacomi, per la UILDM di Ancona, che ha letto un passaggio del libro dedicato a Roberto, restituendo il valore della “casa” come luogo generativo di relazioni e futuro. Un messaggio radicale resta attuale: non permettere mai che la malattia diventi l’unico criterio di definizione della propria identità.
Per AISLA è intervenuta Marisa Trobbiani, riportando la memoria ai primi anni della costruzione della sezione marchigiana, quando la visione era ancora fragile. La determinazione di Roberto non negava la fragilità, ma la attraversava con lucidità. La cura, è stato ricordato, non si esaurisce nella risposta tecnica o sanitaria, ma vive nella continuità delle relazioni.
Sonia Brunetti, per la Fondazione Paladini, ha ricordato il percorso che ha portato alla nascita del Centro Clinico NeMO di Ancona: passi avanti e arretramenti, difficoltà e perseveranza. Ogni mattina, passando davanti alla targa che porta il suo nome, ritrova il senso di quell’impegno condiviso.
La proiezione della clip dedicata alle “persone speciali” ha suggellato la mattinata: un mosaico di voci e immagini, fotografie inedite, frammenti di vita che raccontavano Roberto sempre dentro le relazioni, mai isolato. Non un racconto nostalgico, ma una domanda rivolta al presente: quale responsabilità concreta ci è stata affidata? Nel silenzio che ha seguito la proiezione si è colta la consapevolezza più autentica: ciò che Roberto ha costruito non appartiene al passato. Vive nelle scelte quotidiane di una comunità che non si limita a custodire la memoria, ma la rende operativa.
A chiudere sono stati Mario e Gabriella, i genitori di Roberto, con parole semplici e attraversate dalla gratitudine. La presenza ampia e partecipe di amici, istituzioni e compagni di strada è apparsa come la prova più concreta di un percorso mai solitario, ma intrecciato a una trama di relazioni capaci di durare nel tempo. Una vita controvento non è il racconto di ciò che è stato, ma la direzione di ciò che continua. E Falconara, oggi, ha scelto di continuare insieme.